Danza, tra desiderio e ricerca
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Abbonati ora a S+SALTO: Olivier Dubois, nel 2015 lei ha creato Mémoires d’un seigneur per il danzatore professionista Sébastien Perrault e 30 interpreti maschili. Come è nata ora l’idea di riscrivere la coreografia per un cast femminile?
L’idea non è partita da me, me l’hanno richiesto un gruppo di trenta donne, tra i danzatori e le danzatrici amatoriali che hanno lavorato con me in un workshop. Queste donne mi hanno chiesto espressamente di riscrivere le Mémoires per loro. Confesso che hanno dovuto insistere molto, non mi sentivo legittimato a parlare attraverso la danza a nome delle donne, ho spiegato loro che sono un uomo e non conosco le emozioni femminili. La loro fiducia e insistenza alla fine mi hanno convinto. Ho cominciato a studiare testi e ascoltare podcast di storia, a confrontarmi con autrici femministe. Ho studiato molto e fatto delle scoperte incredibili, mi hanno rivelato un’immagine della donna nella preistoria totalmente diversa da come viene descritta: una donna guerriera, cacciatrice, artigiana, con un ruolo rilevante nella comunità, non relegata ad accudire casa e figli e subordinata all’uomo come viene costretta nelle società patriarcali e come siamo abituati a vederla. La regina delle Mémoires d’une seigneure e il suo coro di donne nascono così.
La coreografia cambia rispetto alle Mémoires d’un seigneur?
La struttura rimane la stessa di Mémoires d’un seigneur, ci sono una danzatrice professionista protagonista e quaranta interpreti amatoriali, e un tavolo nella scenografia, a sottolineare di volta in volta il potere e la solitudine della protagonista, ma è una coreografia diversa. I gesti e i movimenti hanno un altro significato, esprimono un valore diverso, perchè le interazioni in una comunità o società femminile, sono diverse da quelle maschili. Non era facile riscriverla, l’incoraggiamento e la vicinanza delle donne coinvolte mi ha aiutato quando avevo delle difficoltà.
Qual è la scoperta più importante che ha fatto durante questo lavoro?
Ho ricevuto il regalo più grande che un uomo possa mai ricevere, ho scoperto e potuto provare la sorellanza che unisce le donne, non solo comprenderla intellettualmente. Questa scoperta durante il lavoro è stata per me un momento di grande commozione, quando ho potuto sentire questa forte sorellanza e esserne partecipe, è stato come se una spada mi avesse trafitto nel petto e ho pianto. Tutti gli uomini dovrebbero provarla.
Sul palcoscenico di Bolzano Danza, insieme a Marie-Laure Caradec, danzatrice storica della sua compagnia Cie Olivier Dubois, ci saranno più di 40 interpreti amatoriali. Come vengono scelte queste ultime?
Sul palcoscenico a fianco di Marie-Laure Caradec a Bolzano ci saranno 43 interpreti femminili dai 19 ai 70 anni di età, provenienti dal Trentino-Alto Adige e da altre regioni, o anche dall’estero, ma tutte italiane. Viene presa chi risponde alla call per prima, non ci sono audizioni o selezioni particolari. Del resto che criteri potrei adottare, come si può misurare il desiderio? Ogni individuo, ogni persona ha la stessa valenza e lo spettacolo è ogni volta nuovo grazie a chi lo interpreta. Il mio compito, la mia unica missione è di assicurarmi che, fin dall’inizio, le partecipanti abbiano tutte questo desiderio, e di rafforzarlo fino alla fine, quando sarà cresciuto ancora. Si tratta di mantenere vivo quel desiderio. Con il desiderio si possono fare miracoli! Dal loro desiderio nasce l’energia dello spettacolo e possiamo realizzare grandi cose.
Bolzano Danza
Compagnie Olivier Dubois
24.07.26
Ore 20.30 Teatro Comunale - Sala Grande
Prima Italiana
Il corpo della danza
Cosa rende speciale la disciplina della danza?
Noi danzatori e danzatrici, coreografi e coreografe lavoriamo con il corpo, che accomuna tutti gli esseri umani, al di là della lingua, cultura e stato sociale da cui proveniamo, per questo la danza tocca tutti da vicino. La danza è un’espressione, un linguaggio primordale, comporta una grossa responsabilità, perché muove emozioni profonde.
Come è arrivato lei alla danza, come ha cominciato?
Molto tardi, quando avevo già 23 anni e non avevo mai frequentato una scuola di danza. Tutto è cominciato semplicemente con una canzone pop degli anni Ottanta, Don’t stop del cantante Sylvester, che ascoltavo da anni e poi improvvisamente mi ha folgorato, è diventata la scintilla che mi ha fatto danzare.
Da allora non si è più fermato, davvero. Ha danzato per i più importanti coreografi, ha creato innumerevoli coreografie di successo, nel 2011, forse l’unico senza avere una preparazione specifica, è stato nominato tra i migliori danzatori nel mondo. Ha un segreto?
Nessun segreto, mi ritengo solo molto fortunato. Tutti gli incontri con persone straordinarie sul mio percorso mi hanno aiutato a esprimere e vivere la mia personalità artistica. E naturalmente anche tanto lavoro.
Tra i suoi prossimi progetti?
Ne ho molti, sto scrivendo anche un libro con gli appunti che conservo di tutti i miei lavori, ma conterrà anche conversazioni fittizie con artisti che ho incontrato e filosofi di tutte le epoche. Un altro mio progetto ha a che fare direttamente con Bolzano. È in qualche modo un esperimento. In collaborazione con Eurac, sto preparando una coreografia sulla base delle Stagioni di Vivaldi, da danzare nelle condizioni estreme di TerraXcube, una macchina fantastica di Eurac che permette di simulare le condizioni ambientali più estreme presenti sulla superficie terrestre: dalla cima del Monte Everest fino ai deserti più caldi. All’Eurac viene impiegata per ricerche scientifiche, noi applicheremo la ricerca alla danza.
La collaborazione con importanti istituzioni scientifiche come Eurac e NoiTechpark presenti a Bolzano è uno dei punti centrali nell’impostazione che lei e Anouk Aspisi avete voluto dare alla vostra direzione artistica di Bolzano Danza.
Il rapporto tra danza e scienza è un aspetto che ci interessa molto e che vogliamo continuare a indagare, attraverso laboratori pluriennali, con i ricercatori e le ricercatrici di NoiTechpark e Eurac, che abbiamo avviato lo scorso anno, il primo della nostra direzione artistica, e che continuiamo. Ma anche il rapporto con il territorio e con le altre realtà culturali è per noi una dimersione importante del festival.
Come lavorate insieme lei e Anouk Aspisi?
Ci confrontiamo sempre molto onestamente, e ci troviamo spesso d’accordo nelle scelte. Le nostre competenze, lei come manager culturale di lunga esperienza tra Francia e Italia e io come danzatore e coreografo, sono complementari. Perfino i nostri segni zodiacali sono complementari, come abbiamo scoperto: Anouk è del segno dei Gemelli con ascendente Vergine, mentre io sono della Vergine con ascendente Gemelli.
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