Società | Diritti

Discriminazione, segnalazioni in aumento

La responsabile Priska Garbin fa un bilancio sull'attività del 2025: sono stati trattati 200 casi, 61 in più del 2024. La maggior parte delle discriminazioni è su base etnica, crescono quelle sulla omo-bi-trans-fobia.
Canva/ montaggio: SALTO

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In Alto Adige nel 2025 sono aumentate le segnalazioni di persone che subiscono discriminazioni. “Quest’anno abbiamo fornito 200 consulenze - sottolinea la responsabile del Centro di tutela contro le discriminazioni Priska Garbin - si tratta di 61 casi in più rispetto all’anno precedente. Questa tendenza evidenzia quanto le esperienze di discriminazione continuino a essere una realtà quotidiana per molte persone”. Oggi (10 giugno) il Centro ha pubblicato la relazione dell’anno 2025: i dati evidenziato come la maggior parte delle segnalazioni riguardino ancora la discriminazione basata sull’origine etnica. “Le persone con background migratorio riferiscono di subire svantaggi in ambiti centrali della vita quotidiana”, evidenzia Garbin: “In particolare, nella ricerca di un alloggio o di un lavoro emergono ostacoli strutturali: un aspetto percepito come ”straniero“ o un nome non locale riducono spesso le possibilità di ottenere un’abitazione adeguata o un impiego coerente con la propria qualifica”. 

Un altro ambito rilevante riguarda le persone con disabilità. Oltre alle barriere architettoniche ancora presenti, che limitano l’accesso a spazi pubblici e privati, sono stati spesso sottoposti casi relativi a disabilità non visibili: “Persone con disturbi psicologici o con long Covid hanno spesso riportato esperienze minimizzanti  o offensive”, spiega Garbin: “La loro condizione di salute viene talvolta messa in dubbio o non adeguatamente considerata, con conseguenti difficoltà nella vita quotidiana e professionale”.

Priska Garbin: La responsabile del Centro di tutela provinciale contro le discriminazioni. Centro di tutela contro le discriminazioni

Aumentano le segnalazioni di omo-, bi- e transfobia

È stato registrato un incremento delle segnalazioni di discriminazione legate all‘orientamento sessuale e all’identità di genere: omo-, bi- e transfobia continuano a rappresentare sfide sociali rilevanti. Molestie sul luogo di lavoro, attacchi verbali in pubblico, commenti d’odio sui social media, sono queste le discriminazioni riscontrate: ambiti molto vari e modalità molto diverse. 

 

Quando politici o persone di rilievo istituzionale usano un linguaggio che svilisce o disumanizza le persone queer incoraggiano comportamenti discriminatori altrui.

 

Il rapporto sottolinea il ruolo particolarmente importante delle figure pubbliche: quando politici o persone di rilievo istituzionale usano un linguaggio che svilisce o disumanizza le persone queer, abbassano la soglia di accettabilità sociale e incoraggiano comportamenti discriminatori altrui. Anche in ambito amministrativo, sottolinea il report continuano ad esserci disparità: le unioni civili registrate non ottengono lo stesso punteggio dei matrimoni nell’accesso alle agevolazioni edilizie provinciali, una situazione che il Centro considera discriminatoria.

Un caso interessante ha riguardato il diritto di una persona transgender a ottenere un nuovo diploma di maturità con il nome aggiornato dopo la transizione. Il Centro ha confermato tale diritto, richiamandosi al parere del Garante per la protezione dei dati personali, secondo cui dopo una transizione di genere va emesso un nuovo documento con i dati attuali, senza alcun riferimento al nome o al genere precedente. “In questo contesto va ricordato il diritto delle persone giovani che, dopo aver frequentato una scuola superiore, hanno adeguato la propria identità di genere”, sottolinea Garbin: “Esse hanno diritto a un nuovo diploma di maturità che rispecchi correttamente la loro identità: un passo fondamentale verso riconoscimento e parità”.