Urbanistica? Avanti con estrema calma
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Abbonati ora a S+C’era una volta la Legge provinciale 9/2018, che imponeva ai comuni di dotarsi di un nuovo strumento urbanistico: il Programma di Sviluppo Comunale Territorio e Paesaggio, PSCTP per gli addetti ai lavori. Sembra di parlare di un’epoca fa, sono passati 9 anni e nessuno se ne è praticamente accorto. Non proprio nessuno, sarebbe ingeneroso. Diciamo che i cittadini di due comune su 116, Ortisei e Bressanone, a quasi nove anni di distanza hanno potuto accorgersi che – forse – qualcosa, in futuro, nella gestione dello sviluppo del territorio, cambierà. Del resto le leggi prima si approvano e poi, con estrema calma, con una calma più che olimpica, si applicano.
Oggi (10 aprile) nella sala di rappresentanza del Comune di Bolzano, l’INU Alto Adige ha organizzato un seminario per fare il punto sullo stato dell’arte. Sala piena, relatori competenti, dibattito serio. E il vicesindaco Stefan Konder, con la calma olimpica – ma molto decisa, da vero mastino - di chi sa che Bolzano ha tutto il tempo del mondo e che i prezzi delle case alle stelle sono l’ultima delle priorità della politica da circa 30 anni, ha comunicato le tappe del lavoro affidato a MATE, la società bolognese che ha vinto la gara europea per la redazione del programma: analisi completata entro giugno 2026, indirizzi strategici tra fine estate e inizio autunno, programma definitivo — forse, si spera, con il vento favorevole — entro il secondo semestre del 2027. “Un calendario sportivo,” ha ammesso Konder, con un understatement da ex giocatore di hockey prestato alla pianificazione urbanistica.
Oltre nove anni dopo l’approvazione della legge, Bolzano sta ancora facendo l’analisi. Del resto, il predecessore di Konder, l’assessore-agricoltore all’agricoltura Luis Walcher ci aveva messo oltre quattro anni per decidere di fare una gara europea e affidare all’esterno un compito che nei 100 anni precedenti era stato svolto dal Comune stesso.
A inquadrare il contesto ci ha pensato Francesco Sbetti, componente del Consiglio Direttivo Nazionale dell’INU, urbanista di lungo corso, uno degli autori tra l’altro del Masterplan di Bolzano, uno di quei documenti visionari che sono rimasti in larga parte sulla carta e che oggi Konder dice che saranno esaminati per la stesura del “nostro” nuovo piano. Sbetti ha ripercorso settant’anni di urbanistica italiana: dalla legge del 1942, mai davvero riformata, attraverso la stagione delle riforme degli anni Sessanta e Settanta, i condoni degli anni Ottanta e Novanta, fino alle leggi urbanistiche regionali degli anni Duemila. Un percorso fatto di aggiustamenti continui, sovrapposizioni normative, e una straordinaria capacità del sistema italiano di riformare tutto senza cambiare niente di sostanziale.
Le regioni, ha spiegato Sbetti, hanno supplito all’inerzia dello Stato con una stagione di riforme innovative: al centro non più solo il “governo dell’edificazione” ma il “governo del territorio”, con attenzione al paesaggio, al consumo di suolo, alla perequazione urbanistica. La LP 9/2018 si inserisce in questo solco — con alcune omogeneità rispetto alle leggi regionali italiane e alcune innovazioni specifiche per il contesto altoatesino. Ma Sbetti non ha risparmiato le critiche. E qui il seminario si è fatto – anche giornalisticamente - interessante.
Sul turismo l’urbanista è stato netto: entra nella pianificazione urbanistica per la prima volta, ma la legge è “un po' timida.” Si prevedono indici territoriali per le strategie turistiche, ma gli impatti reali — sui prezzi delle abitazioni, sulla mobilità, sul consumo di suolo — restano una sfida, ha detto, “ancora tutta da giocare.” Chi era presente in sala sapeva benissimo di cosa stesse parlando: basta chiedere al sindaco di Ortisei – sempre sia lodato per il suo intervento davvero chiarissimo- cosa significhi per un residente comprare casa in un comune dove il turismo ha fatto schizzare i valori immobiliari fuori da qualsiasi portata locale.
Sulla perequazione urbanistica per Sbetti la legge lascia troppi punti oscuri: non è chiaro quando si applica, non è chiaro in quali casi. Un’ambiguità che non è tecnica — è politica.
Sul piano urbanistico, Sbetti ha sollevato un tema che vale la pena citare: la legge definisce il piano “indeterminato” nella durata, ma non collega la decadenza dei vincoli pubblici alla decadenza delle scelte di piano non attuate. Il combinato di oneri fiscali, perequazione e decadenza quinquennale degli interventi non attuati potrebbe essere, se tenuto insieme, uno strumento potente per ridurre il consumo di suolo. “Se questi elementi non vengono tenuti insieme, è un problema,” ha detto Sbetti. Traduzione: finora si è deciso di non tenerli insieme.
E infine il tema che brucia di più: l’area vasta. Bolzano non può continuare a scaricare sui comuni limitrofi i propri problemi di mobilità, abitazioni, servizi (tutto vero, ma vale senza dubbio anche il contrario, pure i Comuni scaricano lo scaricabile sul capoluogo). La pianificazione di area vasta non può essere risolta casualmente attraverso accordi nati per accedere a finanziamenti provinciali. Per Bolzano in particolare — polo attrattivo di lavoro e servizi per un bacino che va ben oltre i confini comunali — la dimensione sovracomunale non è un’opzione, è una necessità strutturale.
Al netto della qualità tecnica del seminario — genuinamente alta — resta però una domanda che aleggiava nella sala senza che nessuno la pronunciasse davvero: in che direzione vuole andare Bolzano?
Perché la pianificazione urbanistica è sì una disciplina tecnica, ma le scelte fondamentali sono politiche. E la politica, almeno quella del centrodestra a trazione SVP che governa sia il Comune che la Provincia, sembra aver delegato ai tecnici non solo l’esecuzione ma anche la visione. Il che è, a seconda delle interpretazioni, o un atto di umiltà istituzionale, o un modo elegante per non dover rispondere di scelte scomode che metterebbero in difficoltà il partito etnico.
La più scomoda di tutte è quella sulla casa. I prezzi delle abitazioni a Bolzano sono fuori controllo. Chiunque abbia studiato anche solo un’ora di economia sa che esiste un modo abbastanza collaudato per abbassare i prezzi: aumentare l’offerta. Costruire case. Tante case. Dove? Su terreni che oggi non sono edificabili, anche non solo a Bolzano, giusto, ma nei comuni limitrofi. Ma non, ci si permetta – accidenti – cercando pseudo accordi con i Comuni di Renon e Sarentino giusto per far finta di avere un piano intercomunale. La vera sfida, e Corrarati e Konder dovrebbero saperlo, è trattare l’area vasta con Laives e Appiano, due comuni a trazione SVP – destra. Dovrebbe essere una cosa teoricamente semplice. Teoricamente.
Ma qui, come noto, il sistema si inceppa. In Alto Adige il mondo agricolo — che è anche il mondo contadino che fa il bello e il cattivo tempo nell’SVP da parecchi anni — non è disposto a cedere un metro quadro di melo o di vigneto alla residenza. E dunque si cercano soluzioni alternative: densificazione dell’esistente, riqualificazione delle aree produttive, recupero del patrimonio non occupato. Tutte misure utili, sia chiaro, ma pure per queste ci vorrebbe un minimo – non di più, basterebbe un minimo – di volontà di decidere. Un minimo di coraggio nel fare delle scelte.
Il risultato è che si dichiara pubblica priorità l’abbassamento dei prezzi delle case, e poi si spera che questo avvenga mettendo tutti davanti al fatto compiuto con il “Quartiere via Roma” che fa impazzire di gioia Konder, Walcher, Hager e pochissimi altri.
Non c’era nessuna premeditazione, ma i troppi interventi hanno precluso QUALSIASI domanda dal pubblico. Neanche una. Neanche per finta. Nessuno in sala ha potuto alzare la mano e chiedere: di quante abitazioni ha bisogno Bolzano, dove le costruite? Invece per almeno un anno e mezzo si discetterà di “quadro conoscitivo” facendo finta che questo non sia realizzato con delle indicazioni tenute segrete tra gli uffici di Konder e gli estensori del piano.
Konder ha parlato di un “denominatore comune da trovare in consiglio comunale, sempre nell’interesse della cittadinanza.” È una frase che può significare tutto e niente. Di quale cittadinanza parliamo? Del 99,9 per cento dei cittadini che non possiedono un metro di terra o dello 0,1 per cento di coloro che da 40 anni tengono in scacco lo sviluppo dell’intera città?
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Die skurile Idee „Alles nach Plan“ beherrschen die Spekulierer Meister-haft + klotzen ihren Dreck in die Lanschaft !
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Nach der total vermurgsten VERKEHRs-LÖSUNG beim BAHNHOF + dem ...??? HAGER & BENCO - WALTHER-PARK, ist das Vorgehen „avanti con extrema calma“ zu verzeihen!