Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!
Abbonati ora a S+La perdita di dignità della politica non è un fenomeno recente. Provocazioni e personaggi da baraccone sono sempre esistiti. Della corruzione, della cleptocrazia e della trasformazione del mandato politico in una macchina di favori per i propri accoliti non parliamo nemmeno. Umano, troppo umano, anche se non dovrebbe essere umano smettere di indignarsi. Magari si smette di votare ma, per quanto l'astensionismo costituisca un grave problema sociale e politico, sul piano giuridico è irrilevante, perché nelle elezioni non c’è il quorum, e decide comunque chi a votare ci va, fossero pure quattro gatti.
Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l’inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.
Ma se i sintomi ci sono da tempo, la malattia della indegnità in politica è ora conclamata.
Cosa ha fatto aggravare la situazione? Certo, nella società della comunicazione immediata e del (conseguente?) leaderismo, diventa più facile, e per molti imprenditori politici quasi irresistibile, alzare il livello della provocazione e abbassare quello dell’argomentazione. La politica si riduce a slogan, catchword e frasi fatte, ripetute acriticamente. E i media seguono: una delle manifestazioni più avvilenti di questa perdita di dignità sono i servizi dei notiziari nei quali sfilano per dieci secondi ciascuno esponenti politici, solitamente di seconda fila, incaricati di recitare la loro frasetta miserabile. Interventi talmente avvilenti da risultare comici.
Ma questa semiotica spiccia non basta a spiegare la differenza strutturale tra la politica di oggi e i provocatori o i pagliacci del passato. Siamo di fronte a un salto (all’indietro) di qualità. I social, la comunicazione permanente e i messaggi rivolti ai propri follower anziché agli elettori vi hanno certamente contribuito. Ma l’accumulazione quantitativa ha ormai prodotto un mutamento qualitativo.
E‘ cambiato lo status stesso della politica, la sua percezione tra le persone, e persino la propria autoconsiderazione. Tanto che a parlare male della politica è per prima la politica stessa.
È il paradosso del calvo: togliendo un capello non accade nulla, e nemmeno togliendone due; ma, a forza di sottrarli, a un certo punto la persona è diventata calva, senza che si possa stabilire quale capello abbia fatto la differenza.
Ma non basta la comunicazione. Il problema è di dignità. Il suo decadimento assume due forme principali: la farsa e la tragedia. Ma, rovesciando Marx, secondo cui la storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa, oggi l’ordine sembra invertito. La farsa conserva almeno una parvenza di dignità: proprio mentre dileggia la politica, la prende sul serio, perché ne presuppone e ne rivendica l’importanza. Non a caso i dittatori sono sempre stati poco dotati di senso dell’umorismo. La presenza di Cicciolina in Parlamento aveva una funzione provocatoria e, a suo modo, di denuncia: era la farsa che smascherava l’ipocrisia e la perdita di dignità della politica. Ed erano gli anni Ottanta.
Qualcosa di simile si è visto quest’estate nel Regno Unito con Count Binface, l’antipolitico vestito da bidone dell’immondizia che ha ottenuto il 27% dei voti nelle elezioni suppletive del collegio di Clacton contro Nigel Farage. Nello scontro titanico tra il bidone faceto e quello serio, ha vinto il secondo. Dai Pirati alla Bierpartei, ma prima col Rinoceronte e molti altri, spesso la protesta ama travestirsi da burla. Con alterni risultati in termini di consenso (e di comicità), la farsa può aiutare la politica a recuperare dignità, anche se poi finisce per svilirla ulteriormente. E talvolta si ibrida diventando dramma dai peggiori toni populisti, come il partito ceco degli automobilisti.
Peggio della farsa è però la tragedia: quella in cui politici veri si prendono terribilmente sul serio mentre accompagnano le società verso il baratro.
Quando poi si arriva a promettere denaro o vantaggi economici in cambio di voti, come ha fatto di recente Trump in una delle sue innumerevoli performance per l’erosione della democrazia, non solo si commette un illecito (figurarsi quanto gliene importa) ma si abbandona definitivamente l’idea che la politica sia un servizio da esercitare con dignità. Se tale servizio sia svolto bene o male lo decidono (non sempre dignitosamente) gli elettori; ma la dignità dovrebbe restare una condizione non negoziabile della politica. Certi snob polemizzano scioccamente sui titoli di studio dei politici. Ma ciò che conta davvero è la dignità, e quella non si rilascia su pergamena. È una categoria precostituzionale, e non è misurabile, ma si vede benissimo. E che agli elettori sembri importarne sempre meno è il dato in assoluto più inquietante.
Disponibile su:
Spotify ● Apple Podcasts ● Youtube ● Castbox ● Amazon Music ● Audible ● Spreaker
La serie completa
Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google
Cioé,se il re é nudo,la…
Cioé,se il re é nudo,la colpa è di Pierino?
In risposta a Cioé,se il re é nudo,la… di franz
Lacht das Pferd?
Lacht das Pferd?
Man Liest den Artikel und…
Man Liest den Artikel und man stimmt überall zu.
Und doch bleibt irgendwo ein Gefühl der Ohnmacht hängen, ein Gefühl des Zuschauers, der staunt, was geschieht und es eigentlich nicht glauben mag.
Bei manchen dieser Kurzvideos, Reels auch Wut.
Die Würde einer Gesellschaft versinkt im braunen Moor, sieht man die Reels von Wirth Anderlan, um nur ein Beispiel zu nennen.
Ein Un-Kultur, die den Zuseher verletzt.
In risposta a Man Liest den Artikel und… di Peter Gasser
@„Peter Gasser“ Du hast…
@„Peter Gasser“
Du hast recht. Peter Sloterdijks Betrag zur Geschichte der Entstehung der Republik entsteht aus einem Nein gegen die: Infamie
Ubersetze es mal als 🪟🎭
WE DAY
Recht darf nicht ideostrategisch missbraucht und beklatscht werden.
Free Space - Fair Play 🍃 Bio
Wahre Bürgerschaft verweigert die blinde Untertänigkeit. Demokratie darf nicht tump werden.
Echter Schutz duldet keine Unterwerfung und keine politischen Ablenkungsmanöver.
Verteidigen wir unseren Eigensinn, unsere Provinz-Tiroler Bürgerschaft und unsere Selbstverwaltung – kritisch, wachsam und unabhängig! — ereignisbereit.
Man hat recht. Ein bisschen mehr überzeugenden Einsatz hätte man sich da von Julia Unterberger - Senatorin/senatrice als Fraktionssprecherin schon erwartet:
Man stelle sich die promovierte Juristin und die demokratische Solidarität vor: Jemand zieht in Rom – ganz wie einst Reut-Nicolussi unter Protest – aus dem Saal aus. Es wäre ein abgestimmter Streik mit allen demokratischen Verbündeten gewesen, getragen von der klaren Botschaft: Hände weg vom Legalitätsprinzip!
Das Verfassungsrecht-Gutachten dazu: „Manipolazione della democraticità“ (erosion of democratic quality). Die Gefahr der Demokratie durch eine autoritäte Demokratur ist real.
Reden wir trotzdem von Demokratie und Frieden: Art. 117,1 der it. Verfassung — ‚Pacta sunt servanda!‘; Art 3; 6
Die internationale Paketmaßnahme 111 ist Teil unseres besonders schützenswerten demokratischen Raumes, der verbinden will.
Lassen wir uns nicht wieder spalten in: wir - ihr
So begann es schon einmal — Abwicklung — in der Diaspora hieß es: Eliminierung (Tarnkennzeichnung : „ Option - Arbeit macht frei - Endlösung - “)
Wieso will Rom dem Land und der Bevölkerung dennoch einseitig und von oben herab unbedingt einen künstlichen „BZ-Ghetto-Wahlkreis“ aufdrücken und das internationale Modell „Südtirol mit seiner Brückenfunktion“ restabwickeln?
Frieden und Demokratie im freien Raum (vgl. H. Arendt, M. Foucault) darf man nicht zerstören lassen.
Non si é stranieri a casa propria
(Vgl. die Raumwissenschaften)
Aus heutiger Perspektive…
Aus heutiger Perspektive wäre dabei besonders spannend: Kann Südtirol seine starke Autonomie bewahren und gleichzeitig eine politische Kultur entwickeln, die nicht nur aus Volksgruppenlogik besteht? Denn das Land hat inzwischen deutsche, italienische und ladinische Traditionen, Zuwanderung, neue Generationen und sehr unterschiedliche Lebenswelten.
Und das führt direkt zurück zu unserem Problem/Herausforderung „persönliche Entwicklung“ Eine Autonomie kann äußerlich sehr stark sein – aber wenn die Menschen selbst immer weniger Verantwortung übernehmen und Politik nur noch als Dienstleistung betrachten, wird auch eine gute Verfassung innerlich leer. und Opposition obsolet
Vielleicht sollten wir einmal genau darüber sprechen: Ist die Südtiroler Autonomie heute noch eine lebendige politische Idee – oder wird sie langsam zu etwas, das man nur noch verwaltet? Das wäre ein sehr „Notwrndiges“ Thema.
In risposta a Aus heutiger Perspektive… di Reinhard Schölzhorn
Wir müssen eine gemeinsame…
Wir müssen eine gemeinsame politische Perspektive entwickeln, in der alle politischen Akteure die Verantwortung für Südtirols Autonomie und seine sprachliche Vielfalt als gemeinsame Aufgabe anerkennen.
# Masche: Business as usual,…
# Masche: Business as usual, medialer Move, Ablenkung — Fassade , um vom eigentlichen Kern abzulenken. Von was wohl.
Wenn man dazu schweigt, stimmt man zu? Macht man sich zu deren Helfer und Diener?
Das ist genau der billige Spielzug, vor dem uns Heinrich Böll so eindringlich gewarnt hat – dieses verlangte „Mitmarschieren“ und die künstliche Euphorie, wenn das System wieder einmal von oben herab dirigieren will.
Aber an dieser Schwelle der Geschichte funktioniert dieser Move bei uns zum Glück net mehr so einfach. Sagt man.
Die Südtirolerschaft hat gelernt, hinter die Kulissen zu schauen. Wir lassen uns net mehr manipulieren oder durch symbolische Gewalt in den Gleichschritt zwingen!
Unsere Autonomie und das ethno-ethische Raunen im Land sind unser realer Schutzschild.
Bleiben wir ereignisbereit, wachsam und eigensinnig.
Unsere Wëg-Formel steht (ddj):Echter Schutz duldet keine Unterwerfung und keine politischen Moves. Wir verwalten selbst – unabhängig, kritisch und gschützt durchs Völkerrecht!
🏔️
✊
Bleiben wir kolonialbefreit und fair im Dialog
Eine demokratische…
Eine demokratische politische Kultur lässt sich nicht allein durch Appelle an das Verantwortungsbewusstsein verbessern. Sie braucht auch Verfahren und Kommunikationsbedingungen, die eine sachliche politische Auseinandersetzung fördern.
Genau mit diesen Bedingungen habe ich mich in meinem Beitrag „Meinungsbildung unter Druck“ beschäftigt.
https://salto.bz/de/article/17092026/meinungsbildung-unter-druck