Le scorrerie della destra sulla scuola
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Abbonati ora a S+La mia generazione si era imbattuta in Lettera a una professoressa negli ultimi anni delle superiori o all’università. Quest’incontro ci aveva permesso di mettere finalmente a fuoco situazioni che si percepivano come problematiche ed ingiuste ma che non si sapevano leggere con chiarezza e per molte e molti di noi aveva soprattutto significato la scelta di essere insegnanti dalla parte delle ragazze e dei ragazzi.
Nel centenario della nascita di don Milani il suo pensiero resta più che mai attuale: un faro che indica la rotta per superare l’arido egoismo che permea la narrazione politica delle destre ovunque nel mondo.
La scuola è diventato il luogo su cui il governo ha deciso di spostare la “caccia allo straniero”. Il blocco navale, l’inseguimento orbe terracqueo annunciato all’indomani della tragedia di Cutro non bastano o non funzionano più per vellicare la xenofobia che scorre nelle viscere del Paese. Il bersaglio individuato nelle kermesse politiche di Fratelli d’Italia e Lega dell’ultimo fine settimana sono il divieto di burqa nelle aule scolastiche e il tetto di stranieri nelle classi da normare attraverso decreto legge.
“Non esiste una casistica di bambine/ragazze con il burqa nelle aule della scuola pubblica.”
Il messaggio urlato da Salvini a Pontida con il ministro dell’istruzione che parla da primatista bianco e il comiziaccio in stile trumpiano di Meloni a Fenix hanno dato il via alla campagna elettorale incentrata ancora una volta sul pericolo dello straniero, non più solo nello stereotipo razzista del delinquente, ma con le facce degli scolari e scolare figli di immigrati e delle bambine/ ragazze che, a loro dire, affollerebbero le aule con il burqa.
Cominciamo dal burqa e dall’indegna pagliacciata con cui sul palco di Pontida è stato introdotto il tema, che tema non è. Dal 1975 l’articolo 5 della legge Reale vieta infatti il volto coperto nei luoghi pubblici e non esiste una casistica di bambine/ragazze con il burqa nelle aule della scuola pubblica. Di fronte all’ipotetica presenza di una ragazza velata, la sua esclusione dalle lezioni significherebbe tuttavia privarla dell’opportunità di emancipazione per condannarla a segregazione e dispotismo domestici. Si farebbe cioè il gioco di chi le impone il burqa.
Parliamo ora delle classi, degli stranieri che disturbano o rallentano l’apprendimento dei nativi.
Per farlo incominciamo dalle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” del febbraio 2014 in cui si legge che: “ i minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto persone e, in quanto tali, titolari di diritti e di doveri che prescindono dalla loro origine nazionale. La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte normativa nella legge sull’immigrazione n.40 del 6 marzo 1998 e nel decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998. La legge n. 189 del 30 luglio 2002 ha confermato le procedure di accoglienza degli alunni stranieri a scuola”
Per alunni stranieri si intendono bambini/e, ragazzi/e con cittadinanza non italiana, con ambiente familiare non italofono, minori non accompagnati e/o arrivati/e con adozione internazionale, figli di una coppia mista.
Un universo assai disomogeneo dunque, con situazioni di partenza molto diverse e necessità di percorsi di scolarizzazione diversificati. Fare di tutte le erbe un fascio per incolpare gli alunni stranieri delle inefficienze del sistema scolastico è tipico della propaganda che individua il capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità del proprio fallimento.
Va detto inoltre che, dati alla mano, la maggior parte degli stranieri delle nostre scuole sono nati in Italia e molti di loro hanno frequentato gli asili nido e le scuole dell’infanzia laddove esistono. I loro problemi derivano non già dal colore pelle ma dalla povertà educativa che caratterizza purtroppo un numero sempre crescente di bambine e bambini italianissimi/e.
“Se voi … avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” queste parole di don Milani le faccio mie e, come me, le abbraccia chi, conoscendo la complessità della scuola, ogni giorno mette in campo ogni strategia possibile per aggiungere un mattoncino utile a colmare le disuguaglianze nelle nostre classi.
“I politici tromboni, che urlano dai palchi delle loro feste di partito, cos’hanno fatto in concreto per migliorare lo stato delle cose?”
Non nego i problemi dell’integrazione, sarei una sciocca, ma si affrontino seriamente. Se un ragazzo arriva in Italia senza conoscere l’italiano gli si diano gli strumenti per impararlo rapidamente. Se una scuola ha una concentrazione eccessiva di studenti appena arrivati si intervenga. Se un quartiere, un territorio producono segregazione scolastica si lavori sulla distribuzione degli alunni e sulle cause abitative e sociali. Se servono insegnanti si assumano, se servono mediatori si finanzino.
I politici tromboni, che urlano dai palchi delle loro feste di partito, cos’hanno fatto in concreto per migliorare lo stato delle cose? Quante risorse hanno investito nella scuola, nelle strutture e negli organici scolastici? Quanti percorsi di informazione e formazione, di inclusione e cittadinanza hanno messo in piedi? Quali politiche di integrazione culturale, sociale ed abitativa hanno messo in campo? Poco o niente!
Le parole d’ordine romane sono condivise appieno dall’ineffabile vicepresidente della Giunta nonché assessore alla scuola e cultura italiana. Chissà se qualcuno gli ha detto che con il tetto del 30% di stranieri in certe realtà scolastiche periferiche e nella formazione professionale non si fanno le classi e le scuole italiane sono a rischio di chiusura.
La ciliegina sulla torta della politica scolastica della destra di governo altoatesina è questo videomessaggio di Galateo: “Ho inviato a tutte le scuole in lingua italiana della Provincia di Bolzano un ”kit della Patria“, perché gli studenti devono imparare il nostro Inno, i valori che stanno dietro alla Bandiera italiana e la nostra Costituzione. Promuoviamo così i sani principi del rispetto delle regole e della nostra identità”
Lo studio della Costituzione è già nei programmi, la bandiera italiana per legge sventola su tutti gli edifici scolastici accanto a quella della provincia e quella europea, a che scopo quindi il messaggio che promuove l’identità italiana? Per non essere da meno della destra separatista che promuove l’identità tedesca?
Due facce della stessa medaglia che a 80 anni dall’accordo De Gasperi Gruber puntano a dividere anziché unire.
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Non esistono valori fascisti…
Non esistono valori fascisti, ma lo vuoi capire? ma andassi a vergognarti, non sei manco buffo, e darti del cretino sarebbe farti un complimento, quindi non lo faccio. Se oggi tu vivi in un paese impostato in modo simil-democratico (sotto attacco!) lo devi a chi ha combattuto contro il nazifascismo, caro mio genio patridiota.
Studia la storia, amico.
E smarcati dai servi dei servi dei servi.
Mahlzeit
Dissento fortemente su un…
Dissento fortemente su un passaggio. Se anche una ragazza venisse esclusa dalle lezioni (o ritirata dalla famiglia) per via di un divieto sul velo integrale, non verrebbe condannata alla „segregazione e al dispotismo domestici“. In Italia vigono gli obblighi scolastico e formativo e l’allontanamento da scuola farebbe scattare un preciso iter: partirebbe la segnalazione obbligatoria del dirigente scolastico, con l’intervento immediato dei Servizi Sociali e del Tribunale per i Minorenni. Per i genitori si profilerebbero fattispecie penali gravi: inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori, maltrattamenti in famiglia e violenza privata, senza contare i procedimenti civili per grave incapacità genitoriale, che possono portare all’allontanamento della minore o alla decadenza dalla responsabilità genitoriale. Lo Stato ha un ruolo di tutore dei diritti fondamentali dei minori cui non può né deve abdicare.