Cultura | Performance

FRAGILE, il corpo e il vuoto

Un’opera immersiva che mette in relazione danza, musica, parola e videoarte per interrogarsi sulla fragilità del corpo, delle relazioni e del presente. Manuel Canelles racconta la nascita di FRAGILE e il suo processo creativo.
Immagine: Spazio5

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Danza, musica, parola e videoarte si incontrano in FRAGILE, l’opera-performance ideata e diretta da Manuel Canelles, presentata in anteprima il 26 settembre al Centro Trevi-TreviLab, nell’ambito delle iniziative per i vent’anni di Spazio5 Contemporary Cluster – Studio Openspace e dell’apertura della BAW – Bolzano Art Weeks 2026. Un ambiente immersivo e multimediale nel quale diversi linguaggi espressivi convivono e si influenzano reciprocamente, mettendo al centro di tutto il corpo e la sua fragilità.

In scena si incontreranno danza, musica, parola e videoarte, in un dialogo tra linguaggi e generazioni diverse. Il risultato è una drammaturgia costruita per frammenti, nella quale il corpo registrato e quello presente, la musica, la voce, il video e il movimento non vengono solo sovrapposti, ma cercano una relazione. Una scelta che parte da una riflessione sulla fragilità come condizione individuale e collettiva, dove il corpo, le relazioni, il pianeta, ma anche i linguaggi stessi sembrano attraversati da una frattura che rende necessario tornare a guardarsi e a incontrarsi.

Per il pubblico, questo significa anche abbandonare la distanza tradizionale della dinamica palco-platea e accettare di immergersi completamente ed essere parte della performance mentre sta succedendo. Lo spazio della performance è infatti pensato come un ambiente nel quale entrare e muoversi liberamente, nel rispetto di ciò che accade in scena. FRAGILE nasce infatti anche come un lavoro in divenire e una parte importante della sua costruzione avviene nel rapporto tra gli artisti, nello spazio e nel momento della performance.

Abbiamo parlato di questo processo creativo con Manuel Canelles, regista e ideatore del progetto.

SALTO: Come nasce FRAGILE e come si è evoluta la performance?

Manuel Canelles: FRAGILE nasce e, in qualche modo, è una continuazione del progetto Voices 100, che abbiamo realizzato l’anno scorso, in occasione del centenario di Luciano Berio. Anche l’impostazione dell’allestimento è simile, infatti. Ci troviamo in una dimensione immersiva, un ambiente immersivo, multimediale e crossmediale, nel senso che mette insieme vari linguaggi espressivi.

Il tema della fragilità l’abbiamo scelto proprio perché credo sia uno dei più rilevanti oggi. C’è un pianeta fragile, le relazioni sono diventate fragili, il corpo è fragile. C’è una dimensione dell’ipertrofia del corpo, dello smembramento, quasi di dematerializzazione. Penso ovviamente anche alle intelligenze artificiali… tutte queste cose e dimensioni “altre” che in qualche modo ci allontanano. C’è un distacco quasi tra il sé e l’altro.

 E non è solamente il corpo fisico dell’uomo singolo, è anche il corpo collettivo. E cerchiamo di far sì che il nostro progetto, questa performance, sia collettiva anche nella dimensione della moltitudine dei linguaggi: la voce, i pannelli video, le immagini, la musica, il suono del flauto, la danza… tutto questo coesiste e coopera. E questo dà l’idea che, in qualche modo, il mondo oggi abbia bisogno di ritornare alla relazione e alla cooperazione.

Noi abbiamo cercato di creare relazione attraverso i linguaggi espressivi. Ecco perché invitiamo anche il pubblico a entrare in uno spazio, non a rimanere distante in una platea, ma a entrare dentro questo spazio, mettersi in comunicazione e quindi a sentirsi libero di poter girare ed esplorare, nella libertà dello spostamento, ovviamente sempre nel rispetto della performance.

Questo è il tema del progetto e soprattutto il tema condiviso con questi due enormi nomi del panorama internazionale: Liliana Cosi, che è stata la grande étoile della Scala, quindi una grandissima istituzione per il balletto classico; e Roberto Fabbriciani, flautista, uno dei massimi esponenti del flauto contemporaneo, riconosciuto e studiato in tutti i manuali, inventore del suono polifonico, e grande collaboratore di tutto il Novecento musicale. Parliamo di Luigi Nono, di Berio, insomma, di quel Novecento delle grandi sperimentazioni musicali.

C’è poi la matrice teatrale e questa nuova coproduzione tra noi, Spazio5, e il Nuovo Balletto Classico, che ha raccolto l’eredità storica del balletto di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu. E lo proponiamo in anteprima qui al TreviLab, per capire anche noi un po' come funziona. Per noi, come Spazio5, il Trevi è un laboratorio, per capire come funziona questo progetto, esplorarlo e poi, a quel punto, esportarlo. Ci fa molto piacere fare le anteprime qui.

Ivo Corrà

Ma come si uniscono così tanti linguaggi? Cosa significa, anche dal punto di vista della lavorazione, costruire un’opera crossmediale?

Posso fare l’esempio di come è nato FRAGILE. L’incipit è nato dalla confidenza tra me e Roberto Fabbriciani nel dire che sarebbe interessante lavorare su questo progetto. Ci siamo incontrati, siamo stati insieme, abbiamo ideato una sorta di copione. Quindi il testo è nato prima.

Dopodiché, dal testo è arrivato il video. Siamo andati io e Roberto Fabbriciani a Reggio Emilia e abbiamo fatto queste riprese, che poi vedrete proiettate durante la performance. Non c’è niente di intelligenza artificiale, ci tengo a dirlo, e abbiamo voluto completamente dilatare le riprese, ingrandirle. A volte sono tutte sfocate o comunque sgranate.

Proprio per dare l’idea di questo corpo che è diventato quasi astratto, oltre la materia. Sono dei puntini, delle forme, delle onde, ricordano l’effetto della stampante 3D. E qui mi fa pensare… il corpo che viene replicato e anche questo concetto della replica del corpo... è interessante. E dall’altra c’è l’astrazione. Quindi: oggi cos’è il corpo? Diventa ipercorpo? Cosa sta succedendo ai nostri corpi in questa dimensione quasi post-umana?

Quindi siamo andati a Reggio Emilia e Liliana Cosi è stata disponibilissima, abbiamo fatto le riprese.

Lei ha lavorato su queste gestualità molto ridotte, visto che ha 85 anni e non può fare di più. È stata meravigliosa, con una disponibilità enorme, un cuore gigantesco e dei movimenti incredibili. E anche la ballerina (Gaia Anzivino), che è diciottenne. C’è questa cosa di mettere vicine una diciottenne e di un’ottantacinquenne. C’è questa disparità, bellissima, perché entrambe si mettono in gioco questo si vede in scena. Quindi il linguaggio del video e quello della danza sono arrivati insieme.

Poi c’è stata tutta la fase del montaggio. Per montare questi LED wall è abbastanza difficile anche dal punto di vista tecnico, perché devi montare un’unica clip, un’unica timeline in quattro parti precise.

E poi, in realtà, c’è stato anche… il mistero. Rezart Stafa, che è il coreografo, maestro coreografo, è stato il primo ballerino della Cosi-Stefanescu. Ha detto: “Io sono il coreografo ma non ho musica, cosa farò? Mi mandate qualcosa?”. Non abbiamo mai risposto. Nel senso: lo vediamo qua. Tutto accade qua, in questi tre giorni, tra le prove e l’effettiva performance.

Quindi noi, dall’altro ieri, abbiamo creato qualcosa... dal nulla. Naturalmente, con Margherita Polo, che è l’assistente alla regia, abbiamo individuato dei punti fissi, abbiamo dato delle indicazioni, delle coordinate. Però si può creare un organismo dallo spazio vuoto. È quello che è stato fatto, partendo dai video.

La musica è stata scritta come musica originale da Roberto Fabbriciani a partire dalla gestualità della Cosi. Lui ha visto la gestualità e ha cominciato proprio a lavorare sul pentagramma e sullo spartito. È uno spartito aperto, perché viene dalla grande sperimentazione del Novecento, quindi non è codificato. E qui ha potuto integrare quello che magari mancava originariamente nello spartito, vedendo i LED wall e la composizione dello spazio.

Questo progetto ha due atti, se vogliamo pensarla così. Un atto di venti minuti più un altro atto di dieci minuti e questo è l’unico punto fisso: un tempo e delle coordinate. Poi il resto non è improvvisato, abbiamo codificato i movimenti e poi magari c’è lo spazio per eventualmente far succedere qualcosa… Però in realtà è tutto stato creato in questi giorni.

Tra il video e i testi, che sono testi comunque di autori come Rilke, ci sono citazioni, qualche frase. È un processo proprio così di divenire, ed è interessante.

Cosa vorresti che le persone si portassero a casa da FRAGILE? E, in generale, cosa ti importa particolarmente quando fai un’opera performativa di questo tipo?

Credo… il senso di mistero. La domanda. Ma sinceramente va bene anche il nulla, anche il vuoto. Riconnettersi con un proprio vuoto.

Perché siamo sempre pieni di cose, no? Tendiamo a riempire in modo compulsivo. E qui mi piacerebbe che fosse diverso. Sei stato qui e magari sei stato in uno spazio dove non c’è per forza tutto, le cose hanno dovuto crearsi.

Ci sono molti silenzi durante la performance. E poi c’è questo flauto debolissimo. Quindi mi piacerebbe che la gente si portasse a casa anche il bisogno del vuoto. Da cui ovviamente, può nascere tutto.

FRAGILE è un’opera-performance multimediale immersiva ideata e diretta da Manuel Canelles, con Roberto Fabbriciani, Liliana Cosi, Alessandra Limetti e Gaia Anzivino. La coreografia è di Rezart Stafa, mentre i testi sono curati da Alessandra Limetti e Manuel Canelles.

L’anteprima è in programma sabato 26 settembre alle ore 18.30 al Centro Trevi-TreviLab di Bolzano, nell’ambito delle iniziative per i vent’anni di Spazio5 Contemporary Cluster – Studio Openspace e di BAW – Bolzano Art Weeks 2026. Il progetto è realizzato con il contributo della Provincia Autonoma di Bolzano.

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