Dal 22 al 31 luglio 1946
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Abbonati ora a S+24 luglio. Roma. Alcide De Gasperi prende la parola davanti all’Assemblea Costituente. Alcuni passaggi del suo lungo discorso sono dedicati alla situazione altoatesina:
“Accenno ora alla questione dell’Alto Adige; questione risollevata recentemente alla Camera dei Comuni. C’è un largo settore nell’opinione pubblica inglese che pensa ancora all’Alto Adige di Andrea Hofer, all’Alto Adige pittoresco del concorso forestieri, all’Alto Adige di montanari che non abbiano possibilità di infezione di grandi movimenti in Europa. Questo è un sogno, è un anacronismo. Comunque, non una parola uscirà oggi da me perturbare quello che in Alto Adige si sta compiendo.
Posso annunciare che il progetto di autonomia si sta elaborando d’accordo con tutti i partiti, non solo di Trento, ma anche di Bolzano, compreso - le consultazioni sono state molto attive - quel partito che portava finora alla bandiera separatista come pregiudiziale assoluta. Completeremo questi accordi che, naturalmente, per la parte costituzionale devono essere sottoposti a quest’Assemblea; completeremo questi accordi con delle convenzioni di carattere economico e di comunicazioni con l’Austria.
Siamo disposti a venire incontro più che sia possibile, sia dal punto di vista delle esportazioni, come pure delle importazioni e delle comunicazioni; mi auguro che i desideri espressi anche pubblicamente, in discorsi fatti da uomini di Stato austriaci, possano venire accolti, che cioè non possiamo fare del nostro Alto Adige un ponte di vera cooperazione tra i popoli, un ponte di vera internazionalità”.
24 luglio. Bolzano. Il quotidiano Dolomiten pubblica una lunga presa di posizione della SVP sul caso del cosiddetto “Documento Innocenti”. Pur ribadendo che la volontà politica espressa dal partito, anche sulla base del mandato ricevuto dalle grandi manifestazioni del popolo sudtirolese è quello di ottenere l’autodeterminazione, i dirigenti SVP ribadiscono che non sarebbe utile farsi schiacciare, dopo le decisioni dei Ministri degli Esteri dei Quattro Grandi che hanno ribadito la scelta del mantenimento del confine del Brennero, su una posizione di totale negazione. Da questo, si afferma, la decisione di trattare con Roma sui due temi fondamentali delle riopzioni di cittadinanza e di un’autonomia che per i sudtirolesi deve essere rigorosamente provinciale.
25 luglio. Vienna. L’incaricato di affari italiano Gaja incontra Il ministro austriaco Gruber e così riassume in un telegramma a De Gasperi i risultati del colloquio:
“Egli mi ha pregato di ringraziare presidente De Gasperi per l’accoglienza data a proposta fattagli: si rendeva conto incontro non avrebbe potuto aver luogo che verso principio settembre e riteneva che rinvio di poche settimane sarebbe stato favorevole per maggiore chiarimento situazione internazionale. Avendo in animo di andare nuovamente in Svizzera fine agosto, Gruber suggeriva che di lì avrebbe potuto recarsi in località italiana presso confine, ad esempio Como. Quando gli ho accennato che on. De Gasperi intendeva escludere da argomenti colloquio eventuali questioni territoriali, Gruber mi ha detto subito che non immaginava certamente che noi fossimo disposti a cessioni del genere. D’altra parte Austria non si faceva ormai illusioni: noi dovevamo comprendere che Governo austriaco non avrebbe potuto evitare di ripresentare a Conferenza pace, se pure senza speranze, sue rivendicazioni; ma dovevamo renderei tempo stesso conto che suo desiderio di accordo con Italia era sincero e vivo. Gruber ha poi accennato a opportunità di preparare argomenti da esaminare in incontro con on. De Gasperi ed ha aggiunto che avrebbe fatto studiare questioni italo-austriache da suoi più intimi collaboratori e che si sarebbe riservato di informare questa rappresentanza su programma austriaco. Sarebbe stato lieto, perché incontro sortisse risultati concreti, che si potessero concordare previamente argomenti da esaminare. Ha espresso suo accordo su necessità che incontro venga tenuto segreto, mettendo in rilievo che Governo austriaco, in caso contrario, avrebbe dovuto fare i conti con pretese che gruppi politici non avrebbero mancato di presentare”.
Voci dall’Inghilterra
25 luglio. Londra. La questione del confine del Brennero diventa ancora una volta centrale, dopo i dibattiti svoltisi in primavera e a giugno, nell’aula della Camera dei Comuni inglese.
All’annuncio che il dibattito, chiesto dai conservatori che appoggiano dichiaratamente le tesi austriache, si terrà, diventa frenetico lo scambio di messaggi tra Roma e l’ambasciatore Carandini. Tre giorni prima della data fissata il rappresentante diplomatico italiano scrive a De Gasperi:
“È annunciata per giovedì una interpellanza ai Comuni da parte di oltre duecento deputati (conservatori e laburisti) contro la soluzione a noi favorevole accettata da Bevin per l’Alto Adige. Bevin si è venuto gradualmente e sinceramente persuadendo delle nostre ragioni, ha modificato il suo originale atteggiamento affrontando con coraggio (come ti ho a suo tempo segnalato) una vasta corrente di opinione pubblica inglese appassionatamente favorevole all’Austria. Devo vederlo prima di giovedì per rafforzarlo al possibile nella pubblica difesa delle nostre ragioni e per persuaderlo, se mi riesce, a cogliere questa occasione per esprimersi chiaramente nei nostri riguardi, per correggere l’opinione inglese e, nel contempo, valorizzare almeno di fronte all’opinione italiana il suo atteggiamento contrario alle pretese austriache. A questo riguardo ho avuto oggi un lungo colloquio con Macmillan il quale ha in Parlamento una posizione di primissimo ordine ed è ormai considerato il futuro capo del partito conservatore. Abbiamo discusso insieme l’argomento in ogni suo aspetto e riflesso ed egli mi ha promesso che interverrà personalmente nel dibattito per dissociare l’opposizione dalla mossa dei duecento deputati (i quali hanno sottoscritto la mozione uti singuli), per riportare la questione su un più elevato terreno di interesse europeo e per fare un accenno alla possibilità che questa disputa di frontiera (che il Governo britannico si è ormai impegnato a risolvere a nostro favore) possa essere più costruttivamente superata da un’intesa italo-austriaca sul piano di una cooperazione economica indipendente da ogni divisione geografica e politica.”
A sua volta De Gasperi risponde mandando a Carandini, perché le utilizzi nei suoi contatti con i politici inglesi informazione sullo stato di avanzamento dei progetti per le riopzioni di cittadinanza e sull’autonomia regionale, sui collegamenti italo-austriaci attraverso la Pusteria e sui possibili accordi doganali. Il 24 luglio gli invia anche copia della famosa dichirazione dei dirigenti SVP diffusa dal Prefetto Innocenti.
Il 25 luglio inizia il dibattito. Così, chi scrive queste note ne ha scritto nel suo volume “Dibattiti e dinamite”:
Suona quasi a beffa, per le speranze di parte sudtirolese, che il dibattito più ampio e articolato sulla questione altoatesina si apra alla Camera dei Comuni inglese nel tardo pomeriggio del 25 luglio 1946, quando ormai i giochi diplomatici sono fatti. Tutti sanno che la Conferenza di pace di Parigi si limiterà a confermare la decisione di mantenere, tra Austria e Italia, e i confini scaturiti dal primo conflitto mondiale. A presentare la mozione dalla quale prende il via l’ampia discussione sul tema altoatesino è un deputato conservatore, il barone Robert Boothby, per anni stretto collaboratore di Winston Churchill, delle cui posizioni sul tema specifico si fa zelante propagandista. Nella sua lunga introduzione riprende ancora una volta tutta la ricostruzione storica delle vicende altoatesine, dal 1915 in poi, definendo ovviamente come “una prima e grave violazione del principio di autodeterminazione” la cessione del Sudtirolo all’Italia. Un errore aggravato, secondo Boothby, dai danni inflitti dalla politica di italianizzazione forzata praticata del fascismo, sino alla vicenda delle opzioni previste dagli accordi italo germanici del 1939. Anch’egli riprende le informazioni di stampa secondo le quali gli italiani hanno imposto in Alto Adige, dopo la fine del conflitto quasi tutta la classe dirigente fascista, favorendo un’immigrazione incontrollata dal sud, mentre impediscono il rientro dei sudtirolesi emigrati in Germania.
Per Boothby è ingiusto che l’Italia abbia dovuto cedere alla Francia Briga e Tenda (due località di confine reclamate ottenute dal governo di de Gaulle), è ingiusto che debba sopportare la possibile perdita di Trieste a favore della Jugoslavia, sarebbe più che giusto che essa potesse mantenere, sia pure sotto la forma di un mandato internazionale dell’Onu, il controllo della Libia. Quel che non è giusto che queste privazioni vengano compensate con quella che egli ritiene un’altra palese ingiustizia: il confine al Brennero.
Proprio sulla questione libica, le affermazioni di Boothby innescano un duro battibecco con il Ministro degli esteri Bevin, il quale gli chiede polemicamente come mai ritenga perfettamente giustificato imporre, in Tripolitania, il dominio di 40.000 italiani su 395.000 arabi se non debba valere anche per questi il principio che viene invocato per i tedeschi dell’Alto Adige.
Un altro passaggio fortemente polemico è quello nel quale Benn Levy ,uno tra i pochi deputati laburisti a prendere la parola, in un dibattito sostanzialmente tenuto in piedi solamente dai conservatori, per incriminare l’immagine di un’Italia oppressiva e ancora animata dallo spirito dittatoriale nei confronti della minoranza tedesca, dopo aver ricordato il tributo pagato dall’antifascismo italiano rinfaccia a Winston Churchill e ai conservatori inglesi il fatto di aver ammirato incondizionatamente, sino ad un certo punto, il fascismo e la persona di Mussolini. Anche la massiccia adesione dei sudtirolesi alle opzioni per la Germania nazista viene sottolineata come un elemento di cui tener conto nel delineare un quadro completo della situazione.
Il dibattito sull’Alto Adige, ai Comuni, dura oltre tre ore. Tra i vari interventi che si susseguono, quasi tutti, come detto, favorevoli ad un ritorno dell’Alto Adige all’Austria, un cenno particolare merita quello di uno degli esponenti conservatori di maggior prestigio nell’Inghilterra di quegli anni: Harold MacMillan, esperto conoscitore della realtà italiana di quegli anni è destinato in seguito ad assumere la guida della Gran Bretagna. Un lungo discorso, anche il suo, che muove da premesse di carattere generale, con una rievocazione puntuale degli avvenimenti bellici postbellici, per arrivare ad una panoramica completa delle questioni aperte sul tavolo della Conferenza di pace. Arrivando al tema concreto del dibattito MacMillan esamina le radici storiche ed economiche che spinsero l’Italia a rivendicare, sin dai tempi di Mazzini e Garibaldi, il confine del Brennero. Evita accuratamente, però, di assumere una posizione troppo definita, distanziandosi, in questo dagli esponenti del Partito Conservatore.
La democrazia italiana - dice -, la piantina tenera che stiamo cercando di rafforzare dovrebbe, assieme a quella austriaca, guardare più verso una forma di intesa economica piuttosto che rispolverare antiche dispute sui confini. [...] Queste dispute territoriali hanno provocato contrasti assolutamente sproporzionati rispetto alla loro reale importanza. Dovremmo pensare di usare il nostro peso per promuove politiche di riconciliazione.[...] per questo penso che dovremmo fare del nostro meglio per elevarci al di sopra di questi contrasti contingenti e non prendere, adesso, una decisione definita, riguardo ad una piccola porzione del quadro generale, per quanto essere importante per le persone coinvolte. Dovremmo invece usare la nostra influenza per far sopravvivere l’Europa come tale nella prospettiva di una sparizione dei confini nazionali e di queste dispute e della creazione di un nuovo ordine economico e politico
E il ministro degli esteri Bevin a chiudere, come doveroso, il dibattito. Ancora una volta, attraverso le sue parole, il Governo di Sua Maestà evita accuratamente di prendere una posizione netta sull’intera questione. Bevin colloca il problema altoatesino nel quadro più generale del riassetto postbellico dell’Europa centrale, riprende in mano questioni delicate come quella del confine orientale italiano, attribuisce importanza notevole alle tematiche di carattere economico legate alla ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, rievoca infine i vari passaggi che, durante conflitto mondiale e successivamente, hanno portato ad una situazione complessa, nella quale sono stati spostati i confini di numerosi paesi europei e milioni di persone hanno dovuto scegliere se rimanere a vivere in una nuova patria o lasciare le loro case per sempre. Più volte interrotto dalle battute polemiche dei deputati conservatori, il Ministro ma a concludere il suo discorso con un appello ad Austria e Italia perché trovino il modo di risolvere piano bilaterale un conflitto che, tutti se ne rendono conto, la decisione ormai presa di lasciare all’Italia controllo dell’Alto Adige, lascia completamente aperto.
Ho soppesato - conclude - I vantaggi economici e l’opportunità che l’Austria possa legarsi all’Italia da un’unione doganale, oppure la possibilità che l’Austria possa tornare in possesso del piccolo territorio di Bolzano, o l’ipotesi di lasciare la provincia all’Italia. In base all’analisi di questi fattori penso che la decisione presa (quella di mantenere il confine del Brennero NdA.) sia la più consona agli interessi dell’Austria, dell’Italia e della Mitteleuropa".
26 luglio. Londra. All’indomani del dibattito parlamentare l’ambasciatore Carandini si affretta a informare De Gasperi: “In Camera Comuni non molto affollata si è svolto iersera dibattito su nota mozione circa Alto Adige. Esposizione conservatore Boothby, integrata da dichiarazioni altri due conservatori, tre laburisti e due indipendenti, è stata condotta in base solite argomentazioni: chiara appartenenza etnica all’Austria, brutale politica fascista nella regione, intimidazione del 1939 per trasferimento popolazione, recente immissione 70 mila italiani, malefatte divisione Folgore e ritorno Tolomei, abbandono principi Carta Atlantica non essendosi consultata volontà popolare, irrilevanza motivi strategici, Boothby concludeva che, se impossibile annullare decisioni Parigi, Bevin dovrebbe chiedere che Alto Adige sia sottoposto per un certo numero di anni controllo internazionale, rinviando definitiva soluzione a quando passioni siano calmate. […] Bevin ha chiuso il dibattito con lunga esposizione sulle seguenti linee: nonostante Carta Atlantica si sono dovuti accettare, per necessità di guerra, nuovi confini polacchi e trasferimento milioni tedeschi; all’armistizio con l’Italia non vi fu parola di mutilazioni del suo territorio; anziché insistere concetto indipendenza bisognerebbe adottare quello interdipendenza tra Nazioni e migliore soluzione sarebbe unione doganale e commerciale fra l’Italia e l’Austria (”Anschluss con il sud e non col nord“).
Qualche giorno dopo Carandini completerà il suo rapporto parlando delle reazioni politiche rilevate nel Regno Unito nei giorni successivi. ”Contegno della stampa favore Austria per Alto Adige è parlamentarmente irrilevante poiché Camera dei Comuni non si riaprirà che ad ottobre. Sta però di fatto che, nonostante intervento a noi favorevole Macmillan e altri due deputati, maggioranza Camera dei Comuni ci è stata nettamente contraria ed ha avuto ripercussioni anche Camera dei Lords. Correnti a favore Austria sono largamente diffuse opinione pubblica e ambienti politici, tanto conservatori che laburisti. Churchill stesso ha manifestato su proposta Macmillan suo dissenso. Motivi risalgono ad atteggiamento britannico Versailles, contrario inclusione nostri confini minoranza lingua tedesca, a persistente simpatia sentimentale per Austria considerata vittima Hitler, alle considerazioni anticomuniste su cui destre e sinistre si concordano. Tutto ciò espone Bevin ad una pressione a cui non può essere insensibile ed apre via possibile pericoloso riesame questione. Propaganda austriaca è qui attivissima su terreno fertile ed è evidente si estenderà altri Paesi rappresentati Parigi. Volendo prendere in considerazione ogni eventualità non è da escludere che gruppo Stati minori rivendichino a Parigi diritto modificare decisioni Quattro iniziando manovra punto debole Alto Adige. In questo caso non è improbabile che i Quattro, volendo concedere una soddisfazione, si inducano su questo punto a concessioni cui Bevin sarebbe incoraggiato da opinione britannica e da cui per analogo motivo non sarebbero alieni Bymes (che già era preparato, come dichiarato, a concedere Pusteria) e Bidault.
Non conviene a noi ammettere che questione sia ancora aperta facendo alcune preventive dichiarazioni sul merito, ma parmi indispensabile che nostro Governo controbatta immediatamente accuse fascistica oppressione che sono mosse contro nostra attuale politica amministrativa in Alto Adige".
27 luglio. Livorno. Dopo un processo davanti ad una corte militare alleata viene condannato a morte uno dei protagonisti degli eccidi e delle torture a Bolzano. Si tratta dell’ex Comandante del nucleo della Gestapo di Bolzano August Schiffer. La fucilazione viene eseguita subito dopo la condanna.
29 luglio. Parigi. Alle 17 si apre ufficialmente la Conferenza di Pace. Delegati di 17 nazioni prendono posto nella sala allestita presso il Palazzo del Lussemburgo assieme ai rappresentanti delle quattro potenze vincitrici.
30 luglio. Bolzano. Il giornale Alto Adige pubblica una lettera inviata dai socialisti bolzanini al Prefetto. Lamentano che a fronte di molti reduci disoccupati, diversi posti di lavoro siano ancora assegnati alle donne che li avevano assunti nel periodo bellico. “Eccellenza, - scrivono testualmente - ha avuto mai occasione di assistere all’entrata degli Impiegati addetti al comando militare territoriale (palazzo del corpo d’armata)? Sarebbe un vero peccato! Potrebbe vedere una pleiade di signorine, molto accurate nel vestire, con pettinature alla moda, le unghie degli arti inferiori smaglianti, la faccia truccata come esige ”le bon ton“. Ve ne sono alcune a cui la loro occupazione serve soltanto per mantenere una superfìcialità non consona ai tempi. Gli altri possono soffrire la fame!” .
31 luglio. Bolzano. Arrivano da Roma 300.000 lire per il restauro del monumento alla Vittoria. La federazione provinciale dei combattenti invia un telegramma al presidente del consiglio De Gasperi: “Combattenti e reduci residenti in Alto Adige, custodi gelosi patrimonio spirituale olocausto martiri risorgimento italiano et gloriosi caduti, ringraziano cospicuo contributo lire trecentomila (...). Formulano ardenti voti che questo gesto, espressione di sacro rispetto memoria martiri della libertà, nel riconquistato clima democratico sia ara di pace, segno di concordia et fratellanza umana in questa terra alto atesina”.
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