Cronaca | Carbone delle Alpi

“Mancano i gravi indizi di colpevolezza”

Dalle motivazioni del Riesame, che hanno portato alla liberazione dei vertici APPA, emergono note d’ufficio legittime e nessuna collusione con gli imprenditori.
SALTO

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Non ci sono, a carico dei vertici dell’Agenzia provinciale per l’Ambiente, i gravi indizi di colpevolezza che avrebbero giustificato le misure cautelari. Le motivazioni del Tribunale del riesame, pubblicate in questi giorni, hanno ridimensionato di molto l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Trento e confermato dal Gip Enrico Borrelli nell’ambito dell‘inchiesta ’Carbone delle Alpi', che ipotizza un sistema di smaltimento illecito di ceneri da pirolisi prodotte dagli impianti di Lasa, Versciaco e Renon. 

Il 4 giugno il Tribunale delle libertà  aveva revocato la custodia cautelare per Giulio Angelucci, direttore dell’ufficio Gestione rifiuti dell’Agenzia provinciale per l’Ambiente, Andreas Marri, tecnico dell’Appa, e Andreas Tappeiner, presidente del consiglio di amministrazione della Leeg, il consigliere della società Hugo Trenkwalder e il consulente ambientale Rupert Rosanelli.  

 

“I giudici hanno chiarito che le note d’ufficio del Direttore dell’Ufficio Rifiuti dell’APPA non miravano a favorire le aziende.”

 

Dalla motivazione dell’ordinanza emerge che il Tribunale del Riesame ha annullato la custodia cautelare per Giulio Angelucci, escludendo gravi indizi a suo carico per traffico illecito di rifiuti. “I giudici – spiega il suo avvocato Alberto Cunaccia – hanno chiarito che le note d’ufficio del Direttore dell’Ufficio Rifiuti dell’APPA non miravano a favorire le aziende, ma a qualificare correttamente le ceneri da pirolisi come rifiuti in mancanza di certificazioni adeguate. I contatti con il suo consulente di fiducia rispondevano a reali dubbi tecnici e non a finalità elusive, così come l’interpello inviato al Ministero dell’Ambiente è stato ritenuto uno strumento lecito e trasparente per chiarire il quadro normativo. Anche la temporanea sospensione delle sanzioni in attesa del riscontro ministeriale costituisce una prudente prassi amministrativa e non un’agevolazione dolosa”. 

Il Tribunale di Trento. Google Streetview

Dopo che i cinque indagati, a cui non sono state applicate misure diverse in sostituzione al carcere, sono stati rilasciati, è stato il turno di Flavio Ruffini. Il 10 giugno era stata revocata la sospensione per un anno dai pubblici uffici al direttore dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Bolzano. Anche per lui sono assenti i “gravi indizi di colpevolezza”. 

Il Tribunale delle Libertà ha evidenziato la mancanza di prove del coinvolgimento dei vertici APPA — Angelucci, Marri e Ruffini — nel traffico di rifiuti ipotizzato dall’accusa. Dai documenti alla base dell’accusa non emergerebbe il tentativo di Ruffini e Angelucci di un “accompagnamento politico” a favore degli impianti di Lasa, Versciaco e Renon. In particolare, Ruffini avrebbe avuto al massimo un atteggiamento di “pigrizia ed indolenza ”per evitare di farsi carico di verifiche complesse e costose esterne all’APPA. Secondo i giudici, il direttore avrebbe preferito non svolgere la procedura di campionamento e analisi delle ceneri all’interno dell’agenzia provinciale, preferendo che gli accertamenti fossero svolti dal NOE dei Carabinieri anziché dal suo ufficio, lasciando così aperto il canale di collaborazione con le attività di polizia — e non per favorire gli impianti di Lasa e Versciaco. 

L'inchiesta Carbone delle Alpi

L’operazione “Carbone delle Alpi” è un’inchiesta avviata nel 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Trento, coordinata dalla DDA della Procura di Trento con il supporto di Europol, Eurojust e OLAF. Gli inquirenti ipotizzano un sistema che avrebbe trasformato ceneri inquinanti - scarti di piro-gassificazione contenenti idrocarburi e diossine - in prodotti commercializzati come ecosostenibili: carbonella da barbecue, fertilizzanti, mangimi e materiali edili. Secondo gli inquirenti, le ceneri venivano registrate fraudolentemente presso l’ECHA come “charcoal”, poi rivendute tramite canali multipli: in Croazia diventavano bricchette per barbecue (con leganti plastici, non amido, invisibili dall’esterno), a Renon venivano mescolate per produrre fertilizzante e Terra Preta, e venivano usate anche nel mercato dei crediti di CO2.

Il profitto illecito stimato dagli inquirenti ammonta a 1.750.000 euro per la società LEEG e 525.000 euro per VERSCIACO s.r.l. Il ruolo degli enti pubblici è centrale nell’accusa: secondo il GIP, senza la copertura dei funzionari dell’APPA - tramite “valutazioni di comodo”, omissioni nei controlli e pressioni su dipendenti e politici - il sistema non avrebbe retto ai controlli nazionali ed europei.

L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vige il principio di non colpevolezza.