“Die Erzählung in Südtirol verändern”
Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!
Abbonati ora a S+“Il mio libro non dice che in questa Provincia non ci capiamo, che non esiste il bilinguismo o tutto va male. Il mio libro dice che c’è uno strato retorico che inviterebbe a credere che abbiamo risolto tutti i problemi. Se la politica non agisce in modo che i dispositivi di alienazione reciproca vengono abbassati, tutte le istanze che arrivano dal basso vanno a schiantarsi contro il muro”.
Il muro simbolico al quale Gabriele Di Luca si riferisce, nell’intervento che apre l’incontro sulla difficoltà di imparare la lingua del vicino, è quello dello scrittore Robert Musil, che, scrivendo nel periodo della Prima Guerra Mondiale, diceva che le lingue sono il muro oltre il quale tendiamo sempre a immaginarci che ci siano dei mostri. Nel libro Lingue Matrigne Di Luca scrive che il muro tra i gruppi linguistici, in Alto Adige/Südtirol, “magari c’è ancora ma è notevolmente più basso ed esiste la possibilità sia di scavalcarlo che di inciamparci”. In due ore di discussione, gli assessori provinciali Christian Bianchi e Philipp Achammer hanno a seconda ignorato, aggirato, e, in alcuni casi, scavalcato il muretto.
“Wir reden nicht darüber, wie man die natürlichen Sprachbegegnungen zwischen deutscher und italienischer Sprachgruppe um ein Vielfaches stärken könnte.” - Philipp Achammer
“Wir müssen die Erzählung in Südtirol verändern”, dice Philipp Achammer, lamentando che mentre abbiamo delle motivazioni estrinseche per imparare la seconda lingua (come ad esempio il patentino), a tutti i gruppi fa difetto la motivazione intrinseca: “Endlich mal zu verstehen, ihr habt hier alle größere Jobchancen, ihr habt alle einen größeren Gewinn an Erkenntnissen, an Austausch, das wäre die intrinsische Motivation und da würde das Sprachenlernen um ein Vielfaches einfacher.”
Ma alla domanda se i genitori che all'asilo di lingua tedesca di Villandro chiedono la presenza di una pedagoga italiana per abituare i bambini alla seconda lingua, l’assessore risponde che “i problemi sono altri” e che le soluzioni ci sono già.
“Abbassare l'asticella”
Secondo Achammer la ricerca della perfezione ci impedisce di usare più spesso l’altra lingua. “Ich glaube, wir müssen uns in Südtirol von diesem in der Öffentlichkeit gemalten Bild des Anspruchs nach perfekter Zweisprachigkeit verabschieden. Einfach den Mut haben, auch einmal fehlerhaft sprechen zu dürfen, ohne dass der andere, weil Südtirol es verlangt, perfekt zweisprachig zu sein, gleich schon die Nase rümpft”. L’accettazione di un bilinguismo passivo, dirà più tardi, sarebbe un passo importante.
“Einfach den Mut haben, auch einmal fehlerhaft sprechen zu dürfen”.
Achammer usa l’espressione italiana “abbassare l’asticella”, come aveva fatto il fondatore di alphabeta Aldo Mazza nella sua proposta su come affrontare il problema del bilinguismo nella sanità dopo il caso dei patentini falsi. Ma alla domanda se si possa concretamente ipotizzare di passare da un C1 a un B2 per i medici, ad esempio, Achammer si dice scettico. Il rischio sembra essere pensare che così si risolva tutto.
La realtà dei numeri
Più possibilista l’assessore Christian Bianchi che vede nei servizi di traduzione nel sistema sanitario un’opzione per ovviare alla mancanza del bilinguismo - offerta che migliorerà via via anche grazie alle nuove tecnologie. Bianchi sposta poi il discorso su un terreno che offre un’altra prospettiva: i numeri. In provincia di Bolzano le persone tra i 55 e i 65 anni sono 82.500, quelle tra i 15 e i 25 anni sono 59.000. Confindustria stima un fabbisogno di 30.000 lavoratori nei prossimi dieci anni; la pubblica amministrazione provinciale parla di altre 22.000 assunzioni necessarie. “Arriverà gente dal resto d’Italia, arriverà gente dal resto d’Europa, arriverà gente dal resto del mondo.” Tra qualche anno, dice, una parte consistente — il 20, forse il 30% — di chi lavorerà in Alto Adige/Südtirol non sarà né italiano né tedesco.
“Vogliamo renderci conto che da quando io ho fatto la scuola, negli anni Ottanta, ad oggi non è cambiato un gran che?” - Christian Bianchi
Una regia comune
Per questo, sostiene Gabriele Di Luca, una regia comune (come proposto da Aldo Mazza) è così importante. “I due gruppi dovrebbero assumersi la responsabilità di pensare insieme al futuro linguistico della provincia. Questo non è mai stato fatto. Un auspicio che ho messo alla base del mio libro è che finché non ci sarà questa intelligenza collettiva, questo sguardo collettivo, continueremo a rimbalzarci la palla delle difficoltà che ho io, delle difficoltà che hai tu, delle specificità che devono essere preservate a me e quelle specificità che devono essere riservate e da lì non ci sposteremo mai”, conclude Di Luca.
La catastrofe possibile
“Se non mettiamo mano noi alla costruzione di un’identità dinamica, che punta maggiormente sulle competenze da acquisire e non sulle prerogative da conservare” rischiamo di respingere le persone che non si riconoscono più nel modello del cittadino altoatesino o sudtirolese classico e vedono la società come soffocante o addirittura respingente. E sarebbe una catastrofe,“ conclude Di Luca.
Si è parlato anche di dialetto, ”la vera lingua madre“, che può essere usata per ”marcare il terreno ed escludere“ (Achammer), della gerarchia delle lingue, e di come l’intelligenza artificiale cambierà le nostre attitudini (non in meglio, secondo Di Luca). E di una enorme preoccupazione condivisa da tutti, per i risultati del prossimo studio Kolipsi sul bilinguismo in arrivo dall’EURAC, che certificano anche la diminuzione delle occasioni di incontro tra i due gruppi.
”Il tema del dialetto è intrattabile... Il dialetto è la lingua della spontaneità, è la vera madrelingua. Questa presenza come agisce rispetto alla disciplina dei rapporti linguistici?“ - Gabriele Di Luca
Proprio nel momento in cui, come ha ricordato Achammer, ”siamo in una fase, anche a livello globale, di insicurezza dove ognuno cerca di trovare nuova sicurezza difendendo il proprio territorio.“ Es braucht eine Gegenbewegung: ”Wenn uns das ein Reichtum ist, die Mehrsprachigkeit, dann müssen wir jetzt etwas dafür tun, weil die Gegenentwicklung falsch ist“. Per Bianchi dobbiamo mettere da parte ”le storie che ci raccontiamo, mettere per terra i problemi e cercare di ragionarci insieme, in maniera ampia, con tutti i partiti del Consiglio Provinciale."
Non sarà forse che quell’idea di regia comune sia diventata ora assolutamente indispensabile – ci vuole solo il coraggio politico di farla?
Buon ascolto.
Verfügbar auf - disponibile su:
Spotify ● Apple Podcasts ● Youtube ● Castbox ● Amazon Music ● Audible ● Spreaker
Gesamte Serie - la serie completa:
In der Streitergasse - Die aktuelle Debatte auf SALTO
Zu den SALTO Podcasts
Rimani sul pezzo con il nostro canale WhatsApp!
Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google
Seit Jahrzehnten nennt man…
Seit Jahrzehnten nennt man vor allem Gründe, wieso man in der Tirol-Provinz angeblich nicht Deutsch lernt oder lernen kann/will und adressiert in ideologischen Engführungen stattdessen Schuldzuweisungen und Positionen, wie auch hier.
Diese gilt es vielmehr zurückzuweisen und Selbstverständliches einzufordern und umzusetzen.
Natives, die nichts fordern, werden beim Wort genommen – sie bekommen nichts.
Warum gibt es z.B. nicht schon längst mehrsprachige Wettbewerbe, in denen mündliche, schriftliche und praktische Kompetenzen in Deutsch, Italienisch und Englisch umfassend geprüft werden (siehe D.Lgs. 75/2017 bzw. D.Lgs. 165/2020)?
Ebenso wäre es doch naheliegend, dass Mitarbeitende während der Probezeit oder vor Gehaltseinstufungen und -vorrückungen entsprechend begleitet und anhand ihrer Leistungen bewertet werden, insbesondere angesichts der Tatsache, dass immerhin monatlich eine Zweisprachigkeitszulage ausgezahlt wird.
Warum also sollten die steuerzahlenden Bürger, Patienten und Verbraucher Südtirols nicht konsequent eine gleichwertige Dienstleistung in der Landessprache ihrer Wahl – Deutsch, Italienisch oder Englisch – auf einem europäischen Qualitätsstandard erwarten können und Ungleichwertigkeit/Diskriminierung hinnehmen?