“Asili? Nessuna emergenza”
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Dall’introduzione delle 36 ore settimanali per le educatrici dei nidi pubblici - entrate in vigore il 1° gennaio 2026 - le lamentele di famiglie e sindacati a Bolzano non si sono fermate. Ma per Elena Vecchietti, direttrice dell’Ufficio Servizi alla Prima Infanzia, il quadro è ben diverso: “Il servizio funziona regolarmente, non si sono registrate interruzioni. Non si comprende a cosa faccia riferimento il sindacato nel riferire di una gestione in costante emergenza”.
“Il tempo effettivo per adeguare i servizi è stato molto ristretto”, spiega Vecchietti. L’accordo di comparto che ha introdotto la riduzione dell’orario di lavoro da 38 a 36 ore per le educatrici all’infanzia è stato sottoscritto il 9 settembre 2025, con decorrenza 1° gennaio 2026. “Nonostante ciò, l’Ufficio Servizi alla Prima Infanzia ha avviato la progettazione della nuova organizzazione già a fine primavera/inizio estate 2025, quando circolavano solo le prime bozze dell’accordo”. L’obiettivo dichiarato era quello di mantenere l’apertura giornaliera di 8 ore, come previsto dalla normativa e dal mandato cittadino, escludendo l’ipotesi accennata dal sindacalista Markus Cappelo di una riduzione di orari del servizio nido per venire incontro alle esigenze delle lavoratrici.
“Il progetto è stato discusso internamente ad ASSB e presentato al personale educativo il 3 settembre. Successivamente è stato illustrato in incontri dedicati nei cinque coordinamenti dei 10 nidi (oltre 450 famiglie), coinvolgendo la sottoscritta, in qualità di direttrice d’ufficio, pedagogiste, coordinatrici e le circa 120 educatrici dei nidi”, spiega Vecchietti, illustrando l’iter amministrativo che è avvenuto nelle giornate del 29 ottobre, 5 novembre, 12 novembre, 19 novembre e 26 novembre. Parallelamente, il piano è stato condiviso con le organizzazioni sindacali in più occasioni, dall’invio del progetto a settembre fino a una mail di approfondimento inviata a febbraio 2026.
Inoltre, spiega Vecchietti, la nuova organizzazione è monitorata da un gruppo di lavoro composto da direzione, pedagogiste, coordinatrici e 14 rappresentanti del personale educativo. “La verifica della sostenibilità del modello avverrà con la fine dell’anno educativo ordinario (fine giugno), prima dell’inizio dell’accoglienza estiva”.
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Serve nuovo personale, ma non si trova
Secondo l’amministrazione, la riduzione oraria ha comportato circa 185 ore mancanti alla settimana, calcolate sulla base dei parametri provinciali (1 educatrice ogni 5 bambini), corrispondenti a 5,1 unità a tempo pieno (36 ore). Di queste, circa 30 sono state coperte dal personale part-time che ha deciso di mantenere l’orario settimanale a 19 ore anziché scendere a 18. Le restanti 155 ore settimanali corrispondono, secondo l’amministrazione, a 4,28 unità di personale. “Sono stati richiesti cinque jolly al 75%, pari a 3,75 unità equivalenti. Manca circa uno 0,50 di unità che – allo stato attuale – non serve in quanto un nido è chiuso per ristrutturazione”, spiega Vecchietti, che chiarisce come, ad oggi, sono stati assunti quattro su cinque jolly, in un mercato del lavoro “notoriamente carente di educatrici qualificate”. L’Ufficio sta proseguendo nella ricerca.
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La questione delle ore extra-didattiche
Sia Cappello che alcuni genitori si sono anche lamentati di un peggioramento della qualità del servizio. Secondo Cappello, questo sarebbe dovuto ad una diminuzione delle ore di programmazione delle attività con i bambini in favore di quelle di servizio, necessarie a coprire i nuovi orari mancanti. Una questione molto marginale secondo la direttrice: “ASSB ha scelto di mantenere, pur rimodulandole, le ore extradidattiche dedicate alla progettazione e alle attività non frontali. Bolzano garantisce queste ore da oltre vent’anni, un unicum provinciale, e tali ore non sono previste dagli standard provinciali. Nessun altro nido della Provincia le ha mai previste (salvo forse Merano da gennaio 2026)”.
Con il nuovo progetto di ASSB, il personale full time passa da 35,5 ore frontali e 2,5 extradidattiche a 35 ore frontali e 1 extradidattica, mentre il part-time vede aumentare a 1 ora piena alla settimana quelle che in precedenza erano frazioni di ora dedicate alla progettazione. “La riduzione complessiva delle ore extradidattiche è stata accompagnata da una riflessione pedagogica su attività di progettazione mantenere, rinnovare, superare.”, aggiunge Vecchietti.
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L'accoglienza estiva
Sul fronte estivo, l’accoglienza dei nidi prevede un numero massimo di posti di accoglienza pari al 50%-75% della capacità ricettiva dell’anno educativo ordinario (settembre – fine giugno) – fatte salve due settimane di chiusura per tutti i nidi a cavallo fra luglio e agosto. Quest’anno, a fronte della comunicazione del Comune su possibili chiusure per lavori, ASSB ha anticipato la raccolta delle iscrizioni per pianificare e gestire con congruo anticipo eventuali spostamenti. Una struttura inizialmente a rischio, Firmian, è stata confermata pienamente operativa; per La Farfalla, la cui chiusura è stata confermata, l’accoglienza sarà garantita nel micronido La Nuvola, riaperto in anticipo rispetto ai lavori previsti. Le famiglie ammesse all’accoglienza estiva conoscono già sede e orari.
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La mancanza di un dirigenti per ASSB
Sulla spinosa questione della mancanza di un direttore di ASSB (abbiamo approfondito al questione in questo articolo), Vecchietti afferma che “non vi è stato alcun vacuum della direzione generale che abbia comportato conseguenze a livello operativo e organizzativo”, e difende l’operato della macchina pubblica. “La riorganizzazione dei nidi dell’Ufficio Servizi alla Prima Infanzia di ASSB è stata pianificata con anticipo, condivisa con tutti gli attori coinvolti e costruita, sia sotto la direzione generale della dott.ssa Di Fede che sotto quella del – a tutt’oggi - direttore generale facente funzione, dott. Librera, per mantenere un equilibrio tra servizio alle famiglie, qualità educativa e rispetto della nuova normativa occorsa a favore del personale”, conclude Vecchietti.
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