Which Way Home nel cuore di Casanova
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Salto: Entriamo subito nel vivo… come nasce Which Way Home?
Lorena La Rocca: Quando sono tornata a vivere a Bolzano dopo diversi anni a Torino ho incontrato la cooperativa sociale Officine Vispa, una realtà che ho trovato subito molto fertile per la mia pratica professionale. Mi occupo dal 2011 del rapporto tra arte, cultura e salute in particolare attraverso la metodologia del Teatro Sociale e di Comunità.
La realtà di Officine Vispa mi è sembrata subito interessante sia dal punto di vista organizzativo sia per il lavoro che svolge sul territorio, soprattutto nelle periferie. Nella mia prospettiva professionale il lavoro sulle periferie è necessario e ricchissimo di possibilità, per intervenire sull’accesso alla cultura e sulle disparità sociali e di salute che si creano quando si è lontani dai centri cittadini.
“Come sentirsi a casa quando casa è un posto caratterizzato da più lingue, più culture e da una storia complessa?”
Abbiamo iniziato a collaborare e, a un certo punto, Gianluca Tenin, coordinatore dei servizi di Officine Vispa, mi ha proposto di tentare un bando Creative Europe. Io avevo già esperienza con questi progetti grazie al lavoro con il Social and Community Theatre Center di Torino, un centro di ricerca che lavora a livello europeo utilizzando il Teatro Sociale e di Comunità in diversi contesti fragili.
Da lì è nata l’idea di indagare il rapporto con la città e il senso di appartenenza a territori caratterizzato da multietnicità. Vivendo Bolzano, questo tema emerge continuamente e il rapporto con la città viene spesso discusso e criticato. A un certo punto ci siamo chiesti: “come sentirsi a casa quando casa è un posto caratterizzato da più lingue, più culture e da una storia complessa?”.
Queste riflessioni sono diventate oggetto di studio e di lavoro. In un contesto che si occupa di sviluppo di comunità, il senso di appartenenza e la possibilità di condividere spazi, luoghi e idee diventano temi centrali. Così abbiamo sviluppato Which Way Home.
Gianluca Tenin: La collaborazione con Lorena ha portato dentro Officine Vispa una matrice culturale che fino a quel momento non era stata esplorata così profondamente. Storicamente Officine Vispa ha competenze più legate all’ambito sociale e all’animazione territoriale, mentre il lavoro culturale era stato affrontato soprattutto attraverso collaborazioni esterne.È stato interessante poter integrare queste competenze. Inoltre, già da tempo lavoravamo sul rapporto tra comunità e spazio pubblico, cercando di valorizzare i luoghi come beni comuni. Per questo il progetto riflette molto anche sullo spazio fisico in cui le piazze e i luoghi del quartiere vengono abitati come contenitori di storie ma anche di azioni collettive.
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Come ha reagito la comunità al progetto?
Il progetto si è sviluppato per fasi. Abbiamo vinto il Creative Europe come capofila insieme a partner culturali di Belgrado e della città greca di Aigio, nel Peloponneso. Insieme a Bolzano, sono tre città accomunate da storie complesse, ferite storiche o trasformazioni sociali importanti.
Dopo una formazione dedicata ai partner sulla metodologia del teatro sociale di comunità che ha indirizzato l’intero progetto, in ogni città abbiamo iniziato un lavoro di raccolta di interviste teatrali rivolte ai cittadini. Le storie raccolte sono poi state rielaborate teatralmente e restituite agli intervistati attraverso micro-eventi pubblici.
Successivamente il lavoro è entrato nelle scuole. Ragazzi e ragazze hanno partecipato a workshop artistici e teatrali, rielaborando le interviste attraverso diversi linguaggi creativi che entreranno nella performance finale.
Il quartiere Casanova in cui lavoriamo è particolarmente interessante proprio perché molto mescolato culturalmente.
Su cosa vi siete concentrati a Bolzano?
A Bolzano abbiamo scelto di indagare il tema delle coppie miste. Sentivamo il bisogno di uscire da una lettura esclusivamente legata al passato storico della città e di aprirci a una prospettiva più contemporanea. Abbiamo quindi intervistato coppie miste, inizialmente il classico esempio di coppie italiane e tedesche, poi allargando il discorso a coppie provenienti da culture diverse.
Il quartiere Casanova in cui lavoriamo è particolarmente interessante proprio perché molto mescolato culturalmente.
Nel frattempo si è formato anche un gruppo teatrale composto principalmente da cittadini e cittadine del quartiere, che sono stati formati teatralmente e, attraverso una mappatura della città, hanno raccolto decine di interviste a coppie provenienti da paesi diversi.
La riflessione che ci ha guidate: se una coppia riesce a costruire una famiglia mescolando tradizioni, culture e rituali… allora possiamo farlo anche noi come società?
Come prende forma la drammaturgia dello spettacolo?
La drammaturgia si sviluppa attraverso un matrimonio teatrale di comunità. I protagonisti sono due sposi simbolo della città di Bolzano, Giacomo Casanova e Lena Pfeifer, due personaggi e due nomi scelti dagli studenti coinvolti nel progetto.
Gli sposi diventano due grandi statue ispirate al linguaggio del Bread and Puppet e alla tradizione delle processioni popolari del Sud Europa. I ragazzi hanno costruito le scenografie e lavorato sui canti tradizionali e popolari che costituiranno una parte fondamentale della performance.
Abbiamo coinvolto tre scuole in un percorso creativo e di studio: il Kunstgymnasium Walter von der Vogelweide, il liceo Classico Carducci e l’ITC Battisti, unendo scuole italiane e tedesche. Sono stati coinvolti circa sessanta studenti.
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Quindi finalmente possiamo chiedervi... in cosa consiste Which Way Home e come si svolgerà la giornata della performance?
Il progetto culminerà il 6 giugno con una giornata costruita in più momenti. La mattina ci sarà una parata teatrale. L’idea è entrare nella vita quotidiana della città e incontrare le persone direttamente negli spazi pubblici. Attraverseremo il mercato di Piazza Vittoria accompagnati dalla Banda Storta, con musica, stendardi e megafoni.
L’obiettivo è anche invitare il pubblico del centro città a spostarsi verso il quartiere Casanova, spesso raccontato in maniera stereotipata o solo attraverso fatti di cronaca. La parata proseguirà poi fino a Piazza Municipio, dove davanti al comune avverrà simbolicamente il matrimonio dei due sposi, celebrato in italiano e in tedesco.
La sera, invece, si terrà la festa di matrimonio proprio nel quartiere Casanova. Piazza Anne Frank verrà allestita come uno spazio conviviale e il pubblico sarà invitato a sedersi ai tavoli, mangiare e partecipare attivamente alla performance. È un momento di festa e di comunità che abbiamo voluto e speriamo possa portare anche abitanti degli altri quartieri a vivere Casanova in un modo diverso rispetto alla narrazione preponderante.
La festa / spettacolo si svilupperà attraverso brindisi, dediche, musiche e danze. I balconi delle case saranno parte della scena, in una logica teatrale fortemente site specific che valorizza lo spazio urbano come luogo di incontro e narrazione corale.
Coinvolgere ragazzi, famiglie e insegnanti permette di creare un processo condiviso, lungo e diffuso, non limitato all’evento finale.
Una domanda che mi preme: c'è il rischio che il teatro sociale parli solo a chi è già sensibile a questi temi?
Credo sia un rischio in generale per chi fa produzione culturale… il tentativo che facciamo in questo e altri progetti è quello di abitare lo spazio pubblico in maniera non violenta e non ideologica. Raccontiamo storie e costruiamo occasioni di incontro accessibili a tutti, usando la cultura come leva per la coesione sociale. Per questo utilizziamo linguaggi semplici e condivisibili - come appunto la parata o la drammaturgia del matrimonio, un rito comprensibile trasversalmente a culture diverse.
Anche il lavoro nelle scuole è stato fondamentale… coinvolgere ragazzi, famiglie e insegnanti permette di creare un processo condiviso, lungo e diffuso, non limitato all’evento finale.
E finita la parata a matrimonio concluso… qual è il futuro del progetto?
Ci rivedremo a ottobre! Ci sarà un evento conclusivo dedicato alla restituzione dei risultati del progetto e allo scambio di buone pratiche legate all’attivazione delle periferie attraverso le arti partecipative.
L’auspicio è che questa festa possa diventare una tradizione annuale, magari in una forma più semplice, ma capace di continuare a celebrare Bolzano come una città plurale e aperta.
L’obiettivo, per il futuro, è continuare a contaminare questi luoghi con contenuti culturali e artistici accessibili, creando sempre più occasioni di incontro tra persone e comunità diverse.
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