“Ghiacciai, annata critica come il 2022”
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Abbonati ora a S+L’estate è ancora lunga, ma per i ghiacciai altoatesini il bilancio è già in rosso. Dopo un inverno povero di neve e tre intense ondate di calore, il 2026 rischia di trasformarsi in uno degli anni peggiori degli ultimi tempi. A lanciare l’allarme è Roberto Dinale, direttore dell’Ufficio Idrologia e dighe, che descrive una situazione destinata a peggiorare nonostante il lieve calo delle temperature degli ultimi giorni.
Per i ghiacciai - spiega il tecnico provinciale - sarà un’annata critica, probabilmente sui livelli della difficilissima estate del 2022. Hanno già perso completamente la neve accumulata durante l’inverno e questo significa che siamo già entrati nella fase del saldo di massa negativo. Da questo momento stanno consumando direttamente il ghiaccio e davanti abbiamo ancora circa due mesi di estate. Sarà un’annata di estrema sofferenza“.
”Per quanto riguarda la siccità non si può escludere un’evoluzione verso una criticità ancora maggiore. La situazione resta delicata“.
Secondo Dinale, anche le prospettive per le prossime settimane non inducono all’ottimismo. ”Le temperature si sono leggermente abbassate, ma viviamo alla giornata, essendo legati al meteo. Per quanto riguarda la siccità non si può escludere un’evoluzione verso una criticità ancora maggiore. La situazione resta delicata“.
Il quadro è confermato anche dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto delle Alpi Orientali, che ha classificato il bacino dell’Adige con un livello di severità idrica arancione, cioè di criticità. È anche sulla base di questo scenario che la Provincia ha deciso di emanare l’ordinanza per limitare i consumi e distribuire in modo più equilibrato la risorsa idrica.
Un elemento particolarmente delicato riguarda proprio il fiume Adige. ”Il problema - aggiunge Dinale - principale è garantire una portata sufficiente fino alla foce, soprattutto per assicurare l’approvvigionamento idropotabile nella provincia di Rovigo. Se la portata scende sotto determinate soglie, il cuneo salino può risalire il corso del fiume creando problemi alle captazioni dell’acqua. La soglia di riferimento è attorno ai 60 metri cubi al secondo e nei giorni scorsi ci siamo trovati in alcuni momenti anche intorno ai 50“.
”Bacini come il lago di Resia o il lago di Vernago sono già inseriti in accordi di gestione della risorsa idrica e, quando necessario, rilasciano acqua anche a favore dell’agricoltura“
Tra le domande emerse dopo l’ordinanza provinciale c’è anche quella sull’eventuale utilizzo dei bacini destinati all’innevamento artificiale per sostenere l’agricoltura. Dinale spiega però che si tratta di una possibilità molto limitata: ”I bacini per l’innevamento artificiale, nella maggior parte dei casi, contengono volumi d’acqua troppo ridotti per poter soddisfare le esigenze dell’agricoltura. Inoltre sono generalmente collocati in zone lontane da quelle dove l’acqua serve realmente. Esistono alcune eccezioni, come il bacino di Merano 2000, che prevede anche un volume di riserva destinato all’agricoltura in situazioni eccezionali“.
Diverso il discorso per i grandi invasi idroelettrici. ”Bacini come il lago di Resia o il lago di Vernago sono già inseriti in accordi di gestione della risorsa idrica e, quando necessario, rilasciano acqua anche a favore dell’agricoltura".
L’ordinanza firmata dal presidente della Provincia Arno Kompatscher introduce intanto una serie di limitazioni valide fino al miglioramento della situazione. L’irrigazione di giardini, prati e aree verdi private è consentita solo a giorni alterni e nelle ore serali e notturne, mentre tra le 8 e le 19 è vietato utilizzare acqua potabile per questo scopo. Sono inoltre limitati il lavaggio di veicoli con acqua potabile e altri utilizzi non essenziali. Per l’agricoltura sono previste misure di razionalizzazione dei prelievi, mentre continuerà il monitoraggio delle portate dei corsi d’acqua e della disponibilità della risorsa, con la possibilità di adottare ulteriori provvedimenti se la siccità dovesse aggravarsi.
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