Società | Lettera aperta

“Aiutiamo il Pronto Soccorso di Bolzano”

Il clima nel reparto d’emergenza dell’ospedale del capoluogo: tra carenza di personale e turni massacranti.
Immagine: ASP/Ivo Corrà

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Lo incrocio mentre esce da un ambulatorio del pronto soccorso di Bolzano trascinandosi il camice che pare cadere stanco anche lui. I capelli scarmigliati, le spalle cadenti. Passano barelle come monopattini, la sala d’aspetto ingombra di barelle, decine e decine di persone, gente che dorme, che si lamenta per dolori acuti che il territorio non cura. Qualcuno urla dalla zona di triage, movimento di poliziotti e guardie giurate. Gli infermieri corrono di qua e di là spostando barelle, rispondendo ai pazienti, innestando aste di flebo.

Tra medici ed infermieri di turno più di uno brontola, lo sguardo di tutti è per lo più tra l’incazzato e il rassegnato. Colgo stralci di racconti, quasi sempre surreali di notti infinite, di accessi (tanti, troppi) inutili, di turni massacranti, di poche persone con cui dividerli. Raccontano di essere rimasti in pochi nei mesi da dicembre in poi, alcuni medici licenziati per colpa dei patentini, altri andati in pensione, qualcuno in burnout, qualcuno scappato, altri in procinto di scappare...

L'autore

Elio Dell’Antonio è un ex primario dell’ospedale di Bolzano.

Parlano di una direzione cieca a ciò che succede qua dentro, nessuno realmente interessato al fatto che i pochi superstiti si sentono ad un passo dal baratro. Ognuno reagisce a modo suo: chi fuma come un turco, chi si lamenta, chi urla, chi schizza… Qualcuno si isola nel suo mondo per i fatti suoi. La sensazione è di malessere, di un ambiente malsano dove chi resta non sa dove sfogare frustrazione e malumori.

Soprattutto frustrazione. E senso di impotenza.

 

“Chi sei, come lavori, come stai non frega a nessuno!”

 

“Con chi possiamo prendercela? quando chi sta sopra sa tutto e fa finta di nulla? Quando i politici sbandierano promesse non mantenute e sventolano ai quattro venti notizie prive di fondamento?” L’utenza è aumentata, per lo più cavolate che impediscono di concentrarsi sui casi complessi. Nei mesi hanno dovuto sobbarcarsi i turni dei colleghi medici andati via. E poi? Poi niente! È rimasto tutto così! “In fondo se copri i turni il problema non esiste! No? Alla fine, questo sono! Pochi nomi in una griglia di turni! Chi sei, come lavori, come stai non frega a nessuno!” brontola qualcuno. 

È arrivato un concorso che prometteva un’infornata di medici nuovi, ma alla fine ne è arrivato uno solo. L’altro non si è mai visto, si è licenziato prima di iniziare e ha provocato solo scompiglio. Due medici andranno via tra poco, è sicuro, forse un terzo. Si fanno confronti con Merano, il cui numero di medici è identico. Due medici la notte, esattamente come Bolzano dove i medici la notte coprono anche l’OBI (osservazione breve intensiva - 5 letti) e l’Astanteria (15 letti), oltre a tutta l’emergenza del 118 ed un’utenza infinita di pazienti con tempi di attesa di ore ed ore. Il doppio di Merano dove però vanno sempre più pazienti di Bolzano e dintorni. Codici verdi.

Gli studenti che provano ad entrare negli ambulatori vengono spesso allontanati. Pochi medici hanno voglia di seguirli! Non hanno tempo! E loro non possono nemmeno arrabbiarsi, li guardano, fanno un po' pena…

Ci sono soluzioni in vista?

Ma c’è una soluzione? Quanto questi uomini e donne reggeranno questa situazione prima di scappare, esplodere o peggio, sbagliare... Da anni si parla di AZIENDE sanitarie, ospedaliere, ma ci rendiamo conto che in una azienda normale un imprenditore punta alla produttività, all’efficienza, a dare risposte concrete ai problemi ed ai bisogni? Qui di tutto questo non c’è nulla. Certe logiche, se ci sono, non sono comprensibili.

 

I letti ospedalieri vengono sempre più tagliati, trovarne uno per i malati è un’impresa titanica e spesso ci si scontra con i reparti e si perde tempo prezioso! 

 

Il pronto soccorso è la carta d’identità di un ospedale, il posto da cui si misura tutto il resto. Eppure... chi sta sopra sembra non accorgersi della disorganizzazione, del caos, della fatica, del malumore che serpeggia. Nessuno pare accorgersi che basterebbe cambiare alcune cose per iniziare a migliorare. I letti ospedalieri vengono sempre più tagliati, trovarne uno per i malati è un’impresa titanica e spesso ci si scontra con i reparti e si perde tempo prezioso! Ed anche questo devono fare i medici del pronto soccorso dopo le 17 perché i bed manager vanno a casa e la Direzione sanitaria che chiude alle 20 non interviene e comunque non interviene in maniera risolutiva.

E in questa situazione aumentano le tensioni, la rabbia dei pazienti, lo stress del personale, il senso di abbandono e di condanna alla solitudine. La confusione. E il rischio di errori che fa paura. E chi pagherà? Quanto reggeranno prima di ammalarsi loro stessi ed andare fuori di testa? Perché, diciamocelo, la coperta è sempre più corta e se la tiri troppo alla fine si strappa pure lei... Anche al pronto soccorso di Bolzano.

Elio Dellantonio, medico psichiatra a lungo primario del Serd di Bolzano, è il referente per la sanità del Partito democratico altoatesino.

L’ASL ha inviato a SALTO questa replica.

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