Musica | Haydn’s Summer

Salieri vs. Mozart

La rivalità tra la figura di sofferta eccellenza e la genialità dai tratti imbarazzanti immortalata dal film di Miloš Forman. La Haydn ripropone il leggendario confronto con la direzione di Stefano Ferrario. L’intervista di SALTO.
Stefano Ferrario: dal 2004 è primo violino solista dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Immagine: FHS

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SALTO: Maestro Ferrario, Mozart è oggi nel comune sentire una figura geniale. Ci può indicare un elemento di questo talento enorme che rende unica una pagina del repertorio che lei dirigerà?

Stefano Ferrario: Nel repertorio di questo tour, un esempio straordinario è l’Adagio in mi maggiore KV 261 per violino e orchestra. La genialità di Mozart qui non sta nella complessità, ma nell’economia dei mezzi espressivi. Con pochissime note, Mozart riesce a creare una tensione emotiva sospesa, quasi ultraterrena. C’è un momento preciso in cui il violino solista entra dopo l’introduzione dell’orchestra: la melodia è di una semplicità disarmante, eppure la scelta degli intervalli e la trasparenza della scrittura orchestrale generano una commozione immediata. Il suo genio sta nella capacità di toccare le corde più profonde dell’anima umana senza mai risultare ridondante.

“Dove Salieri costruisce una struttura impeccabile e rassicurante, Mozart inserisce lo scarto improvviso, l’ambiguità armonica o il cambio di colore che spiazza l’ascoltatore.”

E ci può indicare un elemento di debolezza, frutto di puro mestiere, che caratterizza la musica di Salieri?

Più che di debolezza, parlerei di un’estetica legata rigorosamente al suo tempo. Se ascoltiamo la Sinfonia in re maggiore “La Veneziana” o le arie da Axur, notiamo una maestria tecnica impeccabile, un artigianato musicale di altissimo livello. Tuttavia, per le nostre categorie d’ascolto moderne, il limite di Salieri può risiedere in una certa prevedibilità formale. Salieri rispetta perfettamente le aspettative del pubblico del Settecento, applicando formule e clichés teatrali consolidati. Dove Salieri costruisce una struttura impeccabile e rassicurante, Mozart inserisce lo scarto improvviso, l’ambiguità armonica o il cambio di colore che spiazza l’ascoltatore. È la differenza tra l’eccellente artigiano e l’innovatore visionario.

Stefano Ferrario

Ha ricoperto il ruolo di primo violino di spalla nell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, nell’Arpeggione Kammerorchester di Hohenems, nell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, nei Solisti di Pavia, nell’Orchestra Sinfonica di Udine e nell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. 

Dal 2004 è primo violino solista dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, con cui ha suonato diverse volte come maestro concertatore e come solista.

Crede che Mozart sarà riconosciuto come geniale anche tra 300 anni, mentre la fortuna di Salieri rimarrà minore?

Sì, sono convinto che la distanza tra i due rimarrà invariata. Il motivo è semplice: la musica di Mozart possiede un codice universale e atemporale che parla all’essere umano di ogni epoca, cultura e latitudine. Detto questo, il valore di Salieri non va misurato in costante perdita rispetto a Mozart. La fortuna odierna di Salieri risiede proprio nella riscoperta critica del suo ruolo chiave nella Vienna del Settecento. Non sarà mai popolare come Mozart, ma il pubblico colto continuerà ad apprezzarlo come il pilastro fondamentale della tradizione operistica e sinfonica europea che è stato.

Maria Nazarova: nel programma della Haydn ad interpretare le Arie di Salieri e Mozart è Maria Nazarova, soprano lirico, nata a Dnipro (Ucraina). liliya namisnyk

Se le fosse chiesto un programma analogo dedicato alla musica del nostro tempo, che coppia di autori proporrebbe?

Sarebbe una sfida affascinante. Sceglierei una coppia capace di incarnare due anime diverse ma dialoganti del Novecento e della contemporaneità: Igor Stravinskij e Béla Bartók, oppure, guardando a una sensibilità più vicina a noi, Philip Glass e Arvo Pärt. Come nel caso di Salieri e Mozart, metterei a confronto due visioni del mondo: da un lato l’ossessione ritmica, l’energia teatrale e intellettuale - Stravinskij o Glass-, dall’altro una ricerca quasi spirituale, intima, legata alle radici e alla purezza del suono - Bartók o Pärt. Sarebbe un cortocircuito straordinario per l’Orchestra Haydn.

Ci suggerisce una lettura a riguardo della musica a Vienna del secondo Settecento?

Un testo fondamentale, accessibile ma di grandissimo rigore scientifico, è La musica classica. Il Settecento europeo e la scuola di Vienna di Philip G. Downs (edito da EDT,). È un saggio illuminante perché non si limita ad analizzare le partiture, ma cala i compositori nel loro contesto sociale, politico e produttivo. Fa capire benissimo come Vienna fosse un crocevia culturale unico, dove il “mestiere” di Salieri e il “genio” di Mozart non erano in guerra, ma si alimentavano a vicenda nello stesso ecosistema.

Nel corso o a margine di un suo concerto le è capitato un episodio buffo o tragicamente comico?

Chi fa musica dal vivo impara presto a gestire l’imprevisto. Ricordo un concerto in cui il direttore è entrato baldanzoso e quasi correndo verso il podio. Purtroppo non aveva fatto i conti con alcuni cavi stesi sul palco ed è incespicato, cadendo rovinosamente a terra. Dopo i primi secondi di sgomento e preoccupazione, una volta capito che per fortuna non c’erano state conseguenze serie per il direttore, in orchestra si è diffusa un’ilarità che è stata difficile frenare per buona parte del primo pezzo in programma. In questo caso, contrariamente alla normalità in cui i colleghi cercano uno sguardo di intesa mentre si suona, si evitava invece qualsiasi contatto visivo che facesse esplodere una risata trattenuta.


Pensa con Dostoevskij che “la bellezza salverà il mondo”?

È una frase potentissima, ma spesso fraintesa come un concetto puramente estetico. Credo che la bellezza di cui parlava Dostoevskij, e che noi cerchiamo di trasmettere sul palco, sia un’esperienza etica e di condivisione. La musica non salva il mondo in senso letterale, ma salva l’individuo nel momento in cui lo ascolta: sospende il tempo, crea empatia, unisce una sala piena di sconosciuti sotto la stessa emozione. In un’epoca frammentata e distratta come la nostra, salire sul palco con l’Orchestra Haydn e offrire un’ora di pura armonia è il nostro modo di prenderci cura del mondo.

14.08.2026 ore 20.30 

Haydn’s Summer

Orchestra Haydn

Stefano Ferrario, Maestro Concertatore e violino solista 

Maria Nazarova, soprano lirico

Musiche di Salieri e Mozart

Bressanone, Palazzo Vescovile - Ingresso libero

In caso di maltempo il concerto si terrà presso il Forum di Bressanone.