Volodos, la sapienza del suono
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Abbonati ora a S+Basta un accordo per creare un’emozione indelebile: Arcadi Volodos attacca la Sonata in Sol maggiore con un accordo di un pianissimo impalpabile, la morbidezza del velluto. Talmente sottile ma presente, questo suono, che ci si chiede se sia possibile ripeterlo.
Sotto le dita sapienti di Volodos, lo è. Comodamente seduto su una sedia invece che sullo sgabello da pianoforte di ordinanza, ben appoggiato allo schienale, sembra tale e quale Schubert, raffigurato nei tanti dipinti e disegni che lo vedono al pianoforte, circondato da amici e ammiratori.
“Ed eccola lì la massa di accordi pieni, rotondi, maestosi.”
Arcadi Volodos suona con apparente nonchalance, facendo sembrare così facile lo Schubert che scorre sotto le sue dita; in realtà, come ben sa ogni pianista, Schubert è difficilissimo, e nell’esecuzione di Volodos ogni dettaglio, ogni suono, è frutto di un pensiero studiato allo sfinimento: gli accordi pianissimi che si susseguono con sorprendente fluidità, le volate di note veloci come filigrane d’oro finissimo, la leggerezza delle ottave danzanti. Volodos guida l’imponente Steinway grancoda trasmettendo il senso di una potenza dominata con precisione. Non che manchi il fortissimo, anzi il ventaglio delle dinamiche è impressionante: quando ha bisogno di più forza, Volodos si stacca dalla tastiera per sfruttare il peso, ed eccola lì la massa di accordi pieni, rotondi, maestosi.
Lo stesso fenomenale controllo, ma al servizio di un suono completamente diverso, nella seconda parte del concerto, dedicata interamente a Chopin: la delicatezza struggente e sensuale delle Mazurche arriva sulle ali di un suono volutamente più luminoso e avvolgente, mentre il Preludio op. 45, con suono più teso, è un ideale ponte verso l’intensità della Seconda Sonata.
Anche qua il dato tecnico è tutto da manuale: le potenti scariche di accordi, le velocissime scalate su e già per la tastiera, la precisione impeccabile. In più, i preziosismi del suono, i rubati che disegnano emozioni, le scelte personalissime, come il mezzo pedale che all’inizio della Marcia Funebre crea un’atmosfera nebulosa che accresce i toni lugubri, o la ripresa della marcia che, dopo la serenità eterea della parte centrale, annichilisce con un drammatico crescendo, portando al culmine dinamico – potentissimo e e pauroso – dell’intera serata.
“Pubblico in delirio”
Nell’ultimo, enigmatico movimento, Volodos è ipnotico: il pianista non cerca l’ordine ma esalta il caos apparente del turbinoso e velocissimo disegno di note, tracciato con larghe pennellate che hanno il rombo del tuono, l’impeto della tempesta.
Pubblico in delirio al termine, premiato con ben tre bis, tra cui la funambolica “Carmen Fantasie”, tratta da Horowitz ma resa ancora più atletica e pirotecnica dal pianista, in un’esecuzione che permetteva di ammirare definitivamente il leggendario virtuosismo di Volodos.
Gli artisti della prossima settimana
La carrellata pianistica del Busoni prosegue la prossima settimana con l’attesissimo recital a quattro mani di Martha Argerich e Lilia Zilberstein (martedì 25, già sold out) e con il concerto del vincitore del Busoni 2025, Yifan Wu (giovedì 27). Il 28 giornata tutta dedicata al convegno “The Artist of the Future”, in Università.
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