Der Walschkreis
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Abbonati ora a S+Prima fumata bianca a Roma per il collegio “italiano” di Bolzano-Bassa Atesina. Nel corso dell’odierna discussione parlamentare per la modifica della legge elettorale, l’aula della Camera ha infatti approvato con 202 voti favorevoli e 130 contrari l'emendamento presentato dal deputato altoatesino Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) che ridisegna i collegi senatoriali dell’Alto Adige. Dai banchi della SVP Manfred Schullian ha però annunciato il proprio voto contrario.
Lo scambio Fratelli-SVP
L’articolo così modificato riscrive le tabelle allegate alla legge 422 del 1991 – che attuava la misura 111 del “Pacchetto” – con la conseguenza che per l’elezione del Senato il collegio uninominale di Bolzano-Bassa Atesina passerebbe da 18 a 12 comuni, cedendo l’Oltradige e la Strada del Vino (Appiano, Caldaro, Cortaccia, Magrè e Termeno) al collegio Merano-Venosta e Aldino al collegio Bressanone-Pusteria. Se la riforma andrà in porto anche al Senato, il collegio del capoluogo avrà una maggioranza di lingua italiana, rendendo il seggio contendibile soprattutto per i candidati di lingua italiana – cioè pressoché “sicuro” per il candidato del centrodestra.
La proposta di Urzì sembra la contropartita che Fratelli d’Italia presenta alla Volkspartei dopo la blindatura della rappresentanza di lingua tedesca nella riforma elettorale, ovvero dei collegi uninominali della Camera in Trentino-Alto Adige – con l’esclusione dei seggi proporzionali della nostra regione dal premio di maggioranza e de facto la garanzia del terzo deputato SVP sul “listino”. L’Obmann Dieter Steger aveva chiarito nei giorni scorsi che in cambio il Governo dovrà dare garanzie anche per il gruppo linguistico tedesco, e in ogni caso vincolare le modifiche a uno scambio di note con Vienna – così come spiegato a SALTO da Francesco Palermo.
Riunita d’urgenza mercoledì sera, la direzione SVP ha confermato la linea del dialogo. L’emendamento di Urzì – “non concordato”, puntualizza Via Brennero – ha imposto una nuova valutazione: al momento del voto i deputati Renate Gebhard e Dieter Steger non hanno partecipato, in ragione delle trattative in corso, mentre Manfred Schullian ha votato contro per “ragioni di Bezirk”. Per la Volkspartei la modifica tocca una misura del Pacchetto (trasmessa a Vienna e all’ONU con la quietanza liberatoria) e richiede quindi un nuovo scambio di note, anche se il ridisegno “rispetta formalmente la logica del Pacchetto” con due collegi favorevoli all’elezione di un tedesco e uno a quella di un italiano. Il vero risultato rivendicato è però un ordine del giorno approvato dall’aula della Camera che impegna il governo ad ancorare al diritto internazionale anche la rappresentanza delle minoranze alla Camera. Nel voto finale di giovedì la SVP si asterrà: “un’astensione costruttiva”, che riconosce i miglioramenti ottenuti ma attende che gli impegni presi, scambio di note in primis, vengano onorati “sotto osservazione fino al voto del Senato”.
“Un Urzìmandering”
Per il Partito Democratico è intervenuta in aula la deputata trentina Sara Ferrari “eletta in un territorio bilingue”: “Sapete cos’è il gerrymandering? – ha domandato – È quella manipolazione che negli Stati Uniti Trump e i repubblicani stanno mettendo in campo nel ridisegnare i confini dei collegi per poter vincere. Un trucco che assomiglia tanto all’operazione di questo emendamento”. Il meccanismo, secondo la deputata dem, è evidente: “Con il sistema attuale il candidato della destra alle elezioni del 2022 è risultato terzo nel collegio di Bolzano, dietro al Partito Democratico e alla SVP. Con questo emendamento quel candidato uscirebbe oggi vincitore, perché il collegio viene ridisegnato in chiave etnica: diventa più italiano togliendogli i comuni di lingua tedesca. Perché questo ridisegno? Banalmente perché in Alto Adige il candidato della destra non prende i voti degli elettori di lingua tedesca, contrariamente ai nostri candidati, che infatti vincono. Non voteremo a favore di questo passo indietro verso l'etnicizzazione della rappresentanza”.
A Ferrari si è unito il capogruppo PD in commissione Affari costituzionali Federico Fornaro: “A più di due secoli da quel 1812, quando il governatore del Massachusetts Elbridge Gerry firmò una legge che ridisegnava i collegi elettorali – e li disegnò a forma di salamandra, da cui gerrymander – ci ritroviamo di fronte a un Urzìmander”. Un’operazione, ha attaccato, “che non abbiamo potuto discutere” e le cui ragioni “sono evidentemente ragioni di bottega. Ma allora perché non ridisegnare tutti i collegi? Ricordo che i collegi e il sistema elettorale che garantisce e tutela la minoranza tedesca sono oggetto di trattato internazionale, e noi facciamo un emendamento non discusso, non coordinato con tutte le forze politiche”. Poi la stoccata rivolta ai banchi della Volkspartei: “Mi colpisce il silenzio della SVP: dove siete, colleghi? Oggi lo fanno su questo, un domani lo faranno su altro”. Schullian ha poi replicato, telegrafico, annunciando il voto contrario.
Cosa succede ora
L’emendamento entra così nel testo della riforma elettorale, il cui voto finale alla Camera è atteso entro venerdì, prima del passaggio al Senato dove siede il “diretto interessato”: il senatore delle autonomie Luigi Spagnolli, eletto nel 2022 battendo Manfred Mayr (SVP) proprio grazie ai voti linguisticamente “trasversali” che il nuovo perimetro vuole neutralizzare. Spagnolli ha bollato la proposta come “una furbata” che riporta l’Alto Adige indietro di decenni: “Sono trent’anni che abbiamo sempre più elettori che votano un candidato di lingua diversa”. Sull’esito finale, però, il senatore resta scettico: la legge “passerà alla Camera, poi arriverà in Senato e vedremo come andrà”.
La storia del collegio
Il collegio senatoriale di Bolzano esiste dal 1948, ma gli attuali confini sono definiti dal 1991. Il nuovo assetto debuttò alle politiche del 1992 e da allora è sopravvissuto a tutte le leggi elettorali, dal Mattarellum (1993) al Porcellum (2005) sino al Rosatellum (2017). Il collegio pensato per essere “più italiano” non ha quasi mai funzionato. Nel 1992 e nel 1994 vinse Karl Ferrari (SVP) mentre nel 1996 la dispersione dei voti causata dalla divisione tra SVP e centrosinistra premiò Adriana Pasquali (Alleanza Nazionale), unica vittoria del centrodestra nella storia del collegio elettorale.
Dal 2001 al 2008 fu la volta di Oskar Peterlini della SVP, eletto per tre legislature con l’appoggio del centrosinistra, mentre nel 2013 toccò a Francesco Palermo, indipendente sostenuto da SVP e PD (per la cronaca, nel collegio si candidò anche lo stesso Urzì con L’Alto Adige nel Cuore, fermandosi al 4,4%). Nel 2018 fu eletto Gianclaudio Bressa (PD), sempre con l’accordo tra centrosinistra e Stella alpina. L’eccezione è il 2022, con la sfida a tre (e senza desistenze) vinta per pochi voti da Luigi Spagnolli.
Der bisherige Wahlkreis hat…
Der bisherige Wahlkreis hat die entho-politische Situation von Bozen+Überetsch-Unterland gut abgebildet: keine Sprachgruppe und auch keine politische Ausrichtung dominiert die andere. Ein Kandidat, der beide Sprachgruppen anspricht, kann auch zum Vertreter für beide Sprachgruppen gewählt werden - unabhängig von der Sprache die er selbst spricht.
Aber hier geht es ohnehin nicht um eine inhaltliche Debatte. Hier lässt sich ein Abgeordneter genau jenen Wahlkreis neu zeichnen, für den er mit allerhöchster Wahrscheinlichkeit nächstes Jahr selbst kandidieren will. Und sieh an, er zieht sich den Wahlkreis genau so dass er mit angrenzender Garantie in den Senat einziehen wird. Würden seine Wähler woanders wohnen, sähe der Wahlkreis ganz anders aus. Gleiches gilt auch dafür wenn die deutschsprachigen Wähler:innen Mitte-Rechts wählen würden. Amerikanische Zustände!
Aber in den USA müssen die Wahlkreise in einem Bundesstaat zumindest gleichmäßige Bevölkerungsanteile beinhalten, was in Südtirol ja nicht der Fall zu sein scheint, wenn man ohne weiteres Gemeinden mit in Summe >31.000 Einwohnern ohne Kompensation verschieben kann.
È emblematico della…
È emblematico della mentalità del proponente e dell’attuale stile di mercanteggiamento politico che caratterizza i rapporti tra la Giunta provinciale e il Governo nazionale — o, più precisamente, tra i partiti che li sostengono.