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Cultura | Cronaca dell’Accordo

Dal 26 al 31 agosto 1946

La cronaca degli avvenimenti che portarono alla stipula dell’accordo De Gasperi-Gruber (12). Le trattative di Carandini a pochi giorni dalla firma dell’Accordo di Parigi.

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26 agosto. Parigi. Ore 18 lunga telefonata di Carandini con De Gasperi che è a Roma. Poi alle 19 l’incontro con Gruber. Al termine Carandini stende un piccolo verbale:

Gruber mi conferma che è pronto a ritirare l’emendamento all’art. 14 che aveva preparato come estrema difesa nel caso che non fosse approvato l’emendamento all’art. 10. Si esprime con la consueta franchezza e dirittura. Gli dico di aver parlato poco prima con De Gasperi il quale non è contrario al principio di una garanzia dei diritti di minoranza da includere nel trattato.

Occorre però che tale garanzia sia espressa nella forma più schematica e generale, salvo discutere poi in altra sede e a due i particolari di applicazione. Gruber si dichiara disposto ad eliminare la elencazione dei comuni da aggiungersi alla provincia di Bolzano. Si potrà sostituire una formula che rimandi la estensione della “zona di riguardo” a successive intese e precisazioni. Gruber mi dice che si considererà soddisfatto di una formula generica di garanzia, perché tutto dipende dalla buona volontà delle parti su cui egli non ha dubbi.

Gli preciso bene quale è la nostra posizione: esistono due problemi. 1) La garanzia generica di tutela delle minoranze da includersi nel trattato con una formula analoga a quella austriaca, ma escludendo la elencazione dei comuni. E su questo primo punto si potrà raggiungere un accordo senza gravi difficoltà perché il problema ha carattere universale e quindi ci interessa attivamente in Alto Adige e passivamente in Venezia Giulia. 2) La attuazione delle provvidenze di autonomia, la quale costituisce un problema separato che verrà discusso in successivo tempo. E Gruber si dichiara d’accordo.

Gruber e Carandini a questo punto incontrano altre delegazioni e discutono sulle procedure da adottare per far marciare senza intoppi l’intesa tra i due paesi.

 

27 agosto. Bolzano. La diurna battaglia contro la borsa nera e gli altri reati alimentari. Un panificio di Via Bottai viene chiuso per alcuni giorni. Denunce e sequestri in tutta la provincia.

27 agosto. Parigi. Nuovo incontro di Carandini con Gruber. A fine giornata il diplomatico italiano riassume così in un lungo messaggio a De Gasperi, l’andamento dei colloqui:

Dopo il colloquio con Gruber e Schmid del giorno 26 in cui Gruber mi ha dato il testo dell’emendamento all’art. 10 e dopo l’incontro avuto con lui la sera stessa al Ritz con van Langenhove e coll’ambasciatore olandese, ho rivisto Gruber la mattina del 27 per conoscere esattamente il suo pensiero su varie questioni. Mi ha detto che in linea di massima approvava il progetto Innocenti per l’autonomia salvo alcune modifiche che mi ha così precisato:

l) diritto del governo regionale a imporre ed esigere le tasse erariali versando al governo centrale il 30% del ricavato;

2) polizia locale (già concessa in realtà dal progetto Innocenti);

3) diritto di impiego negli uffici pubblici da parte degli elementi tedeschi in una certa proporzione (non per i servizi generali come la ferrovia);

4) limitazione dello stabilimento di nuovi elementi italiani nell’Alto Adige;

5) commissione mista per la revisione delle opzioni.

Mi dichiara che su questi punti come su ogni altro è disposto a trattare. Gli impegni su carta sono inutili se non corrispondono ad una reciproca buona volontà di attuarli.

Gli dico onestamente che l’impegno internazionale di garantire l’autonomia non può essere da parte nostra condizionato a determinare pratiche soluzioni che sono ora allo studio col Volkspartei e che la Costituente dovrà vagliare e decidere.

Si dichiara perfettamente d’accordo. Si accontenta di un impegno di principio salvo discutere l’attuazione con larghezza di tempo. Mi fa osservare (punto per lui evidentemente importante per ragioni di politica interna) che le trattative non dovrebbero poi avvenire fra Governo italiano e Volkspartei ma fra Governo italiano e Governo austriaco.

Gli chiedo se fa una condizione assoluta della limitazione dell’autonomia alla provincia di Bolzano, facendogli rilevare le ragioni pratiche che consigliano di riunire amministrativamente le provincie di Bolzano e Trento, salvo (come è precisato nel progetto Innocenti) stabilire un meccanismo di disarticolazione delle due province sia nel potere legislativo che in quello esecutivo, onde garantire una effettiva garanzia alle minoranze di lingua tedesca. Gli faccio rilevare che una parte del Volkspartei è favorevole alla unione amministrativa delle due province.

Insiste sulla limitazione dell’autonomia alla provincia di Bolzano. Gli faccio osservare che non è per noi accettabile la specificazione nel trattato dei comuni passati alla provincia di Trento e che dovrebbero godere dello speciale trattamento riservato alla provincia di Bolzano, trattandosi di materia da vagliare e decidere successivamente. È d’accordo per sostituire la elencazione dei comuni con una frase ”i comuni etnicamente tedeschi della provincia di Trento“.

Gli faccio osservare che la frase ”sans tenir compte de l’accord Hitler-Mussolini de 1939“ è inaccettabile perché troppo lata. Per gli optanti ancora residenti la reintegrazione della nazionalità potrà avvenire come colpo di spugna, per quelli trasferitisi oltre confine la questione va esaminata caso per caso. È d’accordo e conferma che non si aspetta che accettiamo in blocco i nazisti e tutti coloro che non potranno provare di avere una sistemazione economica.

Colloquio estremamente leale. Lo saluto assicurandolo che vado a Roma a servizio del mio Paese e dell’Austria”.

 

28 agosto. Bolzano. Il quotidiano Dolomiten dedica ampio spazio alle notizie provenienti da Parigi e in particolare alla presentazione da parte austriaca alla Conferenza del memorandum sull’Alto Adige. In prima pagina trova posto anche l’appello inviato al Presidente americano Truman da un comitato americano per la giustizia ai sudtirolesi. In una lettera, riferisce l’agenzia United Press, si chiede a Truman di intervenire per ribaltare la decisione sul confine del Brennero.

 

28 – 29 maggio. Roma. Il diario del viaggio di Carandini, chiamato nella capitale da De Gasperi per l’esame delle intese con Vienna.

“E che Dio me la mandi buona”

Partito da Orly alle 9,10 arrivo a Roma alle 15. Vado al ministero. De Gasperi è in Consiglio dei ministri. Fa colazione alle 16 ed alle 17 è a Montecitorio alla Commissione di politica estera. Lo attendo. Esce alle 20,45 esausto. Andiamo a piedi a Palazzo Chigi e gli illustro lo sviluppo delle trattative. Restiamo a colloquio fino alle 22,30.
Si convengono le seguenti linee generali: impossibilità di mettere nel trattato il nostro obbligo di trattare direttamente con l’Austria la questione dell’autonomia trattandosi di concessione che possiamo fare nel libero esercizio della nostra sovranità.
Meglio specificare addirittura nel trattato le concessioni linguistiche, scolastiche ecc. che già abbiamo decretate, per le quali prendiamo impegno diretto di fronte alle Nazioni Unite.
Possiamo trattare direttamente con l’Austria le sole questioni di carattere internazionale e cioè: transito ferroviario e stradale, revisione delle opzioni (derivanti da un accordo internazionale). Per l’autonomia assumiamo impegno di fronte alle Nazioni Unite. De Gasperi prepara una traccia del testo.

L’indomani mattina 29 preparo in dettaglio il testo dell’articolo da inserire nel trattato. Alle 10,15 lo porto a De Gasperi al Viminale e lo rivediamo insieme. De Gasperi mi aveva ieri proposto di andare con lui in volo a Bolzano per consultare Innocenti, ma poi ha pensato che la cosa avrebbe dato nell’occhio ed ha fatto venire Innocenti a Roma. Arriverà nel pomeriggio per aereo.

Resto tutta la mattina nello studio vicino a De Gasperi a studiare il progetto Innocenti che mi pare, e me ne rallegro, estremamente largo e generoso, tale da avvicinare l’autonomia ad una indipendenza. Ciò mi rende sempre più perplesso sulla opportunità di estendere tali privilegi alla provincia di Trento, ma De Gasperi è fermo su questa estensione a cui tiene molto.
Alle 16,30 torno al Viminale. De Gasperi è preoccupato dalla questione dei partigiani e affaticato. Discutiamo con lui ed Innocenti (di cui ho ottima impressione) il testo dell’articolo. De Gasperi ci prega di lavorare nello studio accanto alla redazione definitiva. Va al Consiglio dei ministri. Ci intendiamo perfettamente con Innocenti e stendiamo l’articolo con qualche modifica al testo preparato.

In complesso mi pare un documento buono. Nel colloquio con De Gasperi e Innocenti avevo insistito perché, dopo aver offerto l’offribile quando il Sud Tirolo era in pericolo, non cadessimo nel peccato italiano di tentare di lesinare all’ultimo momento. Mi pare di essere riuscito a prospettare bene la situazione e da persuadere De Gasperi che non sono affascinato dagli austriaci. Verso le 19,30 De Gasperi lascia il Consiglio dei ministri. Riesaminiamo attentamente il testo. Accetta l’ultimo comma da me proposto il quale dà una soddisfazione accettabile a Gruber stabilendo che su tutte indistintamente le materie trattate nell’art. 10 il Governo italiano prenderà in considerazione tutti i suggerimenti del Governo austriaco intesi ad ottenere la migliore soluzione. Si salva così capra e cavoli.

Mi pare che siamo a buon punto. Prego De Gasperi di siglare il testo definitivo, il che egli fa. Ci salutiamo, mi ringrazia con quel suo fare semplice e affettuoso che è sempre per me un confronto. Riparto per Parigi in aereo domattina. E che Dio me la mandi buona.”

 

29 agosto. Roma. Ecco il testo dell’emendamento all’articolo 10 del Trattato di pace elaborato da Carandini e Innocenti e firmato da De Gasperi:

l) Il Governo italiano adotterà a favore della provincia di Bolzano e dei comuni mistilingui della provincia di Trento, norme che tutelino il carattere etnico e garantiscano lo sviluppo culturale ed economico di quelle popolazioni di lingua tedesca.

Sarà particolarmente assicurato ai cittadini italiani di lingua tedesca:

a) l’istituzione di scuole elementari e medie di lingua tedesca;

b) la parificazione delle lingue italiana e tedesca negli uffici ed atti pubblici nonché la bilinguità nella toponomastica in quei comuni e località ove si usi in prevalenza la lingua tedesca;

c) il diritto al ripristino nella lingua originaria tedesca dei nomi recentemente italianizzati;

d) equiparazione dei cittadini di lingua italiana e tedesca in tutti i diritti loro spettanti ed in particolare per quanto concerne l’assunzione ai pubblici impieghi ed uffici.

2) Alle popolazioni della provincia di Bolzano ed a quelle dei comuni mistilingui della provincia di Trento verrà assicurata, anche nei limiti di una eventuale più vasta circoscrizione territoriale, l’autonomia nell’esercizio del potere legislativo regionale e di quello esecutivo, in base a norme sulle quali saranno sentiti gli clementi locali di lingua tedesca.

3) Il Governo italiano è disposto (si impegna) a procedere alla revisione degli accordi Hitler-Mussolini del 1939, ai fini della restituzione della cittadinanza italiana agli optanti per la Germania, e a tal fine si consulterà col Governo austriaco dichiarando fin d’ora di voler riesaminare il problema con criterio di larghezza.

4) Il Governo italiano si metterà d’accordo col Governo austriaco per elaborare una convenzione che faciliti il movimento delle persone e delle merci tra la provincia di Bolzano e l’Austria, nonché il transito di persone e di merci fra il Tirolo settentrionale e quello orientale.

5) Il Governo italiano è disposto a prendere in attento esame, per la migliore soluzione, ogni eventuale indicazione che gli pervenisse da parte del Governo austriaco nelle materie indicate nel presente articolo".


 

30 agosto. Parigi. Volgger e von Guggenberg proseguono nella serie di incontri con gli esponenti di varie delegazioni. Lo Jugoslavo Drago Marušič esprime la sua personale solidarietà, ma conferma loro che anche la sua delegazione, come quelle degli altri paesi dell’est, si atterrà rigidamente alla posizione dell’URSS, nettamente contraria alle tesi dei sudtirolesi.

30 agosto. Bolzano. Dura nota polemica sul Dolomiten in merito alla richiesta del responsabile di un’associazione di autorizzare il trasferimento a Bolzano di invalidi provenienti dalle province del nord Italia.

I volti dell’Accordo

Arrivati come siamo, con il nostro racconto settimanale, alla fine del mese di agosto del 1946, sappiamo che mancano ormai pochissimi giorni alla firma del famoso Accordo. Vale la pena quindi di presentare, sia pur con i caratteri della necessaria sintesi, i due personaggi che andranno ad apporre le loro firme al documento. Iniziamo con il Ministro austriaco.

Karl Gruber. 1909 - 1995

Dopo gli studi in ingegneria elettronica, lavora, durante la seconda guerra mondiale, in un laboratorio. Iniziano allora i suoi contatti con gli ambienti della resistenza che si moltiplicano nella prima vera del 1945, quando, ritornato in Austria assume il comando della Tiroler Widerstandsbewegung e riesce a liberare Innsbruck prima dell’arrivo degli Alleati, caso unico nel Reich nazista.

Dopo la ricostituzione dell’indipendenza austriaca diviene Landeshauptmann del Tirolo. Fonda l'Österreichische Staatspartei confluito poi confluì nella ÖVP.

Nella nuova repubblica federale austriaca Gruber diviene ministro degli esteri nel primo governo Figl. Occuperà quest’incarico fino al novembre 1953.

Centrale nel suo impegno la questione del Sudtirolo. Di fronte all’impossibilità di ottenere il ritorno della provincia all’Austria, porta avanti e chiede le trattative con De Gasperi per l’Accordo di Parigi. Verrà molto criticato per quello che viene considerato un cedimento e sarà pubblicamente schiaffeggiato in una strada di Innsbruck da chi gli rimprovera di aver tradito le speranze dei sudtirolesi. Negli anni a seguire Gruber contribuì alle trattative che sarebbero sfociate nella stesura dello Staatsvertrag, il “Trattato di Stato” concernente il ripristino di un’Austria indipendente e democratica", firmato a Vienna il 15 maggio 1955.

Nel 1953 si dimise da ministro degli esteri e fu inviato a Washington e in altre capitali come ambasciatore.

Alcide De Gasperi. 1881 – 1954

L’uomo politico che si accende a siglare l’accordo con l’Austria è entrato ormai da più di tre anni nella fase culminante del proprio impegno come leader del partito cattolico che ha conquistato la maggioranza relativa dei voti nell’Italia post fascista. È un lungo percorso quello che De Gasperi ha compiuto partendo dagli anni dell’impegno nel movimento cattolico del Trentino ancora sotto il governo austroungarico. Deputato al parlamento di Vienna ha partecipato alla battaglia per l’autonomia del gruppo italiano nell’ambito del Tirolo tedesco. Alla fine del conflitto diviene uno dei personaggi di maggior spicco del Partito Popolare di Don Sturzo, del quale condivide un’opposizione senza cedimenti all’incalzare del fascismo. Perseguitato e incarcerato, trova rifugio in un modesto impiego in Vaticano. L’azione politica riprende subito dopo la caduta di Mussolini e prosegue nella clandestinità sino alla liberazione di Roma. Il ruolo di De Gasperi del movimento cattolico che va formandosi si traduce anche nell’impegno di governo. Nei mesi in cui deve presentarsi nella veste dello sconfitto davanti alla Conferenza di Parigi e nei quali matura anche l’intesa con Vienna, De Gasperi ricopre contemporaneamente i ruoli di ministro degli esteri e capo del Governo. Ai due lati del tavolo su cui viene firmato l’Accordo ci sono due personaggi politici di analoga estrazione, due cattolici cresciuti politicamente nel finale di partita dell’Austria-Ungheria e che si ritrovano di fronte con l’idea condivisa di poter recuperare antichi rapporti.

SHB