Ambiente | Podcast

“Una rinnovata ecologia creativa”

Presentato al Mets di San Michele all'Adige il podcast “A passi leggeri”: un incontro per riflettere sulla necessità di recuperare il legame ancestrale con la natura.
A passi leggeri
Foto: Paolo Comensoli
  • Sulle Alpi il cambiamento climatico corre veloce, con un aumento di temperatura media che raggiunge quasi i due gradi e una perdita continua di ghiacciai e neve. Nonostante l’impatto del riscaldamento globale, anche in Trentino-Alto Adige si continua a guardare alle Alpi soprattutto in termini di occasioni turistiche, con relativo consumo di suolo, di acqua per la neve artificiale, e di agricoltura intensiva, con relativa perdita di biodiversità. Ci sono però altri modi di guardare ai limiti della natura montana?

    È la domanda del podcast A passi leggeri, presentato il 24 aprile al Museo Etnografico Trentino di San Michele All’Adige, luogo nel quale gli stessi autori Viola Ducati, Marzio Fait ed Emiliano Campisi hanno lanciato il podcast insieme allo storico Luca Faoro e all’antropologo Duccio Canestrini.

  • I tre autori: Viola Ducati, Marzio Fait e Emiliano Campisi. “Il culto della grande madre terra è stato sostituito da una concezione di natura come macchina.” Foto: Paolo Comensoli

    Il lavoro, durato oltre un anno, ha raccolto testimonianze in Trentino, in Amazzonia e sulle Ande, per raccontare le diverse vie delle comunità di vivere la montagna, a partire dalla riscoperta degli usi civici trentini. 

    “Nel Medioevo” ricorda Luca Faoro: “le comunità, seppur inserite in un rigido sistema feudale, avevano la possibilità di gestire il territorio più o meno ampio intorno al proprio centro abitato, una terra fatta di boschi, pascoli e campi coltivati nei quali vigevano delle regole precise sulle capacità di raccolta e sfruttamento, con limiti fissi, per permettere una rigenerazione continua. Tale sistema resse fino al 1700, quando questi ordinamenti vennero eliminati e la terra passò al demanio, ma alcuni usi civici rimasero e i residenti mantennero dei diritti sull’estrazione delle risorse.” 

     

    “Il Concilio di Trento è stato uno spartiacque che ha devastato le antiche usanze e i riti ereditati dal paganesimo”

     

    Nel podcast tale esperienza viene messa in relazione con le lotte delle comunità indigene del Brasile e del Perù, che, anche durante l’ultima COP svoltasi a Belem, alle porte della Foresta Amazzonica, hanno continuato a difendere il diritto ad abitare e vivere in sintonia con la natura. Marzio Fait e Viola Ducati, presenti alla COP30, hanno intervistato attivisti e giornalisti membri dei popoli indigeni, insistendo sulla simbiosi che le comunità indigene mostrano di avere con la foresta e le montagne: “Si riesce a percepire con chiarezza che la natura per le comunità indigene è un grande essere vivente, una Pachamama dialogante, in continuo scambio con i suoi abitanti.” 

    E per Duccio Canestrini queste forme di divinità naturali erano presenti anche nelle Alpi: “ Il Concilio di Trento è stato uno spartiacque che ha devastato le antiche usanze e i riti ereditati dal paganesimo, sopravvissuti anche nelle Alpi; il culto della grande madre terra è stato sostituito da una concezione di natura come macchina, che ha cancellato la possibilità di dialogo con il territorio, diventato, presto, solamente un mezzo in una visione meramente antropocentrica.” 

  • Tutte le 4 puntate del podcast sono disponibili su Spotify e sulla piattaforma indipendente Talking Nat: 

    https://talkingnat.it/index.php  

    Foto: A passi leggeri
  • Viola Ducati, in Amazzonia: “Si riesce a percepire con chiarezza che la natura per le comunità indigene è un grande essere vivente, una Pachamama dialogante, in continuo scambio con i suoi abitanti”. Foto: Viola Ducati

    La sopravvivenza, seppur minacciata e difficile, delle comunità indigene in Sud America ha permesso, invece, il mantenimento dei culti animisti, che spesso si esplicano in un ascolto della terra, come avviene nelle riserve estrattive, ampie porzioni di territorio in cui le comunità possono autogestirsi, ottenute in anni di lotte feroci, durante le quali hanno perso, e continuano a perdere la vita, moltissimi attivisti, giornalisti e sindacalisti. 

     

    “Anche nelle nostre Alpi ci sono le radici di un rapporto simbiotico con la natura”

     

    Ma se da un lato Faoro ricorda di non idealizzare il passato o lasciarsi sedurre da forme di rigidità anacronistiche: “Nessuno vorrebbe tornare alle epoche passate, ai secoli di fame e indigenza, in cui i limiti erano imposti soprattutto per evitare carestie”, dall’altro si guarda all’attuale situazione alpina, in cui lo sviluppo sembra andare solamente nella direzione di maggiori opportunità per il turismo massivo, come dimostrano le recenti Olimpiadi Milano-Cortina 2026. 

    Nel podcast la narrazione si snoda attraverso 4 puntate, che tentano di mettere in relazione modi molto diversi di intendere la montagna, attraverso le esperienze di coloro che si battono per non vedersi strappare la propria dimensione montana, fisica e spirituale, e di coloro che non intendono leggere i segnali sempre più evidenti di un avvicinamento ad un punto di non ritorno, mescolando interviste ad esponenti delle comunità andine e amazzoniche, esperti locali e studiosi di comunità rurali, per interrogarsi su una diversa consapevolezza del territorio montano e piantare i semi di un nuovo modo di intendere l’ecologia. 

    E, nonostante non si possa parlare di vere e proprie ecologie native, il recupero delle narrazioni comunitarie può essere l’inizio di un’ecologia creativa, come auspica lo stesso Canestrini: “Anche nelle nostre Alpi ci sono le radici di un rapporto simbiotico con la natura e la chiave potrebbe essere quella di sintetizzare le tradizioni, come è avvenuto, in alcuni casi, anche per talune popolazioni indigene, per esempio i Cuna di Panama, che hanno mescolato cristianesimo e usi ancestrali. In Trentino-Alto Adige c'è poi una storia di ecologismo che punta a tenere insieme diritto ambientali e diritti sociali, fu Alexander Langer uno dei primi a parlarne.” 

     

     Nel podcast la narrazione si snoda attraverso 4 puntate, che tentano di mettere in relazione modi molto diversi di intendere la montagna

     

    Occorre, quindi, recuperare una lunga tradizione di rapporti di ecologia, che sappia tenere insieme le stratificazioni culturali che si sono susseguite nei secoli ma che riesca, soprattutto, a far rinascere il senso del reincanto.