Ambiente | Gastbeitrag

Dare voce alla fauna

Una conversazione su un Master di primo livello dedicato al tema di come comunicare la natura.
Pixabay/ montaggio: SALTO

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SALTO: Il Master che riparte in settembre 2026 (le iscrizioni sono aperte fino al 23 giugno 2026, ma è probabile una proroga) si rivolge a chi? E dopo quattro edizioni, che lavori seguono le persone che hanno conseguito il Master?  

Filippo Zibordi: Il Master è aperto a chiunque sia in possesso di una laurea triennale: si rivolge infatti sia a chi fa comunicazione e intende sviluppare e approfondire conoscenze in ambito naturalistico, sia a chi già possiede questo background formativo ma vuole acquisire gli strumenti necessari per operare professionalmente nel campo della divulgazione. Il percorso formativo rappresenta un’opportunità particolarmente utile anche per chi insegna nell’ambito delle scienze ambientali, perché consente di integrare competenze scientifiche, metodologie applicate e strumenti operativi direttamente spendibili nella didattica e nelle attività sul territorio. 

 

“Ho iniziato la settimana con un’idea in testa e me ne torno a casa con il suo esatto contrario…”.

 

L’approccio interdisciplinare del Master permette infatti di aggiornare e approfondire temi legati alla gestione della fauna, al monitoraggio ambientale, alla conservazione della biodiversità e al rapporto tra ricerca scientifica e applicazioni professionali, offrendo contenuti concreti e immediatamente trasferibili nei percorsi formativi, non solo universitari, e professionali. Le precedenti edizioni del Master hanno ottenuto riscontri estremamente positivi, grazie alla partecipazione di studentesse e studenti motivati, ricchi di idee e particolarmente propositivi, molti dei quali hanno successivamente promosso iniziative professionali autonome e collaborazioni strutturate, arrivando in diversi casi a costituire veri e propri team di lavoro nati proprio dall’esperienza condivisa all’interno del Master.

L'esperto

Filippo Zibordi ha studiato Zoologia e ha imparato sul campo la comunicazione. Insieme ad altri colleghi ha strutturato un percorso di Master – Fauna e Human Dimension, Professionisti della comunicazione per la Fauna, l’Ambiente e il paesaggio all’Università degli Studi dell’Insubria a Varese, Como. 

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Il rapporto tra società e fauna è molto ampio, variegato, pieno di conflitti e responsabilità, forse non sempre presi come tali. La figura del comunicatore o della comunicatrice di fauna porta una consapevolezza, a parte il sapere necessario teorico, e strumenti utili anche per l’amministrazione, il settore della comunicazione in generale, ad altri campi… Che esperienze avete colto dai diplomati delle edizioni passati?

È capitato spesso che, al termine dei moduli formativi sui casi studio – grandi carnivori in Alto Adige e in Trentino, gestione del cervo nel Parco dello Stelvio, controllo delle specie aliene, mantenimento dei pascoli alpini – gli studenti abbiano commentato: “Ho iniziato la settimana con un’idea in testa e me ne torno a casa con il suo esatto contrario…”. Il percorso formativo è infatti composto da numerosi moduli pratici, durante i quali i partecipanti lavorano direttamente insieme a professionisti del settore, confrontandosi con attività applicative e casi reali: è proprio attraverso l’esperienza diretta che si coglie la complessità, al di là degli slogan dei media e della polarizzazione che spesso ammantano argomenti controversi come la coesistenza con orso e lupo, o la necessità di gestire cervo e cinghiale, o ancora la sostenibilità dell’attività di alpeggio. Queste esperienze costituiscono spesso anche l’inizio di future collaborazioni professionali, soprattutto per coloro che si distinguono per capacità, impegno e spirito di iniziativa.

 

“La biodiversità – non ha una voce propria.”

 

Un punto forte del programma sono sicuramente le opportunità di conoscere diversi ambienti lavorativi, a parte i professionisti universitari, collaborate con la Fondazione Edmund Mach a San Michele, con l’Istituto Oikos a Milano, con il quotidiano VareseNews, con MUSE Museo di Scienze di Trento e con il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. Quindi ricerca, organizzazione, giornalismo, comunicazione nei musei per un pubblico generico. 

Le organizzazioni partner del Master rappresentano delle eccellenze nei rispettivi ambiti di azione e, come tali, ci permettono di costruire quel mosaico di competenze che risulta poi utile ai partecipanti per muoversi nel complesso ecosistema della comunicazione della natura, del paesaggio, dell’agricoltura. Ma la formazione avviene anche grazie al confronto con svariati professionisti che, nel settore dell’editoria, del giornalismo, della fotografia, dei video e tanto altro, trasmettono le loro esperienze dirette, veicolando anche l’importante messaggio che, nel campo della comunicazione di natura, ognuno può crearsi la propria nicchia lavorativa, sfruttando le proprie caratteristiche professionali. Ecco quindi che, tra i diplomati delle prime quattro edizioni, una ragazza laureata in belle arti ha preso la via dello science scribing (disegno in tempo reale di contenuti scientifici), due studentesse girano l’Italia con un reading teatrale che ribalta la prospettiva sugli alberi e ben due gruppi di studenti hanno creato società che progettano esposizioni itineranti legate alla biodiversità. E sono solo alcuni esempi...

L'autrice

Johanna Platzgummer, PhD in Storia Antica, lavora nel settore museale dal 1998 e, dal 2007, presso il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, nel reparto Didattica e Relazioni con il pubblico. Il fulcro del suo lavoro sono i cosiddetti grandi predatori.

La nostra società è organizzata a settori, e molto spesso rappresentata da chi ha interessi materiali o ideali. Chi è ben rappresentato ha la meglio. Chi rappresenta gli interessi della fauna selvatica? Che significa la conservazione degli spazi vitali? Le amministrazioni, le associazioni, i mediatori professionisti?

La fauna selvatica - ma potremmo anche dire, in senso generale, la biodiversità – non ha una voce propria: a rappresentarla siamo noi. Tecnici, amministrazioni, associazioni, ma anche comunicatori e mediatori che aiutano a tradurre la complessità degli ecosistemi in decisioni comprensibili. Per trovare un equilibrio nessun attore basta da solo, ma servono invece dati, competenze gestionali e capacità di evitare polarizzazioni e cortocircuiti comunicativi. Ed è qui che si inserisce il Master Fauna HD: formare professionisti capaci di costruire ponti tra scienza, istituzioni e cittadini, perché oggi la conservazione è prima di tutto una sfida culturale.