Otto von Guggenberg e Friedl Volgger: i due delegati della SVP alla Conferenza di Parigi. Immagine: Montage SALTO
Cultura | Cronaca dell’Accordo

Dal 19 al 25 agosto 1946

La cronaca degli avvenimenti che portarono alla stipula dell’accordo De Gasperi-Gruber (11).

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19 agosto. Monticolo. Il lago, spiaggia di casa per i bolzanini, esige la quarta vittima della stagione. Un diciannovenne di Cornaiano annega nelle acque insidiose dello specchio lacustre.
 

20 agosto. Parigi. La delegazione austriaca, compreso il gruppo tirolese con Volgger e Guggenberg, arriva nella capitale. Alloggiano, ricorda Volgger nelle sue memorie, all’Hotel Triomphe. Nome assai poco giustificato dalla qualità dell’alloggio che aveva però il pregio di essere vicino alla sede della legazione austriaca.
 

21 agosto. Parigi. L’Italia presenta al segretario della Conferenza il memorandum, elaborato da Carandini relativo all’articolo 10 del trattato di pace. Al primo posto la ribadita disponibilità a concedere facilitazioni all’Austria per il traffico ferroviario e stradale lungo l’asse della Pusteria. Di seguito l’elenco delle misure già prese per assicurare ai sudtirolesi la scuola nella loro lingua il ripristino della toponomastica tedesca; la ribadita accettazione della revisione per le opzioni del 1939. In chiusura la promessa della concessione dell’autonomia attraverso un progetto da presentare alla Costituente.

21 agosto. Parigi. Gruber presenta le richieste austriache davanti alla Conferenza. Dalla tribuna del Palazzo del Lussemburgo, il Ministro austriaco, dopo un lungo preambolo storico, per delineare la posizione austrica riguardo alla politica complessiva del Reich hitleriano, ripete la sostanza delle posizioni di Vienna, delle richieste dei sudtirolesi desiderosi di tornare a far parte della patria austriaca.
 

22 agosto Parigi. Dopo l’incarico ricevuto, Nicolò Carandini inizia a tessere la tela dei suoi contatti con l’Austria. Il 22 agosto vede il Ministro di Vienna Karl Gruber e così riferisce gli esiti del colloquio a De Gasperi:

“Tutti gli aspetti della questione riguardante il caso specifico dell’Alto Adige e delle future relazioni italo-austriache sono stati esaminati di massima, in piena franchezza ed obiettività. Ho compiuta la esposizione del punto di vista italiano secondo le direttive convenute col presidente De Gasperi al quale il ministro Gruber mi ha incaricato di riportare il suo punto di vista, aggiungendo che, appena la situazione lo renderà opportuno, sarà molto lieto di avere con lui un personale incontro.

È evidente che il ministro Gruber, pur dovendo per ovvie ragioni insistere per una soluzione territoriale favorevole alle aspirazioni austriache, nutre scarsa fiducia nella possibilità di modificare le decisioni già raggiunte dai Quattro. Nel caso del rispetto dello statu quo si è constatato come vi sia, da parte austriaca ed italiana, un eguale sincero desiderio di giungere ad accordi tali da garantire una duratura sistemazione nel quadro di quella tutela delle minoranze alla quale è tanto interessata l’Austria in Alto Adige quanto l’Italia in Venezia Giulia.”

 

23 agosto. Bolzano. L’Alto Adige pubblica il testo della lettera inviata tempo prima dal vescovo Geisler al Ministro degli esteri di Londra Bevin. Caustico commento del giornalista Leopoldo Sofisti.

23 agosto. Parigi. Gruber scrive una lunga lettera al Cancelliere Leopold Figl. Nella missiva il minuzioso resoconto dell’attività svolta, a partire dal discorso tenuto due giorni prima alla conferenza, per proseguire con i contatti avuti sulla questione altoatesina con gli esponenti di varie delegazioni. Secondo il ministro, anche tra i delegati dei piccoli stati c’è diffusa simpatia per le posizioni austriache. Il fatto che ci si debba attenere, sul tema in questione, alle decisioni prese dai Quattro Grandi, non significa che non ci siano, a suo giudizio, gli spazi, per riuscire a inserire in qualche modo nei trattati di pace garanzie per la sorte dei sudtirolesi.

 

24 agosto. Bolzano. Economia di guerra anche in tempo di pace. Gli ospedali non hanno soldi per dare da mangiare ai ricoverati che devono portarsi dietro le tessere annonarie. Intanto, come ovvio in questi casi, prolifera la borsa nera. Chi ha i soldi può comprarsi di tutto. Le autorità affermano di aver ricevuto oltre centocinquanta denunce solo negli ultimi mesi.

24 agosto Parigi. Nuovo incontro italo-austriaco. Stavolta Carandini vede il suo omologo Schmid che gli annuncia quali saranno le prossime mosse decise da Vienna:

La delegazione austriaca presenterà lunedì alla Segreteria della Conferenza un memorandum contenente un emendamento all’art. 10 ed uno all’art. 14. Per incarico di Gruber mi consegna preventivamente il testo dei due emendamenti. Mi esprime il desiderio di Gruber che, procedendo nella piena fiducia e buona volontà che si è stabilita fra noi, il Governo italiano e quello austriaco possano accordarsi per la inclusione nel trattato della clausola di garanzia contenuta nell’emendamento all’art. 14 (con le rettifiche che noi crederemo necessarie) in modo da far trovare la Conferenza di fronte al fatto compiuto di una libera intesa italo-austriaca.

Gli chiedo quale valore devo dare a questa proposta che risponde pienamente agli sforzi che io ho compiuto sin qui per una intesa italo-austriaca. Evidentemente la proposta ha un senso e può avere un seguito costruttivo se l’Austria rinuncia con essa alla sua tesi principale di rivendicazione territoriale. Chiedo cioè a Schmid se l’Austria sta o no compiendo un doppio gioco. Egli mi assicura con calore di parlarmi con la stessa mia sincerità. L’attuale atteggiamento austriaco è realistico. Non vi è, secondo Gruber, alcuna possibilità di far ritornare i Quattro sulla decisione di rispetto dello statu quo. L’Austria desidera quindi giungere ad una soluzione che contempli e garantisca internazionalmente l’autonomia delle minoranze di lingua tedesca, e intende con ciò mettere su basi definitive i suoi buoni rapporti futuri con l’Italia.

Osservo che la modifica all’art. 10 (salvo rettifiche) mi pare accettabile in massima mentre quella all’art. 14 è superflua e per di più inaccettabile.”

 

Carandini allega al suo messaggio il testo delle proposte austriache:

“L’Italia concluderà con l’Austria, entro un anno, accordi volti a garantire, senza tener conto dell’accordo Hitler-Mussolini del 1939, alla popolazione autoctona della provincia di Bolzano e dei comuni elencati nell’allegato la libertà del suo sviluppo economico e culturale con la concessione di un’autonomia regionale, garantire la libertà di circolazione delle persone e delle merci tra detta regione e l’Austria per quanto riguarda i prodotti originari di tale regione e il suo normale fabbisogno di importazione.

Allegato all’articolo 10

I comuni appartenenti alla provincia di Trento: Proveis (Proves), Laurein (Lauregno), Unsere Liebe Frau im Walde (Senale), St. Felix (San Felice), Aldein (Valdagno), Altrei (Anterivo), Auer (Ora), Branzoll (Bronzolo), Gfrill (Caoria di Salorno), Kurtatsch (Cortaccia), Kurtinig (Cortina all’Adige), Margreid (Magré all’Adige), Montan (Montagna), Neumarkt (Egna). Salurn (Salorno), Tramin (Termeno), Truden (Trodena), Unterfennberg (Favogna di Sotto), Canazei, Vigo di Fassa e Moena, nonché i comuni appartenenti alla provincia di Belluno: Cortina d’Ampezzo, Colle S. Lucia e Buchenstein (Livinallongo).

Articolo 14

L’Italia adotterà tutte le misure necessarie per garantire a tutte le persone soggette alla sua giurisdizione, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione, il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, compresa la libertà di espressione, di stampa e di pubblicazione, la libertà di culto.”

 

24 agosto. Parigi. Carandini scrive ancor a De Gasperi, comunicandogli ulteriori dettagli emersi dall’incontro con Schmid:

Schmid, per incarico di Gruber (che incontrerò personalmente lunedì) mi ha incaricato di dirti in via strettamente riservata che il Governo austriaco desidererebbe vivamente e considererebbe come un grande successo psicologico italo-austriaco alla Conferenza, se Italia e Austria si accordassero liberamente per proporre in comune alla Conferenza stessa un emendamento che risolvesse nel senso specificato nella proposta austriaca di emendamento agli art. 10 e 14 la questione dell’Alto Adige, dopo riconosciuto lo statu quo territoriale. Personalmente ho accolto con grande favore questa idea assicurando Schmid che ritenevo tu avresti accolto con pieno favore la proposta. Ti prego ora di considerare la cosa, di valutarne l’importanza pratica e morale e di telegrafarmi d’urgenza dicendomi se in linea di massima posso procedere con Gruber su questo terreno. La buona fede austriaca mi pare evidente e mi è stata con calore confermata da Schmid, il quale mi ha detto, rispondendo alla mia domanda se esso poteva garantirmi che l’Austria non faceva un doppio gioco, che egli aveva piena fiducia in me e che mi pregava di avere eguale fiducia in lui.

Gli ho chiesto allora che cosa il Governo austriaco pensava in pratica, in merito alla estensione territoriale della autonomia. Se cioè esso era favorevole, come pareva fossero favorevoli alcuni elementi del Volkspartei alla estensione della autonomia alla provincia di Trento o no. Gli ho fatto osservare che la estensione alla provincia di Trento avrebbe garantito un maggior peso fisiologico e quindi una maggiore pratica garanzia alla concessione dell’autonomia alle popolazioni di lingua tedesca. Egli mi ha risposto schiettamente che il Governo austriaco considererebbe la estensione della autonomia alla provincia di Trento come una diluizione della autonomia che esso invoca più ristretta per l’area interessante le popolazioni di lingua tedesca e che quindi fa della limitazione dell’autonomia al Sud Tirolo propriamente detto una questione essenziale. Ritengo però che su questo particolare vi sia modo di trattare. Anche a questo riguardo ti prego di farmi avere istruzioni telegrafiche urgenti. Ti prego inoltre di dirmi se, qualora in seguito al prossimo colloquio con Gruber lo ritenessi necessario, dopo aver sentito Bonomi e Saragat, mi autorizzi eventualmente a venire a Roma per dodici ore per riferirti. Si tratta di una questione che va decisa con una certa urgenza perché, se la proposta in comune italo-austriaca deve essere avanzata, ciò deve avvenire, per avere il necessario effetto psicologico, in tempo debito.”

 

24 agosto. Parigi. Otto von Guggenberg scrive a Karl Tinzl, Interessante notare come nella corrispondenza i due utilizzino pseudonimi per evitare l’identificazione da parte italiana. Guggenberg è Berner, Friedl Volgger che è con lui a Parigi, è Brenner, il Ministro Gruber è indicato come Chef. Guggenberg racconta nella lettera del lungo incontro avuto dai sudtirolesi con il leader sudafricano Smuts. Per quest’ultimo, tramontata ogni ipotesi di concessione del diritto all’autodecisione, la soluzione migliore sarebbe quella di uno statuo di autonomia blindato sotto il controllo dell’ONU.

Sudtirolesi a Parigi

A Parigi sono dunque arrivati, avventurosamente, i due delegati della SVP. Si possono quindi tracciare in breve le note biografiche di Friedl Volgger e Otto von Guggenberg.

Otto von Guggenberg. Nacque a Bressanone nel 1887, quarto figlio del politico e medico termale Otto von Guggenberg. Studiò legge alle Università di Vienna e Innsbruck e, durante la Prima Guerra Mondiale, prestò servizio come tenente di artiglieria sul fronte italiano. Nel 1919, von Guggenberg, insieme a Walter Lutz, fu inviato a Berna, dove gli fu affidato il compito di influenzare diplomatici dell’Intesa, corrispondenti di giornale e personaggi influenti per impedire l’annessione dell’Alto Adige all’Italia. Poté rientrare in Alto Adige solo nel 1925. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, von Guggenberg fu nominato vicesindaco di Bressanone nel 1945, ma si dimise da tale incarico nel 1946 a seguito di disaccordi con il prefetto italiano. Nello stesso anno, insieme a Friedl Volgger, rappresentò gli interessi altoatesini alla Conferenza di pace di Parigi, dove fu concluso l’Accordo De Gasperi Gruber. Dal 1947 al 1952 fu segretario della SVP e dal 1952 al 1954 assunse la carica di Obmann. Fu eletto alla Camera dal 1948 al 1958. Morì a Bressanone nel 1971.

Friedl Volgger. Nato il 4 settembre 1914 a Ridanna, morto il 15 maggio 1997 a Bolzano. Politico, giornalista, tra i fondatori della SVP, deputato e senatore della Repubblica.

Volgger frequentò il Vinzentinum e gli studi di teologia presso il Seminario di Bressanone. Dopo alcuni anni, si trasferì all’Università di Innsbruck. Arrestato dalla polizia fascista per aver tenuto corsi clandestini di tedesco nelle Katakombenschulen, Volgger si rifugiò in Austria da dove rientrò però dopo l’Anschluss nazista del 1938, Nell’anno successivo entrò a far parte della redazione del quotidiano Dolomiten. Il gruppo di redattori guidato dal Canonico Gamper si impegnò nella battaglia contro le opzioni Hitler-Mussolini del 1939.  Volgger, Gamper e altre figure di spicco rimaste in Alto Adige, come Erich Amonn e Josef Mayr-Nusser, fondarono nello stesso anno la Lega Andreas Hofer (AHB), che presiedette fino al 1943. Nel marzo del 1944, Volgger fu arrestato dai nazisti e deportato nel campo di concentramento di Dachau. Al suo rientro divenne figura di spicco della neo-costituita SVP e in questa veste ricoprì un ruolo di spicco nelle trattative che portarono all’Accordo di Parigi. Fu caporedattore del Dolomiten e deputato nella prima legislatura repubblicana. Fu anche a fianco di Silvius Magnago quando questi, nel 1957, fu eletto Obmann della SVP. Nello stesso anno Volgger fu arrestato perché sospettato di complicità con il nascente movimento terroristico sudtirolese. Fu rilasciato dopo breve tempo. Negli anni successivi matura il suo licenziamento dal Dolomiten per contrasti con il nuovo responsabile dell’Athesia Toni Ebner. Nel 1960 partecipò, sempre con la delegazione austriaca, ai negoziati delle Nazioni Unite sulla questione altoatesina. Nello stesso anno fu eletto anche in Consiglio Regionale. Nel 1967 fu eletto senatore, carica che mantenne sino al 1972.

SVP