Cronaca | L’analisi

Tribunale, un cantiere “spezzatino”

Ad una settimana dal crollo ecco un’analisi degli incarichi assegnati non attraverso delibere ma con quasi novanta decreti in 2 anni. Fino a dicembre 2024 si pensava di poter rinforzare i quattro pilastri “in sofferenza”. Nel 2025 la decisione di sostituirli.
Immagine: SALTO/Val

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A sei giorni dal crollo del Palazzo di Giustizia di Bolzano, l’emozione dei primi momenti sta lasciando il posto alla ricostruzione dei fatti. E più si ricostruisce, più aumenta lo stupore. Perché non è crollato un edificio dismesso, né un immobile già evacuato per ragioni di sicurezza. Ha ceduto una parte di un palazzo pubblico regolarmente aperto e utilizzato. Bastano pochi minuti di differenza negli orari per capire quanto il bilancio avrebbe potuto essere diverso.

Tra le tante domande che attendono una risposta ce n’è una che riguarda il modo in cui è stato organizzato il cantiere. Per ricostruirlo non basta consultare le delibere della Provincia, dove praticamente non si trova traccia dell’intervento. Bisogna entrare nella banca dati dei decreti dell'Ufficio per la gestione tecnica delle costruzioni e seguire pazientemente ogni singolo affidamento.

“Nel 2024 è stato effettuato uno studio dal quale risultava che i quattro pilastri nord del primo piano erano in sofferenza per la sopraelevazione”.

Il risultato è una documentazione sterminata: quasi novanta decreti nell’arco di poco più di due anni, tra progettazioni, rilievi, prove strutturali, incarichi professionali, lavori, forniture e varianti. Il censimento di 49 affidamenti per i quali è stato possibile ricostruire l’importo porta a una spesa di quasi 2,6 milioni di euro. Il dato non rappresenta l’intero costo sostenuto per il Palazzo, perché alcuni provvedimenti non sono stati esaminati e nella banca dati compaiono anche interventi appartenenti a progetti differenti. È però sufficiente a restituire la dimensione del “cantiere amministrativo-permanente” costruito per risanare “a pezzetti” l’intero edificio.

Per opere pubbliche di questa complessità esistono diverse modalità organizzative. Si può mettere a bando una progettazione complessiva e bandire successivamente una gara per l’esecuzione degli interventi, eventualmente suddivisa in lotti. Oppure si può mantenere la regia all’interno dell’amministrazione e distribuire nel tempo le diverse attività tra una pluralità di professionisti e imprese. È questa seconda strada che emerge dalla documentazione del Palazzo di Giustizia: non un unico appalto “chiavi in mano”, ma un mosaico di incarichi, contratti e cantieri specialistici.

La ricostruzione parte dal 2023. Il 31 maggio la Provincia affida allo studio Architetti Associati Guglielmon & Nesto un incarico da 16.594,92 euro per la progettazione, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza della sistemazione della zona d’ingresso. Il 2 ottobre arriva un secondo incarico, ancora allo stesso studio, da 12.650,88 euro, questa volta per la verifica e la messa in sicurezza di diverse zone dell’edificio. Nello stesso periodo la verifica dell’intonaco della facciata, con la demolizione e la rimozione delle parti ammalorate, viene affidata alla South Tyrol Sinergy per 27.950,81 euro.

Il primo passaggio chiaramente riconducibile al principale progetto di riqualificazione risale al 9 novembre 2023. In quella data lo studio Guglielmon & Nesto riceve 34.587 euro per il supporto tecnico esterno ai lavori di manutenzione straordinaria. Con un decreto consecutivo, lo Studio tecnico associato Sacchin-Bordini-Vigni ottiene invece 19.599,30 euro per il rilievo planimetrico interno ed esterno dell’intero Palazzo mediante laser scanner e drone. Entrambi i provvedimenti riportano il Codice Unico di Progetto B52J23000820003. Il CUP è il codice con cui la pubblica amministrazione identifica e segue un progetto d’investimento pubblico; il CIG, invece, identifica il singolo contratto o la singola procedura di affidamento. Lo stesso CUP può quindi comprendere numerosi appalti, ciascuno con un CIG differente. I due decreti del novembre 2023 costituiscono, allo stato della ricerca, i primi atti individuati sotto quel codice: prima il supporto tecnico generale, poi la rilevazione digitale dell’edificio.

Nel 2024 gli affidamenti aumentano rapidamente. Il 28 marzo l’ingegnere Matteo Mottironi riceve 4.681,87 euro per l’organizzazione, il coordinamento e la direzione delle prove di carico del Palazzo. In quel decreto non compare il CUP principale: non è quindi possibile, sulla sola base dell’atto, stabilire se l’incarico facesse già parte dello stesso progetto oppure costituisse un’attività autonoma. Nel pomeriggio di oggi (22 luglio) in aula l’assessore Christian Bianchi ha detto che “nel 2024 è stato effettuato uno studio dal quale risultava che i quattro pilastri nord del primo piano erano in sofferenza per la sopraelevazione”.

Il 16 settembre viene commissionata ad Alessandro Zuanni la realizzazione del modello digitale BIM dell’intero edificio per 32.988,80 euro. Il Building Information Modeling non è un semplice disegno tridimensionale: è un modello digitale nel quale possono essere organizzate le informazioni geometriche e tecniche del fabbricato. La sequenza documentale è significativa: dopo il rilievo con drone e laser del 2023, la Provincia fa costruire una rappresentazione digitale complessiva del Palazzo e, poche settimane dopo, avvia contemporaneamente diversi incarichi progettuali.

Il 1° ottobre 2024, infatti, lo studio Guglielmon & Nesto ottiene tre affidamenti distinti. Il primo, da 40.601,60 euro, riguarda il supporto tecnico per varie opere di manutenzione straordinaria. Il secondo, da 7.578,26 euro, è relativo al progetto preliminare per la ristrutturazione dell’ingresso al primo piano. Il terzo, da 9.797,61 euro, comprende progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza e contabilità della ristrutturazione dell’ingresso. Non sono tre versioni dello stesso importo, ma attività differenti affidate lo stesso giorno al medesimo studio.

Il 5 novembre vengono poi assegnati ad Alto Adige Costruzioni “vari lavori edili” per 12.041,40 euro. Il 5 dicembre arriva uno degli atti più importanti dell’intera cronologia: Matteo Mottironi riceve un incarico da 22.914,53 euro per il progetto e la direzione lavori del rinforzo di quattro pilastri nell’atrio del primo piano, oltre che per la programmazione e il coordinamento delle prove statiche dell’edificio. In questa fase la documentazione parla ancora di “rinforzo”, non di sostituzione. Il giorno successivo, 6 dicembre, a Claudio Scanavini vengono affidate per 49.963,40 euro la progettazione e la direzione lavori della rete strutturata dell’intero Palazzo. Nel giro di poco più di due mesi, dunque, vengono avviati il modello digitale, i progetti dell’ingresso, i primi lavori edili, l’intervento sui pilastri, le prove statiche e la progettazione della rete dati.

Sopralluogo: Vertici di Comune, Provincia e Prefettura il giorno del crollo SALTO/Val

Il 2025 si apre con un piccolo affidamento che oggi assume un significato particolare. Il 12 febbraio vengono impegnati 1.342 euro per praticare un foro in uno dei pilastri dell’atrio del primo piano e consentirne l’ispezione interna. Il decreto non permette di stabilire quali problemi fossero già stati riscontrati né quali siano stati gli esiti dell’ispezione. Dimostra però che quel pilastro era oggetto di un accertamento mirato mesi prima dell’affidamento dei lavori principali.

Nel dicembre 2024 si progetta il rinforzo di quattro pilastri, nel febbraio 2025 se ne apre uno per ispezionarlo e nel maggio successivo vengono affidate le prove statiche.

Il 15 maggio la Provincia affida alla 4 Emme Service controlli e prove statiche per 47.458 euro. Anche in questo caso il solo decreto non specifica quali elementi strutturali dovessero essere sottoposti alle prove e non riporta il CUP principale. Per ricostruire il collegamento tecnico con i pilastri servirebbero il capitolato, la determina del responsabile del procedimento e soprattutto la relazione conclusiva della società. La cronologia resta comunque netta: nel dicembre 2024 si progetta il rinforzo di quattro pilastri, nel febbraio 2025 se ne apre uno per ispezionarlo e nel maggio successivo vengono affidate le prove statiche.

Parallelamente si lavora anche all’ingresso est. I lavori per la riapertura vengono affidati  ad Alto Adige Costruzioni con il contratto numero 18/2025 per 203.799,80 euro. Nel 2026 viene approvata una variante da 40.741,91 euro, pari al 19,99 per cento dell’importo originario, con una proroga di 24 giorni. In questo sotto-cantiere compaiono inoltre l’impianto elettrico, il portale d’accesso, il sistema elettronico di controllo e altri affidamenti specialistici. Per la sola fornitura e il montaggio dell’hardware del controllo accessi, ad esempio, alla Dormakaba Italia vengono assegnati 1.647 euro; per i portabiciclette dell’ingresso est, alla Metalco, 46.360 euro.

La documentazione mostra quindi che il CUP B52J23000820003 non identifica soltanto i lavori sui pilastri. Sotto lo stesso codice ricadono il rilievo dell’edificio, il modello BIM, gli incarichi di progettazione, parti della ristrutturazione degli ingressi, la climatizzazione delle aule, il controllo degli accessi e l’intervento strutturale nell’atrio. Questo non significa che tutti i lavori eseguiti nel Palazzo appartengano al medesimo progetto: nei decreti compaiono anche altri CUP, relativi per esempio ai bagni o a interventi richiesti dall'Ufficio Beni architettonici, oltre a manutenzioni prive di CUP. La fotografia corretta non è dunque quella di un solo appalto frammentato in maniera indistinta, ma di più progetti e molti affidamenti che si sovrappongono nello stesso edificio.

Ad un certo punto, nel 2025 ci si rende conto che rinforzare i pilastri non basta. Il contratto economicamente più rilevante tra quelli censiti riguarda infatti la sostituzione dei pilastri nell’atrio nord del piano terra e del primo piano. Questo intervento si trova nel portale dell’agenzia degli appalti in quanto è stata fatta una gara ad invito, chiedendo offerte a 10 ditte. L’intervento viene affidato alla Merotto Bau con lo stesso CUP del progetto principale. L’importo contrattuale è di 586.564,04 euro; considerando l’IVA, la somma impegnata sale a 606.781,08 euro.

Più che un unico cantiere, il Palazzo appare così come un insieme di cantieri distribuiti nelle diverse aree dell’edificio. Nell’atrio si susseguono il risanamento acustico, lo smontaggio e il rimontaggio dei rivestimenti in marmo delle colonne, l’ispezione, le prove statiche e infine la sostituzione dei pilastri. L’ingresso est diventa un progetto nel progetto, con opere edili, impianto elettrico, portale, controllo accessi e variante. La climatizzazione delle aule viene a sua volta suddivisa tra progettazione, impianti, pompa di calore, assistenze edili, modello tridimensionale, direzione lavori e modifiche contrattuali. A questi filoni si aggiungono serramenti, terrazze, coperture, scarichi, tinteggiature, ascensori, impianti antintrusione, sanitari, termoarredi e numerose altre manutenzioni. Tutti con procedure distinte: poco meno di un centinaio in due anni, come detto.

Trarre conclusioni sulle cause del crollo spetterà alla Procura e ai consulenti tecnici. Si può immaginare che la parte decisiva dell’inchiesta sarà legata a comprendere come si sia passati da pilastri che hanno bisogno di un semplice “rinforzo” alla successiva “sostituzione” nella convinzione che fosse possibile effettuare l’intervento senza alcuna “interruzione del servizio”. 

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