Cronaca | Trento

Anche Ruffini tornerà in ufficio

Il Tribunale del Riesame ha revocato la sospensione dai pubblici uffici al direttore dell'Agenzia ambientale di Bolzano, indagato nell'inchiesta Carbone delle Alpi. Sul fronte tedesco dell'indagine sono stati scarcerati i due indagati.
LPA/Fabio Brucculeri

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Oggi (10 giugno) il Tribunale del Riesame ha revocato la sospensione per un anno dai pubblici uffici a Flavio Ruffini, direttore dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Bolzano, decisa il 28 maggio dal GIP di Trento Enrico Borrelli. Si tratta della sesta misura cautelare che viene cassata dal Tribunale delle libertà all’interno dell’inchiesta Carbone delle Alpi, che vede 19 persone indagate a vario titolo di traffico illecito di rifiuti transnazionale e frode nell’esercizio del commercio.

L’esito era prevedibile, considerando che il 4 giugno il Tribunale del riesame aveva revocato la custodia cautelare per  Giulio Angelucci, direttore dell’ufficio Gestione rifiuti dell’Agenzia provinciale per l’Ambiente, Andreas Marri, tecnico dell’Appa, e Andreas Tappeiner, presidente del consiglio di amministrazione della Leeg, il consigliere della società Hugo Trenkwalder e il consulente ambientale Rupert Rosanelli. I cinque indagati, a cui non sono state applicate misure diverse in sostituzione al carcere, sono stati rilasciati dopo 16 giorni di carcere. 

 

Secondo i giudici, nel caso di Ruffini, mancano i gravi indizi di colpevolezza che giustificherebbero l’interdizione dai pubblici uffici. 

 

Secondo i giudici, nel caso di Ruffini mancano i gravi indizi di colpevolezza che giustificherebbero l’interdizione dai pubblici uffici. Il dirigente provinciale non avrebbe in alcun modo favorito gli imprenditore nella prosecuzione dell’illecito, al massimo Ruffini avrebbe avuto un atteggiamento di “pigrizia ed indolenza” per evitare di farsi carico di “verifiche complesse e costose” ed esterne all’APPA. 

“L’ultima spallata con cui è caduto il castello accusatorio”, commenta l’avvocato difensore di Ruffini Federico Fava, che parla di un segnale forte che va a confermare la debolezza dell’inchiesta. Anche la questione della “consorteria”, sostenuta dal GIP Borrelli nell’ordinanza, appare, secondo l’avvocato, quasi come un bias cognitivo: “Ogni cosa deve dimostrare l’idea di partenza, con il rischio però di deformare la realtà”. Fava sottolinea inoltre come non ci siano rapporti né professionali né personali tra Ruffini e gli imprenditori indagati: “Come ammette la stessa Procura, non ci sono ipotesi di corruzione sul tavolo. Perché avrebbero dovuto costruire tutto questo sistema per favorire queste imprese, alle quali non erano legati da nessun rapporto?”. 

Le indagini in Germania

Novità anche sul lato tedesco dell’inchiesta: negli scorsi giorni la polizia tedesca ha infatti scarcerato Axel Preuss e Thorsten Groeneveld, difesi dall’avvocato Nicola Canestrini. Secondo i giudici tedeschi mancherebbero le esigenze cautelari. I due infatti avrebbero fin da subito collaborato con la giustizia italiana. I due sono i legali rappresentanti della CarSroCon, un’azienda che, secondo la Procura, avrebbe impiegato le ceneri da piro-gassificazione della Leeg per produrre materiali edili. 

L'inchiesta Carbone delle Alpi

L’operazione “Carbone delle Alpi” è un’inchiesta avviata nel 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Trento, coordinata dalla DDA della Procura di Trento con il supporto di Europol, Eurojust e OLAF. Gli inquirenti ipotizzano un sistema che avrebbe trasformato ceneri inquinanti -scarti di piro-gassificazione contenenti idrocarburi e diossine - in prodotti commercializzati come ecosostenibili: carbonella da barbecue, fertilizzanti, mangimi e materiali edili. Secondo gli inquirenti, le ceneri venivano registrate fraudolentemente presso l’ECHA come “charcoal”, poi rivendute tramite canali multipli: in Croazia diventavano bricchette per barbecue (con leganti plastici, non amido, invisibili dall’esterno), a Renon venivano mescolate per produrre fertilizzante e Terra Preta, e venivano usate anche nel mercato dei crediti di CO2.

Il profitto illecito stimato dagli inquirenti ammonta a 1.750.000 euro per la società LEEG e 525.000 euro per VERSCIACO s.r.l. Il ruolo degli enti pubblici è centrale nell’accusa: secondo il GIP, senza la copertura dei funzionari dell’APPA - tramite “valutazioni di comodo”, omissioni nei controlli e pressioni su dipendenti e politici - il sistema non avrebbe retto ai controlli nazionali ed europei.

L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vige il principio di non colpevolezza.  

Matthias Böckel, Pixabay