Empatia animale: una nuova relazione
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SALTO: Signor Vaira, partiamo da una definizione: che cos‘è l’empatia animale e in cosa si differenzia il suo approccio rispetto a quello più tradizionale?
Angelo Vaira: Mi piace sempre citare Jane Goodall, che ci spiega come gli animali siano veri e propri insegnanti di empatia, e chiunque viva con loro sa perfettamente che provano emozioni. Quando parlo di empatia animale nello specifico, intendo la capacità di entrare nel mondo emotivo degli animali. È una definizione sintetica, ma implica molte cose: noi possiamo provare empatia per loro, gli animali la provano tra di loro e la provano anche nei nostri confronti. È un rapporto che va in diverse direzioni. Naturalmente ci riferiamo soprattutto agli animali con cui condividiamo la vita – quindi quelli che abitualmente chiamiamo domestici – ma questo discorso si estende anche ad altre specie. Il cane è il punto di partenza perché è l’animale che conosco meglio, con cui lavoro da trent’anni, ma in realtà ci serve per traghettarci verso qualcosa di più ampio: il mondo delle emozioni animali nel suo complesso.
Nel suo percorso, come si incontrano etologia e spiritualità?Per me è stata una vera e propria confluenza. Ho iniziato lavorando con i cani e occupandomi di educazione e comportamento, e a un certo punto si è imposto lo studio. È ovvio che se lavori con un animale, devi conoscerlo a fondo.
Così sono entrato nelle scienze cognitive animali, che già dagli anni ’60 mostrano come gli animali non agiscano solo per istinto o per eredità genetica, ma perché apprendono, perché hanno una mente. E se hanno una mente, significa che possono anche soffrire.
Parallelamente c'è stato l’incontro con il buddhismo, in particolare con la tradizione Mahayana, che mette al centro gli esseri senzienti: non solo gli esseri umani, ma tutti coloro che possono provare esperienze e sofferenza. Quando ho preso i voti del bodhisattva, ho fatto una promessa, cioè di dedicare la mia vita al beneficio degli esseri senzienti.
Da quel momento il mio lavoro è cambiato radicalmente. Non era più insegnare al cane ciò che piace a me, anche in modo gentile, ma comunque per una mia gratificazione. L’obiettivo è diventato un altro: migliorare la qualità della vita dell’animale e della famiglia in cui vive.
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Il contesto
Al Teatro Cristallo arriva Angelo Vaira, tra i principali esperti italiani di relazione uomo-animale, per una serata dedicata a comprendere davvero il mondo dei cani e il legame profondo che possiamo costruire con loro. Un incontro coinvolgente e interattivo, tra racconti, esempi pratici e riflessioni, per imparare a comunicare in modo più consapevole con i nostri compagni a quattro zampe.
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Quindi cambia proprio la prospettiva di fondo nel rapporto con l’animale?
Sì, cambia completamente. Quando una famiglia smette di chiedersi “cosa può fare l’animale per me” e inizia a chiedersi “cosa posso fare io per renderlo felice”, si apre un terreno completamente nuovo.
È un processo che ci trasforma come esseri umani. Ci fa riscoprire la nostra natura; non siamo entità isolate, ma sistemi aperti, che si arricchiscono nel contatto con le altre forme di vita. Avvicinandoci agli animali non diventiamo “più animali” in senso riduttivo, ma diventiamo più pienamente umani.
E questo ha anche implicazioni molto più ampie: se mettessimo davvero al centro la relazione con gli animali, cambierebbero molte cose anche sul piano sociale, ecologico, persino nei conflitti tra esseri umani.
Questo si collega anche ai temi attuali, come antispecismo e diritti degli animali?Sì, può essere un passaggio importante, soprattutto in un’epoca in cui vediamo crescere narcisismo, isolamento, contrapposizioni continue. L’antispecismo può aiutarci a sviluppare una maggiore sensibilità.
Ma c‘è un rischio, ossia che diventi un altro modo per alimentare l’ego, per sentirsi migliori degli altri. Se invece è guidato dalla compassione, allora ci mette davvero in contatto con le emozioni delle altre specie e, di conseguenza, anche con quelle degli altri esseri umani.
La relazione con gli animali, vissuta in modo autentico, ci porta a uscire da una logica consumistica e centrata sull’apparenza. Ci riporta a qualcosa di più essenziale e ci aiuta a diventare più equilibrati, più giusti, più connessi.
A livello pratico, come dovrebbe cambiare il nostro approccio con il cane?Il primo passo è riconoscere che il cane ha una sua mente, un mondo interiore e non riduttivo. Dobbiamo ricordarci che un cane può essere felice, triste, euforico, ha desideri e bisogni.
Da qui nasce una domanda fondamentale: sono davvero interessato alla sua felicità? E come faccio a capirlo e a capire cosa vuole comunicarmi? Allora devo imparare a leggerlo, proprio come con altri esseri umani. Imparo a conoscere le espressioni del volto, le posture, il modo in cui si muove. Possiamo arrivare anche a una connessione più profonda, a sentire in qualche modo ciò che prova.
Poi c’è un elemento cruciale che secondo me tendiamo a dimenticare, soprattutto in un mondo frenetico come il nostro, cioè la presenza mentale. Possiamo avere tutte le competenze tecniche del mondo, ma se siamo sempre distratti – dal telefono, dai pensieri, dall’ansia – non siamo davvero in relazione.
Quando invece siamo presenti, diventiamo quello che in gergo si chiama essere “responsivi affettivamente”. A quel punto il cane si accorge di essere visto, che ciò che fa ha un effetto su di noi, che siamo in relazione con lui. Da lì nasce un dialogo vero, un incontro tra due menti. Ed è in quello spazio che avviene la crescita, reciproca.
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Quindi l’addestramento tradizionale passa in secondo piano?
“Può essere utile, ma come strumento, non come fine. Io oggi ai miei cani non insegno quasi nulla, nemmeno il ”seduto“, eppure viviamo insieme, andiamo in giro, facciamo tutto.
In alcuni contesti può servire un training più strutturato, ad esempio se ci sono esigenze specifiche o ambienti particolari. È utile che il cane conosca dei comandi e sappia rispondere rapidamente in certe situazioni che lo richiedono. Ma per la maggior parte delle volte non è necessario.
È un po‘ come avere una cassetta degli attrezzi: la usi quando serve, ma la relazione è un’altra cosa. È lì che succede davvero tutto”.
Durante l’incontro in teatro cosa succederà concretamente?Ci saranno video, immagini e anche cani sul palco, selezionati perché a loro agio in un contesto del genere. Saranno un po’ i nostri aiutanti, i nostri maestri.
Useremo anche oggetti legati a delle storie, che le persone potranno poi portare nella loro vita quotidiana con gli animali. E ci sarà interazione con il pubblico, con domande e dialogo.
Non è una conferenza classica né uno spettacolo: è proprio un incontro, nel senso più autentico del termine.
Molti proprietari raccontano di sentirsi “letti” dal proprio cane. Come è possibile?I cani hanno una predisposizione straordinaria verso gli esseri umani. Nel corso dell’evoluzione si sono letteralmente “costruiti” in relazione a noi - il lupo è diventato cane anche attraverso questo legame.
Questo ha modificato il loro cervello: rispetto ai lupi sono meno orientati alla risoluzione autonoma dei problemi, ma molto più sensibili alle nostre indicazioni, al nostro umore, alle espressioni del volto.
È come se ci fosse una sorta di rete invisibile tra noi e loro. Questa capacità è già presente nei mammiferi, ma nel cane è particolarmente sviluppata. E quando questa connessione viene coltivata, diventa qualcosa di profondamente intenso, quasi un’intimità condivisa.
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Per acquistare i biglietti, informazioni e orari consultare il sito del Teatro Cristallo.
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