La rivoluzione dei fenicotteri
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Abbonati ora a S+Quando penso a Sazan non penso a un resort, a un investimento miliardario o a una disputa politica.
Penso ai viaggi con la mia famiglia lungo la costa di Valona. Penso alle estati della mia infanzia, al mare cristallino, alle giornate che sembravano infinite e a quelle sere in cui si aspettava che il sole scendesse lentamente proprio dietro quell’isola.
Per chi è cresciuto da quelle parti, Sazan e la laguna di Narta-Vjosa non sono soltanto un punto su una mappa. È una presenza costante all’orizzonte. Un pezzo di paesaggio che, quasi senza accorgersene, entra nella memoria e nell’identità di un popolo. È uno di quei luoghi che danno forma ai ricordi e che finiscono per diventare parte della propria idea di casa.
Per questo faccio fatica a osservare ciò che sta accadendo soltanto da ricercatore o da cittadino. Lo osservo prima di tutto da albanese, deluso.
Dopo il crollo del regime comunista, il mio Paese ha vissuto una trasformazione straordinaria. La democrazia ha portato libertà, apertura verso il mondo, nuove opportunità e una crescita che per decenni era sembrata impossibile. Ma insieme alla libertà è arrivata anche la speculazione e la cementificazione selvaggia.
Negli anni ho visto, a malincuore, interi tratti di costa cambiare volto. Spiagge, colline e paesaggi che ricordavo da bambino sono stati occupati da residence, villaggi turistici e complessi immobiliari. In molti casi si potrebbe usare una parola più dura: deturpati.
“Po na marrin gjithçka.” - “Ci stanno portando via tutto.”
Molti albanesi hanno accettato in silenzio questi cambiamenti come il prezzo inevitabile della modernizzazione. L’idea era semplice: per uscire dalla povertà bisognava costruire, investire, crescere.
Eppure, restava un’ultima speranza: che almeno alcuni luoghi rimanessero intatti. Che i parchi naturali, le zone protette e gli ecosistemi più fragili venissero preservati. Che esistesse almeno un limite oltre il quale il mercato e la speculazione non potessero spingersi.
Oggi quella speranza sembra vacillare.
Ed è questa, forse, la ragione più profonda della rabbia che in queste settimane porta migliaia di persone in piazza. Non è nostalgia conservatrice. Non è una battaglia contro il turismo o contro il progresso. È la sensazione che l’Albania stia consumando troppo velocemente il proprio patrimonio naturale e culturale senza fermarsi a riflettere su ciò che lascerà alle generazioni future.
Negli ultimi giorni ho parlato con amici e conoscenti in Albania. Persone che vivono a Tirana, a Valona, all’estero. In conversazioni diverse, con persone diverse, è tornata più volte la stessa frase: “Po na marrin gjithçka.” - “Ci stanno portando via tutto.”
“Gli albanesi temono di perdere la possibilità di decidere del proprio futuro.”
Non parlano soltanto della laguna di Narta - Vjosa o dell’isola di Sazan, ma di qualcosa di più difficile da descrivere. Del timore che gli albanesi stiano perdendo la possibilità di decidere cosa fare del proprio territorio, del proprio paesaggio e, in fondo, del proprio futuro.
È per questo che la Rivoluzione dei Fenicotteri merita attenzione ben oltre i confini dell’Albania.
Perché dietro la difesa di una laguna si nasconde una domanda che riguarda molte società contemporanee.
Chi decide il futuro di un luogo?
Chi lo abita, lo ama e lo considera casa, oppure chi può permettersi di comprarlo.
Vjosa-Narta: dove si trova e perché conta
La riserva naturale Vjosa-Narta si trova nel sud-ovest dell’Albania, nell’area costiera vicino a Valona, dove il fiume Vjosa arriva verso l’Adriatico e si intreccia con lagune, dune, pinete, zone umide e isolotti. È uno degli ecosistemi più preziosi dell’Albania e dell’intero Adriatico. La laguna di Narta si trova circa dieci chilometri a nord di Valona ed è nota per i fenicotteri rosa, ma anche per pellicani, uccelli migratori, tartarughe marine e foca monaca. BirdLife International descrive l’area Vjosa-Narta come uno snodo cruciale per gli uccelli migratori fra Europa e Africa, con oltre 200 specie di uccelli e più di 70 specie minacciate.
“Vjosa-Narta non è soltanto ”un bel paesaggio“. È una infrastruttura ecologica.”
È importante dire una cosa: Vjosa-Narta non è soltanto “un bel paesaggio”. È una infrastruttura ecologica. Le lagune filtrano l’acqua, proteggono la costa, ospitano biodiversità, sostengono pesca, turismo lento e identità locale. Quando si chiude un canale fra laguna e mare, quando si spianano dune, quando si portano strade, cemento, parcheggi e cantieri, non si modifica solo una cartolina: si altera una macchina naturale complessa.
Per questo i fenicotteri sono diventati simbolo perfetto. Sono belli, riconoscibili, fotografabili; ma sono anche indicatori biologici. Dove vivono loro, c’è ancora un equilibrio. Dove spariscono, qualcosa si è rotto.
La rivoluzione dei fenicotteri: l’Albania davanti allo specchio
C’è un’immagine che dice più di molti comunicati politici: un fenicottero rosa disegnato su un cartello, portato in piazza a Tirana come fosse una bandiera. È elegante, fragile, quasi ironico. Ma in questi giorni, in Albania, quel volatile è diventato il simbolo di una rivolta civile contro un modello di sviluppo che molti cittadini percepiscono come una svendita del Paese. La “Flamingo Revolution”, la rivoluzione dei fenicotteri, nasce dalla protesta contro il progetto turistico legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, nell’area di Sazan, Zvërnec e Vjosa-Narta, ma in realtà parla di molto di più: di ambiente, corruzione, impotenza politica, diaspora, identità nazionale e rapporto malato fra potere pubblico e capitale privato. I giornalisti presenti sul posto raccontano di grandi cortei a Tirana e mobilitazioni anche in Italia, contro quello che i manifestanti definiscono l'“ecomostro” di Kushner.
RaiNews parla di un investimento complessivo attorno ai 4 miliardi di dollari, con 10mila stanze fra alberghi e ville
La scintilla è il mega-progetto turistico promosso da Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, con Ivanka Trump coinvolta pubblicamente nella narrazione del progetto. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’investimento interesserebbe l’isola di Sazan e la costa di Zvërnec, vicino alla laguna di Narta, con hotel, ville e strutture di lusso. RaiNews parla di un investimento complessivo attorno ai 4 miliardi di dollari, con 10mila stanze fra alberghi e ville; il progetto coinvolgerebbe anche i fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat, imprenditori del Qatar già attivi nell’acquisto di terreni.
Ma ridurre la protesta a un “no” contro Kushner sarebbe sbagliato. Kushner è il detonatore, non la polvere da sparo. La polvere è accumulata da anni: concessioni opache, coste privatizzate, resort costruiti dove prima c’erano spiagge comuni, villaggi e paesaggi naturali, e una sensazione crescente che l’Albania sia diventata un laboratorio di capitalismo immobiliare accelerato, dove il bene pubblico viene trasformato in rendita privata. Il manifesto ha colto bene questo passaggio: la protesta è trasversale e non si limita all’ambiente; nei cartelli compaiono accuse sia contro Edi Rama sia contro Sali Berisha, segno che una parte della società non si riconosce più nel vecchio bipolarismo politico albanese.
Una protesta ambientale che diventa protesta democratica
La forza della Flamingo Revolution è che parte dalla natura ma arriva alla democrazia. Difendere Vjosa-Narta significa difendere l’idea che esistano beni comuni non negoziabili. Significa dire che il mare non può diventare un corridoio per investitori, che le lagune non sono vuoti da riempire, che le dune non sono terreni in attesa di valorizzazione immobiliare, che una comunità locale non può essere consultata solo dopo che la decisione è già stata presa.
La protesta è anche generazionale. Molti giovani albanesi sono cresciuti in un Paese che prometteva Europa, mobilità, modernità. Ora scoprono che “modernità” può significare esclusione: resort dove loro non potranno permettersi di dormire, spiagge dove non potranno entrare, lavori stagionali malpagati in luoghi che prima erano pubblici. Da qui nasce lo slogan implicito della piazza: non siamo contro il futuro, siamo contro un futuro senza di noi.
I fenicotteri come ultima linea rosa
La rivoluzione dei fenicotteri non è una protesta pittoresca. È una crisi di legittimità. Dice che una parte dell’Albania non accetta più il patto non scritto degli ultimi anni: crescita in cambio di silenzio, turismo in cambio di cemento, investimenti in cambio di opacità, stabilità in cambio di concentrazione del potere.
Per Edi Rama, questa è forse la sfida più insidiosa: non viene da Berisha, non viene da un partito, non viene da un’ambasciata ostile. Viene da cittadini che non vogliono consegnare l’ultima costa selvaggia dell’Albania a un capitalismo di lusso travestito da progresso. Viene da albanesi in patria e nella diaspora che dicono: il Paese deve svilupparsi, ma non deve vendersi.
I fenicotteri rosa, nella loro fragilità, stanno dicendo qualcosa di durissimo: una nazione non si misura solo dai miliardi che attira, ma dai luoghi che decide di non sacrificare.
Hai colto nel segno, ottimo…
Hai colto nel segno, ottimo articolo, messaggio esemplare!
Le mafie ormai sono dentro il sistema, e vanno contrastate quotidianamente.
Loro hanno potere solo se le si lascia fare indisturbatamente.
La democrazia è un processo che deve essere tutelato in ogni momento dal popolo stesso, non si puó affidare ciecamente a dei rappresentanti eletti e lasciar fare incontrollatamente a loro perché nella migliore delle ipotesi sono corruttibili, in quella peggiore sono già corrotti.
W i fenicotteri!