Musica | Bolzano Festival

Elim Chan, trionfa il talento femminile

EUYO trionfa a Bolzano guidata dalla giovane direttrice con Maria Dueñas solista al violino.
Immagine: Lucia Rose Buffa

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Il respiro internazionale del Bolzano Festival Bozen è sinonimo non solo di altissima qualità ma anche di magnifiche rivelazioni: così è stato anche giovedì sera, in occasione del primo concerto bolzanino di EUYO, European Union Youth Orchestra. Presenza fissa del cartellone di concerti in città, in molti probabilmente sono accorsi richiamati (giustamente) dal nome di Maria Dueñas, giovanissima violinista con un passato proprio in EUYO ma balzata alla ribalta delle scene internazionali dopo la vittoria al concorso violinistico Yehudi Menuhin nel 2021, a soli diciannove anni. Ora che di anni ne ha 24, ha già alle spalle due incisioni con Deutsche Grammophon, che sul suo talento ha puntato fin da subito.

Se Maria Dueñas era il nome di punta della serata, in molti, me compresa, non avevano mai ascoltato invece Elim Chan, direttrice trentanovenne nata ad Honk Hong: anche per lei le porte dei palcoscenici più prestigiosi si sono aperte dopo la vittoria ad un concorso, il “Donatella Flick”, nel 2014. Prima donna a ottenere l’ambito premio, ha successivamente lavorato a fianco di grandi artisti come Haitink, Dudamel, Gergiev per poi spiccare il volo. A scorrere adesso la sua agenda si rimane impressionati dal livello e varietà di ingaggi: Londra, Los Angeles, Vienna, solo per citare alcune delle città in cui dirigerà prossimamente.

Lucia Rose Buffa

E il talento di entrambe le artiste si è rivelato pienamente nel concerto di giovedì, aperto dal concerto per violino di Brahms: l’inizio era in verità un po' spiazzante, con un Brahms pacato, misurato e molto controllato, risultato sonoro di una gestualità di Chan ridotta e trattenuta, molto suddivisa e minuziosa. L’atmosfera cambiava nettamente con l’ingresso della solista: Maria Dueñas è tutto fuoco e pathos, carica nell’espressività supportata da una tecnica strepitosa. Il contrasto tra i due approcci si è così delineato in un insieme di particolare profondità, in cui l’orchestra incarnava l’idea di un ordine classico e di una struttura bene definita a sostegno della personalità trascinante e temperamentosa della solista. Esecuzione da ricordare, con alcuni elementi di grande preziosità: dopo la cadenza, il delicatissimo rientro dell’orchestra in dialogo pianissimo con la solista montava in una cavalcata quasi schumanniana a conclusione del primo movimento, chiamando un applauso, tentazione irrituale a cui alcuni comprensibilmente non hanno resistito.

Dopo Brahms, la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, pagina che sicuramente in pochi conoscono, per non parlare di un ascolto dal vivo: nei nostri cartelloni Rachmaninov è sicuramente più presente con i suoi virtuosistici concerti per pianoforte e orchestra, e l’occasione di ascoltarne una pagina sinfonica è stata un’occasione preziosa, tanto più che la direzione di Elim Chan ne faceva risaltare le complessa e interessante scrittura. Forse perché libera di gestire lo “strumento” orchestra senza la necessità di ricercare l’equilibrio con la solista, forse per la differente cifra stilistica, Chan è parsa più coinvolta fisicamente, con gesto più ampio e affondi decisi, ben disposta a sfruttare le potenzialità di un organico decisamente più ampio (si è passati da 50 a 70 archi). Impressionante la sua tenuta dell’orchestra e la capacità di gestire lunghi climax, dal pianissimo a esplosioni di fortissimo decise ma controllate. Chan emana autorevolezza e allo stesso tempo una gioia inesauribile di fare musica. Ottima l’orchestra, con archi coesi e fiati impeccabili nelle parti solistiche.

Al termine, nel bis (un commovente Nimrod di Elgar) Elim Chan posa la bacchetta e dirige a “mani nude”, rinunciando a un briciolo di esattezza ma consegnando un’esecuzione di rara intensità e emotività. Segniamoci questo nome e grazie a EUYO per l’entusiasmante scoperta!

EUYO torna il 13 agosto alle 20 al Teatro Comunale: Gustavo Gimeno dirigerà l’orchestra nel Concerto per violoncello di Dvorak (solista Julia Hagen) e nella Sesta Sinfonia di Bruckner.