Politica | Doppelpunkt

“Cuba non è l'Iran”

Sadiel Gonzalez è arrivato in Alto Adige vent'anni fa da Cuba. L'attivista racconta perché la diaspora vede nella pressione americana sull'Avana un'occasione.
Sadiel Gonzales
Foto: privat
  • Cuba è tornata al centro del dibattito internazionale: il blocco navale annunciato dall’amministrazione Trump, l’incriminazione di Raúl Castro, il parallelo che molti commentatori tracciano con la strategia adottata in Venezuela. Ma fra le analisi geopolitiche raramente trova spazio la voce di chi Cuba l’ha lasciata davvero. Sadiel Gonzalez è arrivato in Alto Adige da ragazzo, con un visto turistico e la decisione netta di non tornare indietro. Da una decina d’anni è un volto pattivo della diaspora cubana in Europa – un percorso raccontato anche nel documentario My boyfriend El Fascista, che lo vede protagonista insieme al compagno e regista Matthias Lintner.

    Nella puntata, Gonzalez spiega perché a suo dire la maggior parte dei cubani – dentro e fuori dall’isola – non legge l’intervento americano come una minaccia, ma come una possibilità: I veri problemi di Cuba non sono l’America, dice, ricordando che blackout, fame e repressione esistevano già quando lui aveva dodici anni. Critica la soft policy dell’Unione Europea, distingue il caso cubano da quello iraniano e venezuelano, e racconta il ruolo del movimento artistico San Isidro nel risveglio della nuova generazione. Sullo sfondo, una richiesta diretta all’Europa: “Se avete dei dubbi su Cuba, chiedete ai cubani – ma chiedete per ascoltare, non per rispondere”.

  • Doppelpunkt | Sadiel Gonzales: "Cuba non è l'Iran"

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