Politica | Ha vinto il NO

“La riforma era fatta male, punto”

Il costituzionalista Francesco Palermo analizza la vittoria del No del referendum sulla giustizia. “La SVP deve essere contenta che non ci sia un referendum sulla modifica dello Statuto. Il premierato? Una riforma antidemocratica, ma non si farà”.
Andy Odierno/SALTO

Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!

Abbonati ora a S+

SALTO: Professore, ha vinto il no, la Costituzione è salva? 

Francesco Palermo: Probabilmente questa riforma non sarebbe stata una devastazione della Costituzione, il problema era il metodo con cui è stata fatta. Toccare la Costituzione in questo modo e poi chiedere un plebiscito su un tema su cui molti non erano del tutto informati non va bene. Questo non significa che non si debba riformare la giustizia, ci sono molte cose da fare e spero si possano affrontare su basi nuove. Non ho mai apprezzato i toni troppo drammatici da una parte o dall’altra…Detto ciò, è interessante vedere un’affluenza così alta e un risultato piuttosto netto: siamo intorno al 54%, quindi una vittoria importante del No. Personalmente non me lo aspettavo, né in termini di partecipazione né di risultato.

Possiamo leggere questo risultato come una difesa della Costituzione e dell’equilibrio dei poteri?

Sicuramente indica che sulla Costituzione le persone si mobilitano, ed è un segnale positivo. Negli ultimi anni diversi referendum hanno bocciato modifiche costituzionali, quindi forse bisognerebbe procedere con più cautela. Spero però che questo non si traduca in immobilismo: una Costituzione deve vivere, e quindi anche essere modificata quando serve. Il fatto che una riforma sia fatta male non significa che non ce ne sia bisogno.

Secondo lei esiste un parallelismo tra questo voto e le altre riforme del Governo, come quella dello Statuto?

Il parallelismo c’è, nel senso che la modalità con cui la riforma è stata fatta è esattamente la stessa, una riforma parziale, calata dall’alto, non partecipata, poco utile sostanzialmente.  Se ci fosse un referendum sulla riforma dell’autonomia finirebbe allo stesso modo, vincerebbe il no, e la SVP deve essere contenta che, grazie all’articolo 103 dello Statuto, non ci sia un referendum. Il che però anche qui non significa che lo Statuto non abbia bisogno di riforme…

 

“La SVP deve essere contenta che non ci sia un referendum sulla riforma dello Statuto”

 

Il problema è più generale: da anni si tenta di modificare Costituzione e Statuti a colpi di maggioranza. Ogni governo pensa di avere l’occasione giusta e procede allo stesso modo, senza imparare dagli errori precedenti. È una sorta di accecamento legato al potere: si ha la possibilità di intervenire e si vuole farlo subito, anche se il metodo è sbagliato. E ogni volta si ripete lo stesso schema.

Questo risultato può cambiare il rapporto tra politica e magistratura? 

Sarebbe sbagliato leggere il risultato come una vittoria della magistratura sulla politica, così come è stato sbagliato impostare la campagna nel senso opposto. Serve meno emotività e più razionalità: spero che si riapra una discussione su basi diverse. Il referendum ha spaccato a metà la popolazione, ora bisognerebbe ricostruire su delle basi un po' più solide e andare ad affrontare alcuni problemi reali. Il segnale politico è invece che il Paese è diviso, ed è un dato negativo. Però si può ripartire. Non lo leggerei in chiave politica e spero non venga strumentalizzato: la riforma era fatta male, punto. Ora si ricominci a discutere seriamente dei problemi.

“La riforma era fatta male, punto” Andy Odierno/SALTO

Quali sono, concretamente, i problemi della giustizia da affrontare?

In primo luogo, il fatto che la giustizia dei tribunali sia diventata sempre più “giustizia dei poveri”, mentre chi ha risorse si affida ad arbitrati e strumenti alternativi, creando un problema di uguaglianza. Poi ci sono i tempi e l’organizzazione della giustizia civile, la forte concentrazione e verticalizzazione del potere giudiziario, l’iperproduzione di diritto penale, con un ricorso eccessivo al penale per molte questioni.  Sono temi complessi che andrebbero affrontati con più calma e in modo strutturato, concentrandosi sui problemi reali.

 

“Probabilmente, come ogni governo, farà una nuova legge elettorale come fanno tutte le maggioranze per cercare di favorirsi: fa parte del gioco politico”.

 

Quali conseguenze potrebbe avere questo esito per il governo rispetto alle altre riforme? 

Non è facile dirlo. Questa riforma era stata presentata come un test in vista del premierato, la “madre delle riforme” secondo il governo.

Da costituzionalista, cosa ne pensa della riforma sul premierato? 

Tutto il male possibile. Mentre nella riforma della giustizia c’erano anche delle cose giuste come la separazione delle carriere, ma era fatta male nel metodo, su quella del premierato non troverei nulla di positivo, sarebbe una distruzione democratica assoluta: la fine del sistema parlamentare, la fine di un sistema democratico come l’abbiamo conosciuto. Per fortuna, dopo il risultato di oggi, non credo che la riforma andrà tanto avanti. Probabilmente, come ogni maggioranza, si farà una nuova legge elettorale come fanno tutte le maggioranze per cercare di favorirsi: fa parte del gioco politico.