Dal 22 al 30 settembre
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Abbonati ora a S+22 settembre. Bolzano. Titolo a tutta pagina del quotidiano Dolomiten per annunciare che la Conferenza di pace, con un voto a maggioranza, 13 sì e 6 no, ha deciso che il riferimento all’Accordo venga inserito nell’articolo 10 del trattato con l’Italia. A proporre l’inserimento dei delegati australiano e olandese. Fieramente contrari, come sempre i rappresentati del blocco dell’est comunista.
23 settembre. Bolzano. Tra i problemi ancora irrisolti ad oltre un anno dalla fine della guerra c’è anche quello degli asili. Il sistema vigente è ancora quello elaborato dal fascismo con asili in lingua italiana gestiti dall’Opera Italia Redenta. Ora si pone il problema di assicurare l’apertura di scuole materne anche in lingua tedesca. Il prefetto Innocenti, spiega il Dolomiten, ha deciso innanzitutto di commissariare l’organizzazione fascista e di trasferire le competenze ad un’autonoma direzione. La protesta si acuisce quando i nuovi responsabili decidono di far andare le maestre d’asilo tedesche a Trento per un corso di formazione. L’ufficio scolastico di Bolzano replica che non vi è nessun bisogno di un simile passaggio in quanto il personale è già formato.
24 settembre. Pranzo offerto dalla delegazione austriaca a Nicolò Carandini.
Il riassunto di Carandini
25 settembre. Parigi. Carandini riassume lo stato dell’arte dell’intera faccenda a beneficio del Segretario Generale degli Esteri Prunas. È un dispaccio lungo ma vale la pena di riportarlo perché rappresenta un po' la sintesi delle posizioni italiane all’indomani dell’Accordo:
“Approfitto della partenza del presidente Bonomi domattina per rispondere alla sua del 20 corrente 1 relativa al chiarimento dell’intesa italo-austriaca riguardante l’estensione territoriale dell’autonomia. Quando la incontrerò potrò darle a voce una più convincente prova della inopportunità di mettere oggi nero su bianco una specificazione aggiuntiva alla formula generica ”il quadro entro cui ... “ che è stata di comune accordo convenuta per affermare la nostra libertà di decisione in proposito senza mettere Gruber in difficoltà immediate presso la sua opinione interna.
Quello che è stato firmato non è un trattato di carattere uniforme il quale impegni tassativamente le due parti su tutti i punti. Il documento è impegnativo da parte nostra nella prima parte su determinate provvidenze linguistiche ecc. Non è impegnativo nella seconda parte per quanto riguarda sia il contenuto che l’estensione dell’autonomia. Nella terza parte (questioni di carattere internazionale) è impegnativo per quanto riguarda il carattere generale delle provvidenze da adottarsi e la consultazione col Governo austriaco. In generale è un accordo di buona fede che, come afferma Gruber e come i fatti proveranno, avrà vita e valore solo se con buona fede verrà applicato. Esso ha incontrato e incontrerà, come è naturale, difficoltà di attuazione nei due campi. De Gasperi e Gruber dovranno superare gli scogli delle stesse pretese particolaristiche e opposizioni. Li supereranno a condizione di scavalcarli gradualmente in quella atmosfera di maggiore distensione che succederà al primo annuncio di un accordo di massima il quale in parte accontenta ed in parte scontenta i due contraenti.
Gruber dichiara che si è astenuto e si asterrà dal dare imbarazzi a De Gasperi di fronte all’opinione italiana e prega gli si usi, almeno inizialmente, lo stesso riguardo. Ha lamentato che il presidente De Gasperi abbia annullato le cautele adottate con la frase ”il quadro ecc.“, facendo proprio qui a Parigi, e immediatamente, delle dichiarazioni chiarissime alla stampa. Se tali dichiarazioni fossero state fatte a Roma avrebbero sollevato minor reazione da parte degli estremisti alto atesini di lingua tedesca convenuti a Parigi e che andavano gradualmente preparati e convinti. Comunque, egli dichiara nel modo più formale, e di ciò mi rendo personalmente testimonio e garante, che non vi è dubbio circa il fatto che la questione dell’estensione territoriale resta aperta alla soluzione che il Governo italiano riterrà di adottare dopo essersi consultato con gli elementi locali in una armonia di intenti che egli personalmente si impegna a promuovere con tutta la sua influenza ed in piena lealtà. Questo egli mi ha affermato solennemente nel colloquio del 16 corrente su cui ho riferito con fonogramma pari data.
Mi sono preoccupato allora di sondare gli elementi rappresentativi di lingua tedesca presenti a Parigi e che Gruber mi aveva pregato, nell’interesse comune, di ricevere ed ascoltare. Volgger e Guggenberg sono venuti in ambasciata, abbiamo avuto un lungo colloquio. Ho detto loro che io, come promotore di un accordo che andava tutto a loro vantaggio, avevo il diritto di spiegarmi chiaramente e di cancellare nella loro mente ogni possibile equivoco. Avendo loro tutto spiegato nel modo più categorico, ho ottenuto il loro consenso sul fatto che la questione della estensione territoriale restava aperta trattandosi di un elemento di quella autonomia che il Governo italiano si proponeva di elargire nel libero esercizio della propria sovranità. Essi sono giunti infine a dichiararmi che erano animati da pieno spirito di collaborazione e che non si rifiutavano di contemplare una unità amministrativa tridentina (Bolzano e Trento) a condizione che nel suo seno si realizzasse una effettiva tutela dei diritti delle minoranze di lingua tedesca. Ho loro illustrato le caratteristiche del progetto Innocenti, dimostrando come esso prevedesse appunto sia nel campo legislativo che esecutivo una disarticolazione dell’unità amministrativa tridentina la quale garantiva alle minoranze di lingua tedesca una effettiva ed ampia autonomia per tutto quanto riguarda le cure dei loro casi particolari. Essi mi risposero che il progetto Innocenti poteva essere accettato in linea di massima salvo qualche modifica a cui essi aspiravano (in specie per quanto riguarda la designazione di Trento a capitale unica e per la questione dell’autonomia fiscale). Ad ogni modo anche su questi punti si dichiaravano disposti a trattare con la necessaria comprensione.
Volgger mi disse in ultimo: ”Noi possiamo accettare l’unione con Trento, ma non comprendiamo allora perché dal comprensorio autonomo si vogliano escludere i tre comuni ladini i quali non hanno meno diritto dei trentini a veder riconosciuti i loro effettivi legami di interessi con l’Alto Adige". Gli risposi che si trattava di popolazioni schiettamente cadorine e italiane di cui non vi era ragione essi si occupassero.
Si sono accomiatati con una esplicita promessa di rientrare in Italia decisi a cooperare ad una leale soluzione e fiduciosi che da parte italiana la loro buona volontà avrebbe trovato apprezzamento e rispondenza. Ciò avvenne il giorno 192.
Il giorno precedente avevo nuovamente incontrato il ministro Schmid ribadendo con lui il chiaro significato dell’accordo in materia di estensione territoriale e trovandolo consenziente.
Ne riparlai con gli inglesi i quali sono buoni ed efficaci testimoni del senso dell’accordo intervenuto su questo punto particolare.
Ieri mattina 24 corrente il ministro Gruber ha dato in mio onore una colazione alla quale hanno partecipato anche i ministri Schmid, Bischoff e Wimmer rappresentanti austriaci a Londra, Parigi e Brusselle, membri della delegazione austriaca e testimoni di tutte le nostre intese. La colazione si è svolta con estrema cordialità in una sala privata del ristorante Drouant. Ho avuto modo di ricapitolare in piena ed assoluta franchezza lo spirito ed il significato delle nostre intese.
Ho detto a Gruber:
1) noi abbiamo sottoscritto una intesa di carattere unilaterale perché ci siamo impegnati a concedere l’autonomia senza richiedervi una esplicita dichiarazione di rinuncia alle vostre pretese territoriali. Abbiamo fatto questo per non mettervi in una posizione difficile di fronte alla vostra opinione pubblica nazionalista. È vero che la vostra rinuncia è implicita nel fatto che avete lasciato cadere di fronte alla Conferenza ogni vostra precedente rivendicazione; è vero che l’avvenuta inclusione nel trattato della nostra intesa pone un suggello internazionale alla questione italo-austriaca che si è aperta davanti alla Conferenza su una pretesa territoriale e si chiude, nella stessa sede, con una concessione di autonomia alla minoranza interessata. Ma quale è il vostro animo? Gruber mi ha dichiarato che il giorno in cui la questione dell’autonomia sarà regolata e si saranno così soddisfatte le aspirazioni della minoranza di lingua tedesca, il caso del Sud Tirolo sarà considerato chiuso per l’Austria.
2) Per quanto riguarda l’estensione territoriale gli ho ripetuto (devo ormai fare un certo sforzo per ritornare per l’ennesima volta su questo argomento) la necessità che avevo, trattandosi di una questione che involgeva la mia personale responsabilità, di sentirmi ripetere da lui che non vi era ombra di equivoco circa il fatto che la questione si intendeva aperta. Desideravo una ultima precisa dichiarazione da riferire al ministro De Gasperi. Egli mi diede la più ampia e franca assicurazione, ripetendomi che la decisione dipendeva da noi e che egli si sarebbe adoperato con ogni buona volontà per facilitarla. In via tattica chiedeva solo che, per qualche tempo almeno, gli si evitasse, di fronte alla propria opinione nazionalista di varia origine, l’imbarazzo di riconoscere apertamente un impegno che pur risultando evidentemente dalla formula adottata “il quadro ecc.”, egli aveva assunto affidandolo alla nostra discrezione. Il tutto detto nel tono più categorico. In queste condizioni se io gli scrivo ora una lettera che in una forma o nell’altra ribadisca ufficialmente il chiarimento, lo metto non solo nell’imbarazzo, ma forse nella necessità di rispondermi con una formula vaga che non vada oltre il contenuto dell’accordo firmato, che non lo impegni al di là di esso e non lo esponga ad immediati attacchi interni che è nel comune interesse evitare.
Caro Prunas, abbiamo lavorato, una volta tanto, tra uomini di buona fede. È un accordo nato e basato su rapporti personali di fiducia. Come tutte le cose umane è lontano dalla perfezione ed è soggetto ad applicazioni e sviluppi che richiedono da ambo le parti altrettanta buona fede. Se regge così, bene. Se no, non vi è più o meno abile sotterfugio precisativo ed impegnativo che lo possa fortificare. Se questo accordo si è perfezionato, implicando un reciproco sacrificio della sovranità italiana e delle aspirazioni territoriali austriache, ciò è dovuto proprio allo spirito di buona fede da cui si è partiti ed in cui si è concluso. Non vedo migliore garanzia possibile. Se la buona fede mancherà o da una parte o dall’altra, vuoi dire che avremo fallito. È un rischio connesso con l’arditezza dell’iniziativa ed il coraggio della concertazione.
Quando verrò in Italia, libero e liberato dal riserbo che la mia posizione attuale mi impone, parlerò in pubblico di questo accordo e sarò testimonio esplicito del suo significato e delle chiare intese secondo le quali si è venuto formulando ed è stato firmato. Creda che se scrivessi oggi la lettera che lei mi suggerisce commetterei un errore psicologico senza ottenere alcun sostanziale vantaggio.
Comunque le dò atto del suo suggerimento e mi assumo la responsabilità della omessa attuazione. Se queste mie argomentazioni la persuadono, sarei però lieto di saperla consenziente.
Altre cose le dirò a voce che sarebbe difficile e lungo mettere per lettera. Dica al ministro De Gasperi che, per quel tanto di ascendente che ho acquistato su Volgger e Guggenberg, sarò sempre disposto a recarmi, quando il tempo verrà, a Bolzano per ogni necessaria opera di chiarificazione, testimonianza e facilitazione.
Per quanto riguarda le reazioni russe, non mi paiono preoccupanti. Rientrano nel quadro di una generale reazione alle iniziative nostre che ha più ragioni esteriori che intime. Del resto l’ambasciatore Reale aveva trovato, subito dopo la firma dell’accordo, il ministro Molotov perfettamente consenziente. Anche Quaroni è del parere che non sia opportuno riesumare la questione coi russi".
26 settembre. Allarme alimentare. Non si trovano patate sui mercati altoatesini. I produttori preferiscono venderle in altre regioni, soprattutto del sud dove non ci sono prezzi prefissati come in Alto Adige e dove possono spuntare dei guadagni più cospicui.
26 settembre. Innsbruck. Gruber incontra nel capoluogo tirolese i rappresentanti della SVP e dei partiti locali. Il ministro difende con vigore le ragioni alla base della sua decisione di trattare direttamente con l’Italia e di agganciare la tutela dei sudtirolesi ad un contesto giuridico internazionale cosa che in precedenza mancava. Vivace confronto con l’Obmann SVP Amonn che ovviamente pone interrogativi pesanti sulla dimensione territoriale della futura autonomia e su altre questioni aperte come quella delle riopzioni. Gruber risponde assicurando che nessuno potrà imporre ai sudtirolesi soluzioni da essi non condivise. La riunione iniziata alle 20.15 termina ben oltre la mezzanotte.
28 settembre. Vienna. L’incaricato di affari italiano Gaja informa De Gasperi:
Rappresentante sovietico, durante seduta di ieri del Consiglio alleato, ha espresso opinione che intesa italo-austriaca, da parte questo Governo, sia stata conchiusa in violazione accordo controllo per Austria del giugno u.s. Rappresentante U.R.S.S. premesso che da parte russa non si intendeva respingere accordo concluso, ha proposto invio lettera al Governo austriaco, invitandolo ad astenersi in futuro da tale modo di procedere. Non essendo stata raggiunta unanimità al riguardo, proposta sovietica non ha avuto seguito.
Di particolare interesse è che, per opporsi a proposta rappresentante sovietico, alcuni rappresentanti alleati hanno adottato conclusione che accordo 5 settembre doveva attribuirsi unicamente a iniziativa ministro affari esteri Gruber non a Governo in sede.
Un secondo messaggio di Gaja:
Da parte funzionari questa Cancelleria federale mi è stata segnalata difficoltà che Gruber dovrà certamente incontrare, in occasione prossima discussione accordo italo-austriaco su Alto Adige, dinanzi a Parlamento federale. Oltre che su opposizione comunista, numericamente insignificante, questo ministro degli affari esteri dovrà infatti contare con crescente disaccordo riscontrabile in vasti settori partito socialista e dello stesso partito popolare in relazione alla indeterminatezza in cui travasi tuttora questione delimitazione futura regione autonoma altoatesina. Qualsiasi tempestiva dichiarazione ufficiale italiana che dimostrasse nostra attuale dichiarazione voler tenere in qualche modo conto tesi austriaca, secondo cui autonomia dovrebbe limitarsi provincia Bolzano nonché pochi comuni province Trento e Belluno, migliorerebbe posizione e faciliterebbe discussioni accordo italo-austriaco che avranno inizio dinanzi a Commissione politica estera del Parlamento martedì 1 ottobre. Permettomi suggerire, qualora si concordi su opportunità simile nostra dichiarazione, telegrafarmene testo, in modo poter darne comunicazione tempestiva Ballhaus e stampa locale.
28 settembre. Roma. L’ambasciatore inglese Noel Charles informa De Gasperi dello scambio di lettere tra il Vescovo di Bressanone Geisler e il Ministro Bevin. Il presule, come abbiamo ricordato nel diario di giugno, aveva inviato il 23 di quel mese una lunga lettera dai toni drammatici a Bevin per chiedere un suo intervento a favore dell’autodecisione dei sudtirolesi. Aveva descritto con toni cupi la situazione in Alto Adige, con una minoranza linguistica oppressa e minacciata anche fisicamente da un’Italia nella quale stava riemergendo il ceto dirigenziale fascista. La lettera era anche stata resa pubblica provocando dure reazioni da parte italiana con una polemica risposta, in agosto, sul quotidiano Alto Adige da parte del giornalista Sofisti. Ora, con tre mesi esatti di ritardo arriva la risposta di Bevin affidata alle parole dell’ambasciatore Charles. Di seguito il testo inglese e la traduzione dell’autore:
“I have the honour on instructions from His Majesty’s Principal Secretary of State for Foreign Affairs, to acknowledge receipt of the letter which you were good enough to address to him on 23rd June and to explain that it has not been possible to acknowledge it sooner owing to its having been delayed in reaching England.
Mr. Bevin asks me to say that His Majesty’s Government have made a careful study of the questions raised in your letter, of the issues involved and of the arguments advanced on both sides. As you will be aware, the question has now been settled by the conclusion of an agreement between the Austrian and the Italian authorities at the Peace Conference in Paris, assuring to the people a wide measure of autonomy and safeguarding their ethnic and linguistic rights. The agreement has been generally welcomed as at last laying the basis for the settlement of a problem which threatened continually to disturb the course of friendly relations between Austria and Italy. I hope you will agree with me therefore in hoping that the spirit of goodwill, without which the agreement could never have been concluded, will continue to inspire the implementation of its terms, to the mutuai satisfaction of ali concerned and that the actual boundary question will become of progressively less importance”.
Ho l’onore, su istruzioni del Segretario di Stato Principale di Sua Maestà per gli Affari Esteri, di confermare la ricezione della lettera che Lei ha avuto la gentilezza di indirizzargli il 23 giugno e di spiegare che non è stato possibile confermarla prima a causa del ritardo nella sua consegna in Inghilterra. Il signor Bevin mi ha chiesto di informarla che il Governo di Sua Maestà ha esaminato attentamente le questioni sollevate nella Sua lettera, le problematiche in gioco e le argomentazioni avanzate da entrambe le parti. Come Lei saprà, la questione è stata ora risolta con la conclusione di un accordo tra le autorità austriache e italiane alla Conferenza di Pace di Parigi, che garantisce alla popolazione un’ampia autonomia e tutela i suoi diritti etnici e linguistici. L’accordo è stato generalmente accolto con favore in quanto pone finalmente le basi per la soluzione di un problema che minacciava continuamente di turbare il corso delle relazioni amichevoli tra Austria e Italia. Spero che concorderete con me nell’auspicare che lo spirito di buona volontà, senza il quale l’accordo non avrebbe mai potuto essere concluso, continui a ispirare l’attuazione dei suoi termini, con reciproca soddisfazione di tutti gli interessati, e che la questione dei confini diventi progressivamente meno importante.
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