Politica | Bolzano

Ottanio is the new black?

Nuovo murales con donne nere raffigurate, ELLA replica all’assessora Brillo e chiede un incontro allargato al sindaco. La direzione del festival e le artiste: “Non è solo una questione di colore”.
Il murales di viale Druso a Bolzano dedicato all’attivista trentina di origini etiopi Agitu Ideo Gudeta, inaugurato nel 2022. Immagine: Comune di Bolzano

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Il festival ELLA prende oggi posizione sul caso scoppiato attorno a un nuovo murales in viale Druso a Bolzano e, con un comunicato firmato dalla direttrice Greta Marcolongo e dalle artiste di Belva Studio, chiede pubblicamente un incontro con l’assessora comunale alle pari opportunità Patrizia Brillo e con il sindaco Claudio Corrarati. Il quotidiano Alto Adige aveva rivelato ieri (domenica 9 agosto) lo stop dell’assessora di Fratelli d’Italia al ciclo dedicato al “talento femminile” sul muro perimetrale delle scuole Ada Negri – lo stesso muro che ospita il murale dedicato ad Agitu Ideo Gudeta, la pastora e imprenditrice etiope uccisa in Trentino nel 2020.

Ancora una volta l’oggetto del contendere è il colore della pelle. Il bozzetto presentato all’amministrazione comunale dalle artiste s’ispira alle carte dei tarocchi e riprende due Arcani Maggiori, ovvero l’Imperatrice e il Mondo, rappresentate tramite figure femminili nere. Secondo l’assessora Brillo, però, proprio la scelta dei tarocchi come riferimento avrebbe imposto una maggiore aderenza all’iconografia tradizionale. Da qui la richiesta di spiegazioni, la proposta alternativa del colore ottanio (ovvero una tonalità verde-blu) e infine il compromesso avanzato dall’assessora (“una figura bianca e una ottanio”) affinché non prevalga “una visione woke della cultura”.

La richiesta di ELLA

Per ELLA non si tratterebbe però né di una semplice questione cromatica né di una contrapposizione tra una scelta estetica e una diversa sensibilità artistica. Le figure rappresentate, si legge nel comunicato del festival, raccontano attraverso la varietà dei colori della pelle una pluralità di donne, di corpi, di identità e di esperienze. Di qui la richiesta di modificare la rappresentazione delle figure nere apre una questione che le firmatarie considerano più ampia della scelta di una tonalità. Secondo le firmatarie, infatti, senza attribuire intenzioni personali a nessuno e senza trasformare la vicenda in un giudizio sulle persone, non è però possibile ignorare il significato che una richiesta di questo tipo assume quando riguarda corpi neri all’interno di un progetto pubblico promosso nell’ambito delle pari opportunità. Le artiste, di fronte alla richiesta, avevano elaborato una proposta alternativa, ma quella disponibilità, chiarisce il comunicato, era un gesto di apertura e di responsabilità, non la condivisione della richiesta iniziale né la rinuncia al significato della proposta originaria.

Questa pluralità non è un elemento accessorio dell’opera: è parte del suo significato

Dal canto suo, Marcolongo scrive di essersi sentita in un primo momento responsabile di trovare una soluzione, e di essere stata lei a chiedere alle artiste una proposta alternativa per non interrompere il percorso. Oggi però ritiene che non ci si possa fermare lì: “Voglio poter guardare negli occhi le persone coinvolte e capire insieme come una città che parla di pari opportunità possa affrontare una situazione come questa”, scrive Marcolongo, che rivendica i sei anni di lavoro alle spalle e insiste sul fatto di non voler alimentare una contrapposizione con l’amministrazione né trasformare una divergenza in una guerra politica. Ma il confronto, aggiunge, deve essere “diretto e trasparente”, e deve coinvolgere anche il sindaco.

Greta Marcolongo (terza da sx) con l’assessora Patrizia Brillo (quarta): il festival ELLA tende la mano all'amministrazione chiedendo trasparenza. Ella

Non è un dettaglio che il tema scelto per l’edizione di quest’anno – programma chiuso con largo anticipo, ricorda il comunicato – sia proprio “La fiducia come pratica collettiva”. Non ridurre il dibattito a una contrapposizione tra “woke” e “non woke” significa soprattutto, si legge ancora nel comunicato, riconoscere che la cultura pubblica ha la responsabilità di interrogarsi sui significati delle immagini che sceglie di sostenere. Perciò la richiesta di un incontro con l’assessora Brillo e il sindaco, per parlare non soltanto del murale ma dei valori che devono orientare le politiche culturali della città e il rapporto tra istituzioni, artiste e progetti culturali: “Non vogliamo una polemica. Vogliamo un confronto”.

Le critiche dell'opposizione

Nella querelle interviene anche la consigliera comunale Chiara Rabini (Verdi), che da ex assessora alle pari opportunità aveva tenuto a battesimo il progetto nella scorsa consiliatura. “Non si tratta di dialogo”, scrive, ricordando che il festival ELLA è cresciuto in cinque edizioni fino a diventare parte stabile della proposta culturale della città, grazie al lavoro di professioniste della cultura e di artiste. E proprio per questo a chi lo cura va riconosciuta “l’autonomia delle scelte artistiche”. In una società sempre più multiculturale, aggiunge la consigliera, rappresentare la diversità attraverso l’arte dovrebbe essere naturale, “non una scelta che necessita ogni volta di essere spiegata o giustificata”. Un’opera può piacere o non piacere, può essere discussa e criticata, “ma la politica non dovrebbe indicare come un simbolo debba essere reinterpretato, quali colori utilizzare o quale linguaggio artistico sia culturalmente ‘corretto’. L’arte e la cultura sono libere. E quella libertà va rispettata anche quando non coincide con la sensibilità di chi governa”.

Chiara Rabini (prima da sx) e Luca Di Biasio (primo da dx): critici verso la Giunta comunale. Seehauserfoto

Sul terreno scelto dall’assessora Brillo – quello dell’ortodossia iconografica dei tarocchi – si muove invece il collega in consiglio comunale Luca Di Biasio (Sinistra italiana), che prova a smontare l’argomento in tre passaggi. In primo luogo dei tarocchi originali esistono innumerevoli versioni, e non c’è “un’unica rappresentazione cromatica ‘intoccabile’ delle carte”. Inoltre la corrispondenza dei colori conta semmai per chi le carte le legge e le interpreta, “ma dubito che l’assessora, o chi per lei, intenda mettersi con un banchetto davanti al murale a leggere i calcinacci ai passanti”. Infine, si parla di una trasposizione artistica e nell’arte “si può reinterpretare, trasformare e stravolgere. L’arte è libertà”.

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