Più servizi, meno disuguaglianze
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Le proteste dei genitori contro l’aumento delle tariffe degli asili hanno avuto l’effetto non solo di bloccare i rincari ma anche di focalizzare l’attenzione sull’offerta disponibile per le famiglie. Sono saltati gli aumenti ma restano le difficoltà per chi vuole utilizzare gli orari prolungati: i genitori devono richiederlo, non sempre c‘è la disponibilità e, come ci ha detto una mamma, la politica ha trasformato il tempo prolungato “in un lusso o un’offerta aggiuntiva e facoltativa, com’è stata definita da qualche assessore”.
La retromarcia della Provincia, con una delibera che annulla quella precedente (senza una chiara spiegazione di cosa abbia causato un pasticcio simile) non deve far perdere di vista il fatto che la battaglia per gli orari prolungati nelle scuole dell’infanzia deve avere come obiettivo un’offerta ampia, che sia presente su tutto il territorio, e non essere un’elargizione speciale ai genitori. E l’offerta di asili nido e scuole dell’infanzia deve essere ampliata e accessibile a chiunque la richieda per un altro motivo fondamentale: i benefici dell’educazione precoce nell’infanzia sono ormai ben conosciuti, e possono avere effetti anche per la promozione dell’equità sociale.
Uno studio di Plan Deutschland, ad esempio, conferma che “se un bambino frequenta l’asilo o la scuola dell’infanzia, aumenta la probabilità che completi con successo il percorso scolastico”. I benefici vanno dal miglioramento della comprensione e del lessico al miglioramento delle abilità sociali. Un recente rapporto ISTAT sui servizi educativi per l’infanzia ricorda invece come un sistema di servizi per l’infanzia capillare, accessibile e sostenibile, possa contribuire non solo a sostenere la natalità e favorire la conciliazione tra vita e lavoro, ma anche a ridurre le disuguaglianze, riconoscendo il diritto all’educazione fin dalla primissima infanzia.
Nella nostra società, dove le disuguaglianze sono in aumento, bisogna rimettere al centro l’offerta educativa come motore di eguaglianza. È arrivato il momento, come ricorda spesso Christa Ladurner dell'Allianz für Familie, di proporre una vera offensiva educativa, una nuova architettura del sistema scolastico. Non solo per la sacrosanta necessità di conciliare lavoro e famiglia – un concetto ribadito anche da Andreas Pramstraller della Soziale Mitte dell’SVP. Ma anche perché una scuola che si colleghi “con servizi educativi, scuole di musica, associazioni culturali e altre realtà del territorio” diventa un importante leva di eguaglianza, offrendo le stesse opportunità a bambini e bambine, indipendentemente dalla situazione familiare. Dare a ragazzi e ragazze la chance di imparare uno strumento o una lingua straniera, di praticare uno sport, di fare danza o teatro o un corso di robotica anche quando la famiglia non ha il tempo o le risorse finanziarie o culturali, vuol dire garantire pari opportunità di crescita e sviluppo.
Un sistema di servizi per l’infanzia capillare, accessibile e sostenibile, può contribuire anche a ridurre le disuguaglianze
Ad esempio, uno degli strumenti più efficaci per combattere le disuguaglianze educative, secondo un rapporto di Save the Children, è il tempo pieno. Le province italiane dove gli alunni della scuola primaria frequentano classi a 40 ore sono anche quelle con risultati migliori nei test INVALSI e con una minore quota di studenti che arrivano al diploma con livelli di apprendimento insufficienti.
È arrivato il momento di smettere di chiedere ai genitori di giustificare la richiesta del tempo prolungato all’asilo, di superare i click day e la programmazione di anno in anno delle offerte estive, e di discutere seriamente di una nuova architettura educativa, partendo da una proiezione dei bisogni e dei costi tarata sul territorio (che quindi non sarà uguale per tutti). Le difficoltà non mancano e possiamo già elencare le obiezioni: dove troviamo il personale che non abbiamo? E i soldi, dove li troviamo (questo dovrebbe essere il minore dei problemi, visto il bilancio provinciale). La scuola non può fare da babysitter! L’asilo non è un parcheggio! E la responsabilità dei genitori, dove rimangono? E gli stipendi degli insegnanti, non vogliamo prima risolvere quel problema?
Pensiamo a un nuovo sistema educativo anche nella sua veste di pilastro di giustizia sociale: ne vedremo i vantaggi e riusciremo a trovare le soluzioni.
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