Musica | GMJO a Bolzano

Nel labirinto di Mahler

L’orchestra giovanile diretta da Philippe Jordan entusiasma il pubblico del Comunale di Bolzano.
La Gustav Mahler Jugendorchester (GMJO) guidata da un Philippe Jordan: L’orchestra giovanile al suo primo concerto a Bolzano conquista il pubblico, che le tributa un applauso inesauribile Immagine: Lucia Rose Buffa / GMJO

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Ci sono musiche che sono come labirinti, contorte e sofferte, irte di pericoli e tranelli: la Settima Sinfonia di Mahler è una di queste, ma la Gustav Mahler Jugendorchester (GMJO) ne esce gloriosamente, guidata da un Philippe Jordan in stato di grazia. 

“Una centrifuga di emozioni e atmosfere che alternano il grottesco e il marziale, l’amorevole e il disperato.”

L’orchestra giovanile al suo primo concerto a Bolzano conquista il pubblico, che le tributa un applauso inesauribile, con un’esecuzione memorabile di quella che probabilmente è la più difficile tra le sinfonie del compositore austriaco. Fu difficile anche da completare: Mahler ci mise più del previsto, alle prese con un’orchestrazione mastodontica e un’architettura altrettanto complessa. Ieri sul palcoscenico del Teatro Comunale i musicisti erano più di 100, con la massa imponente dei 70 archi, fiati a profusione, percussioni a volontà (compresi campanacci da pascolo) e strumenti poco comuni in orchestra come la chitarra e il mandolino.

Il direttore Philippe Jordan: “solo alla fine della seconda Nachtmusik non cala la bacchetta, tiene alta la tensione e attacca il momento conclusivo”. Lucia Rose Buffa / GMJO

La lunga esecuzione – quasi un’ora e mezza – comincia con toni lugubri da marcia funebre, movenze sbilenche e melodie che hanno la tensione del singhiozzo, del lamento spezzato: una centrifuga di emozioni e atmosfere che alternano il grottesco e il marziale, l’amorevole e il disperato. 

Sembra quasi che Mahler in questa partitura porti i propri stilemi all’eccesso, quasi volesse forzarne la tenuta. Philippe Jordan non si perde in questo andamento onirico: è un demiurgo che plasma il materiale sonoro esaltandone le asperità e gli spigoli, senza compromessi, a suo agio con gli elementi più grotteschi e aperto e disteso nei punti in cui sembra che il sereno prevalga sulla cupezza. 

“Tutta l’orchestra è compatta, tesa verso il finale esplosivo.”

Quelli con un clima pacificato sono momenti isolati e preziosi, come nell’oasi di serenità al centro del primo movimento, in cui l’intera orchestra sembra galleggiare sopra magici glissandi delle arpe. L’idillio delle due Nachtmusik è un’illusione segnata dalla Storia: la foresta incantata punteggiata di fiati e l’atmosfera da pascolo alpino sono percorse da implacabile inquietudine.

Tra un movimento e l’altro il direttore si ferma, appoggia le mani al parapetto del podio, come a prendere un attimo di pausa, calmare le emozioni, raccogliere le energie per la prossima tappa di questo viaggio nell’anima: solo alla fine della seconda Nachtmusik non cala la bacchetta, tiene alta la tensione e attacca il momento conclusivo, che inizia con toni trionfalistici e liberatori, una cavalcata di pura energia che si trasforma in movimento tellurico. Tutta l’orchestra è compatta, tesa verso il finale esplosivo.

Plauso per tutti i musicisti, impegnati in una partitura in cui si susseguono i passaggi esposti e tecnicamente complessi. Al pubblico che applaude, il direttore dice “Non basta ancora…” e concede come bis il wagneriano Karfreitagszauber, l’Incantesimo del Venerdì Santo, da Parsifal.

Domani Bartok e Bruckner

GMJO si esibisce di nuovo domani (venerdì), diretta ancora da Philippe Jordan, con la Musica per archi percussioni e celesta di Bartok e la Quarta Sinfonia di Bruckner. La tournée estiva di GMJO poi proseguirà per Salisburgo, Dobbiaco, Amburgo, Ravello e Pordenone.