White Lives Matter
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Abbonati ora a S+Alcuni recenti episodi di violenza nel Regno Unito che hanno avuto come vittime persone bianche di origine britannica e come autori persone di origine straniera hanno suscitato proteste, violenze e soprattutto una forte ondata di xenofobia, dominando il dibattito politico e sociale nel Paese. I gruppi nazionalisti incolpano l’immigrazione della degenerazione sociale, e spingono la narrativa della vittimizzazione dei bianchi.
Visti i tempi, non è inutile ribadire che in questi come in altri casi si è trattato di aggressioni orribili e ingiustificabili, come sono tutti gli episodi di violenza. Qualsiasi analisi del loro uso socio-politico non può che partire dalla condanna, prima che qualche brillante commentatore sostenga che parlare della strumentalizzazione politica significhi giustificare i fatti perché commessi dagli amati immigrati contro l’odiata maggioranza silenziosa locale.
Premesso l’ovvio, resta il fenomeno. Episodi gravi hanno provocato reazioni che scoprono crepe profonde nelle società occidentali.
I due ingredienti della ricetta sono la dinamica etnica e la disponibilità di video degli episodi di violenza, magari confusi e di scarsa qualità, ma indispensabili per la diffusione social della protesta.
Poi ci sono i sapienti cuochi, estremisti pronti a capitalizzare politicamente gli episodi, offrendo rimedi (reali o promessi) semplici, immediati, impraticabili ma se necessario violenti, incuranti delle conseguenze di medio periodo: un uovo avvelenato oggi, altro che gallina domani. Nulla di nuovo, ma qualcosa di sempre più ricorrente. Che funziona perché cresce in parallelo il numero delle persone spaventate e prive di tempo, voglia e strumenti (culturali, ma anche economici) per pensare a domani. E la miscela diventa esplosiva.
Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l’inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.
L‘amplificazione mediatica e la rapidità con cui le vicende divengono mobilitazioni anti-immigrati mostrano che il terreno favorevole alla propaganda xenofoba esisteva già. Mussolini ha (avrebbe) affermato di non aver creato il fascismo ma di averlo semplicemente tratto dall’inconscio degli italiani. Ora sta succedendo ovunque. E segregazione sociale e polarizzazione politica rendono più probabili episodi che accendono le micce.
I paradossi si moltiplicano. Ciò che tiene insieme un Regno mai così disunito (e almeno dalla Brexit in crisi politica costante, con Primi Ministri che saltano come birilli) rischia di essere principalmente la xenofobia. A Belfast, nelle zone in cui vivono molti immigrati, ci sono stati raid simili a pogrom, cui hanno partecipato insieme unionisti e cattolici, alcuni provenienti anche dalla Repubblica d’Irlanda. Un fenomeno anch’esso non nuovo in aree afflitte da conflitti etno-culturali, dove gruppi radicali storicamente antagonisti trovano ora un nemico comune nei nuovi venuti. Inoltre, la radicalizzazione delle forze xenofobe, il loro radicamento e lo sdoganamento dei loro slogan sono facilitati dalla viralità social, che consente di amplificare informazioni non verificate, insinuazioni e messaggi di odio. Il tutto agevolato dalla presenza di troll e di campagne spinte dall’estero, che hanno come bersaglio la società europea basata sul pluralismo.
Infine, e soprattutto, la civiltà europea e i suoi valori sembrano destinati inevitabilmente a crollare senza neppure concordare sulle cause.
Per alcuni li distruggerà l’invasione migratoria (una catchword utilizzata dal più radicale degli estremisti, Tommy Robinson, è proprio invaders, un termine che non si usava più dai tempi delle crociate). Per altri si autodistruggeranno nel vano tentativo di contrastare la demografia e le spinte migratorie derivanti dal cambiamento climatico che nel frattempo si nega, dalle disuguaglianze che si fomentano e dalle guerre che si esportano.
Nel contempo avvengono quotidianamente anche episodi opposti in cui le vittime sono immigrati. Queste portano a qualche trafiletto sui giornali per un paio di giorni e poi all’oblio. Non siamo così ingenui da pensare che davvero le vite valgano tutte allo stesso modo (come dicono quelli che si preoccupano più per gli embrioni che per i genocidi) ma lo scivolamento verso l’inevitabilità di un futuro di sangue si potrebbe almeno rallentare non lasciando la comunicazione in mano agli estremisti. Anzi no, ci sono prima le ferie.
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La serie completa
L’origine era un…
L’origine era un’acoltellamento di una persona bianca da parte di un Sikh. Ma il fatto grave era che i poliziotto intervenuti hanno ammanettato la vittima bianca che stava morendo (ed è morto poi sul posto) sulla parola del Sikh sembra avendo paura di essere incolpati di razzismo altrimenti.