Politica | Catchword

Dignità: farsa e tragedia della politica

Immagine: canale Youtube Count Binface
Slogan e social hanno accelerato la perdita di dignità della classe dirigente. Un declino che, nell’indifferenza degli elettori, minaccia la democrazia.

Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!

Abbonati ora a S+

La perdita di dignità della politica non è un fenomeno recente. Provocazioni e personaggi da baraccone sono sempre esistiti. Della corruzione, della cleptocrazia e della trasformazione del mandato politico in una macchina di favori per i propri accoliti non parliamo nemmeno. Umano, troppo umano, anche se non dovrebbe essere umano smettere di indignarsi. Magari si smette di votare ma, per quanto l'astensionismo costituisca un grave problema sociale e politico, sul piano giuridico è irrilevante, perché nelle elezioni non c’è il quorum, e decide comunque chi a votare ci va, fossero pure quattro gatti.

Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l’inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.

Ma se i sintomi ci sono da tempo, la malattia della indegnità in politica è ora conclamata. 

Cosa ha fatto aggravare la situazione? Certo, nella società della comunicazione immediata e del (conseguente?) leaderismo, diventa più facile, e per molti imprenditori politici quasi irresistibile, alzare il livello della provocazione e abbassare quello dell’argomentazione. La politica si riduce a slogan, catchword e frasi fatte, ripetute acriticamente. E i media seguono: una delle manifestazioni più avvilenti di questa perdita di dignità sono i servizi dei notiziari nei quali sfilano per dieci secondi ciascuno esponenti politici, solitamente di seconda fila, incaricati di recitare la loro frasetta miserabile. Interventi talmente avvilenti da risultare comici.

Ma questa semiotica spiccia non basta a spiegare la differenza strutturale tra la politica di oggi e i provocatori o i pagliacci del passato. Siamo di fronte a un salto (all’indietro) di qualità. I social, la comunicazione permanente e i messaggi rivolti ai propri follower anziché agli elettori vi hanno certamente contribuito. Ma l’accumulazione quantitativa ha ormai prodotto un mutamento qualitativo. 

E‘ cambiato lo status stesso della politica, la sua percezione tra le persone, e persino la propria autoconsiderazione. Tanto che a parlare male della politica è per prima la politica stessa. 

È il paradosso del calvo: togliendo un capello non accade nulla, e nemmeno togliendone due; ma, a forza di sottrarli, a un certo punto la persona è diventata calva, senza che si possa stabilire quale capello abbia fatto la differenza.

Ma non basta la comunicazione. Il problema è di dignità. Il suo decadimento assume due forme principali: la farsa e la tragedia. Ma, rovesciando Marx, secondo cui la storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa, oggi l’ordine sembra invertito. La farsa conserva almeno una parvenza di dignità: proprio mentre dileggia la politica, la prende sul serio, perché ne presuppone e ne rivendica l’importanza. Non a caso i dittatori sono sempre stati poco dotati di senso dell’umorismo. La presenza di Cicciolina in Parlamento aveva una funzione provocatoria e, a suo modo, di denuncia: era la farsa che smascherava l’ipocrisia e la perdita di dignità della politica. Ed erano gli anni Ottanta.

Qualcosa di simile si è visto quest’estate nel Regno Unito con Count Binface, l’antipolitico vestito da bidone dell’immondizia che ha ottenuto il 27% dei voti nelle elezioni suppletive del collegio di Clacton contro Nigel Farage. Nello scontro titanico tra il bidone faceto e quello serio, ha vinto il secondo. Dai Pirati alla Bierpartei, ma prima col Rinoceronte e molti altri, spesso la protesta ama travestirsi da burla. Con alterni risultati in termini di consenso (e di comicità), la farsa può aiutare la politica a recuperare dignità, anche se poi finisce per svilirla ulteriormente. E talvolta si ibrida diventando dramma dai peggiori toni populisti, come il partito ceco degli automobilisti.

Peggio della farsa è però la tragedia: quella in cui politici veri si prendono terribilmente sul serio mentre accompagnano le società verso il baratro. 

Quando poi si arriva a promettere denaro o vantaggi economici in cambio di voti, come ha fatto di recente Trump in una delle sue innumerevoli performance per l’erosione della democrazia, non solo si commette un illecito (figurarsi quanto gliene importa) ma si abbandona definitivamente l’idea che la politica sia un servizio da esercitare con dignità. Se tale servizio sia svolto bene o male lo decidono (non sempre dignitosamente) gli elettori; ma la dignità dovrebbe restare una condizione non negoziabile della politica. Certi snob polemizzano scioccamente sui titoli di studio dei politici. Ma ciò che conta davvero è la dignità, e quella non si rilascia su pergamena. È una categoria precostituzionale, e non è misurabile, ma si vede benissimo. E che agli elettori sembri importarne sempre meno è il dato in assoluto più inquietante.

Disponibile su:  

    
Spotify  ●  Apple Podcasts  ●  Youtube  ●  Castbox  ●  Amazon Music  ●  Audible  ●  Spreaker  

 

La serie completa

Catchword

I podcast di SALTO

Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google