“A difesa del diritto”
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Un avvocato penalista di Rovereto, a Siracusa
SPOILER1: Alla fine hanno prevalso le bandierine bianche. La giuria popolare del pubblico che affollava i gradoni scavati direttamente nella roccia dell’antico Teatro greco di Siracusa, ha confermato le tesi della difesa, affidata all’avvocato Nicola Canestrini del foro di Rovereto, e assolto Creonte, scardinando la sentenza dei giudici, che nel processo simulato Agòn, lo avevano ritenuto colpevole di tortura, aggravata dalla morte non voluta, per aver condannato Antigone, che in quella grotta poi si tolse la vita, ad essere sepolta viva in una grotta buia e isolata, lontana dalla polis.
Teatro classico e diritto contemporaneo in dialogo
In una sera d’estate siciliana, la stessa scenografia creata per la rappresentazione della tragedia Antigone, scritta da Sofocle quasi 2500 anni fa e andata in scena poco prima con la regia di Robert Carsen, nel suggestivo anfiteatro del coevo Teatro greco di Siracusa, ha fatto da cornice all’evento Agòn 2026 “Processo a Creonte – la scelta di Antigone”. Sul banco degli imputati, nella simulazione processuale che mette in dialogo teatro classico e diritto contemporaneo, il re di Tebe Creonte, antagonista, nella tragedia, di Antigone, l’eroina che si ribella al suo editto, per dare pietosa sepoltura al fratello Polinice.
Antigone o Creonte
SPOILER2: Il giudizio popolare favorevole a Creonte, non sminuisce o intacca minimamente il fascino e il valore, rimasti intatti nei secoli, della figura di Antigone, che tutti e tutte ammiriamo e in cui vorremmo identificarci, per il coraggio e l’incrollabile fermezza con cui afferma: “Io non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”, pur essendo consapevole del tragico destino a cui va incontro con la sua scelta. Lo stesso avvocato Nicola Canestrini, ha confessato l’attrazione per la figura di Antigone, e ricorda: “Avevo citato Antigone, figura esemplare nel difficile conflitto tra diritto naturale e diritto positivo, già nel 1999 nella mia tesi di laurea ispirata alla teoria discorsiva di Jürgen Habermas”.
Chiamato ora dalla prestigiosa istituzione The Siracusan International Institute for Criminal Justice and Human Rights a difendere, per contro, la figura di Creonte, ovvero il potente di turno, l’avvocato Nicola Canestrini, penalista roveretano appassionato di diritti e cooperazione penale internazionale e impegnato da sempre nella tutela dei diritti fondamentali anche per i più deboli, ha sfoderato comunque tutte le sue doti oratorie e competenze professionali, rivelando tra l’altro un notevole talento attoriale, con citazioni erudite, enunciate in perfetto tedesco, ma soprattutto individuando e facendo leva, nella brillante arringa finale, sulle contraddizioni e sui punti deboli dell’accusa.
Per inciso, nella lunga requisitoria dell'accusa, affidata nel processo simulato, alla Procuratrice Capo della Repubblica di Siracusa, dottoressa Sabrina Gambino, resta rimarchevole la richiesta simbolica finale di condannnare Creonte, che nella tragedia esprime più volte esplicitamente la misoginia del suo (e forse anche nostro) tempo, a indossare vesti femminili per il resto dei suoi giorni e provare così sulla sua pelle le consequenze del suo atteggiamento patriarcale.
La difesa della parte civile di Antigone era sostenuta invece dall’avvocata Alessandra Ballerini del foro di Genova, che da parte sua ha citato più volte, nel suo intervento, la crudele vicenda di Giulio Regeni, di cui ha rappresentato la famiglia nel processo a carico dei torturatori dello studente e ricercatore italiano, ucciso in Egitto, rimarcando l’analogia con le sorti tragiche del personaggio di Antigone.
Tornando infine alla difesa, tra gli argomenti esibiti, l’avvocato Canestrini ha sottolineato nella premessa il nesso tra legittimità e legalità che rende valida una legge, come quella, per quanto impopolare, emanata da Creonte, erede legittimo al trono di Tebe, dopo la guerra e morte fratricida dei figli di Edipo, Eteocle e Polinice. Fulcro delle tesi della difesa, resta il ripetuto appello “a lasciare fuori dai tribunali le leggi imperscrutabili degli dei, invocate dalla stessa Antigone a giustificare le proprie azioni”, ovvero qualsiasi dio delle religioni monoteistiche, nel cui nome si compiono da sempre e tuttora nel mondo atrocità indicibili e impunite. Al posto delle leggi divine, immutabili, esiste in Europa la legge degli uomini, la legge della polis, fallosa forse, ma che possiamo cambiare. È in fondo la fiducia negli uomini, nella loro capacità di assumersi la responsabilità del proprio agire, che muove la civiltà giuridica europea, ed è questa la forza che emerge anche nell’appassionata difesa di Creonte, condotta dall’avvocato Canestrini.
Se Antigone ha pronunciato quella frase insuperabile “non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore” che rende magnetico il suo personaggio e ogni volta attuale l’antica tragedia, l’avvocato Canestrini ricorre, nell’arringa, a un’altra formula fondamentale, utile a comprendere i meccanismi della giurisprudenza applicati nei tribunali: “Noi difendiamo diritti, non criminali”. Con il fine di proporre una riflessione giuridica contemporanea sui temi del mito, trattati nelle rappresentazioni classiche in scena annualmente a Siracusa, Agòn è giunto alla sua 18esima edizione, organizzato da The Siracusan International Institute in collaborazione con Fondazione INDA, l’associazione Amici dell’INDA, con il sostegno dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa e la partecipazione del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina.
Nel processo simulato, tra i testimoni, Antigone è interpretata dall’attrice Camilla Semino Favro e Tiresia è interpretato da Graziano Piazza. Nel ruolo dell’imputato Creonte, invece l’attore Paolo Mazzarelli.
A presiedere la giuria di Agòn 2026, il dottor Rosario Aitala, Primo Vice Presidente della Corte Penale Internazionale dell’Aia, affiancato dalla dottoressa Concetta Grillo, già Presidente di sezione del Tribunale di Caltagirone, e dal professore Alessio Lo Giudice, Ordinario di Filosofia del Diritto e Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina.
In merito invece alla condanna all’ergastolo emessa dai giudici contro Creonte, sorge spontaneo un commento: condannare qualcuno all’ergastolo, in particolare nelle condizioni attuali delle carcerì in Italia, assomiglia paradossalmente alla pena subita da Antigone, di cui si accusa e per la quale si vuole punire Creonte.
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