Dal 23 al 30 giugno 1946
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Nessuna rettifica
24 giugno, Parigi. All’ordine del giorno della riunione dei quattro Ministri degli esteri di Gran Bretagna, URSS, Stati Uniti e Francia arrivano le questioni riguardanti i confini italiani. Si decide di lasciare ancora aperta quella relativa alle rettifiche di confine chieste dalla Francia (Briga e Tenda), mentre sullo sfondo, del tutto irrisolta, resta anche la scelta delle decisioni da prendere per il confine orientale (Venezia Giulia con Trieste, Istria, Dalmazia).
Una decisione, secca, arriva invece sul problema del confine nord. Sul tavolo, dopo la proclamata disponibilità ad esaminare le famose “minori rettifiche di frontiera”, la richiesta austriaca di spostare il confine a sud di Bressanone passando all’Austria tutta la Pusteria e l’alta valle d’Isarco.
A questo punto la parola passa al presidente di turno, il sovietico Molotov. Gli altri tre ministri non sono sorpresi nel sentirlo affermare che la richiesta austriaca va respinta senza indugio alcuno perché le rettifiche – dice – non sarebbero certamente classificabili come “minori”. Dall’atteggiamento sovietico, pregiudizialmente contrario alle posizioni austriache, si era già saputo negli ambienti della conferenza parigina nei giorni precedenti. Gli altri tre ministri, Byrnes, Bevin e Bidault, non ritengono di opporre nulla alla posizione russa. La questione viene chiusa e la decisione messa a verbale nel giro di pochi minuti. La posizione dei Quattro Grandi, a pochi giorni ormai dall’inizio, sempre a Parigi, della conferenza di pace, resta quella già adottata nel settembre del 1945: il Brennero resti confine tra Austria e Italia. Su quest’ultima pesano le raccomandazioni per un trattamento quanto mai generoso nei confronti della minoranza e di intese che agevolino gli scambi commerciali e i collegamenti ferroviari con l’Austria.
25 giugno. Bolzano. I due quotidiani locali trattano la notizia delle decisioni prese a Parigi in modo assai diverso. L'Alto Adige con un titolo a tutta pagina proclama “L’Alto Adige resta all’Italia”. Il Dolomiten, anch’esso a tutta pagina, si limita a registrare “ Nessuna cessione della Pusteria all’Austria”.
25 giugno. Bolzano. Davanti alla Corte d’Assise straordinaria inizia quello che è forse il più importante tra i processi per crimini di guerra commessi in Alto Adige durante l’occupazione nazista. Sul banco degli imputati sette sudtirolesi, tra i quali tre donne, accusati di aver compiuto, assieme a soldati germanici, la strage del 30 maggio 1945 nella quale furono uccisi una decina di operai italiani che stavano festeggiando la liberazione. Un altro imputato, parente di uno degli accusati, è latitante
26 giugno. A Bolzano manca ancora una sala da concerto. Quella del Conservatorio è semidistrutta. In compenso gli appassionati si adattano volentieri ad assistere, presso Palazzo Ducale, ad un concerto di Arturo Benedetti Michelangeli.
27 giugno. Bolzano. Il quotidiano Dolomiten pubblica la lettera scritta da un gruppo di prigionieri sudtirolesi detenuti nel campo di Laterina, vicino alla val di Chiana. Il campo, creato durante la guerra per ospitare prigionieri alleati, passò sotto il controllo tedesco dopo l'8 settembre e infine con la liberazione sotto quello americano. Nel dopoguerra fu trasferito alle autorità italiane. Vi furono ospitati centinaia di prigionieri sudtirolesi.
Nella lettera si ringrazia per l’arrivo, attraverso i canali dell’assistenza religiosa, di una gran quantità di pacchi spediti dall’Alto Adige contenenti soprattutto provviste alimentari.
28 giugno. Londra. Carandini scrive a De Gasperi del suo incontro con Bevin del 26 giugno:
In pratica per l’Alto Adige, dice, si era personalmente esposto a nostro favore superando l’opposizione della prevalente opinione pubblica inglese. Egli contava, a questo proposito, sulla nostra promessa di attenuare in futuro il valore divisorio della frontiera del Brennero rendendola permeabile ai due popoli confinanti mediante una vasta intesa doganale ed economica accompagnata dalle più ampie facilitazioni di transito sulla ferrovia della Val Pusteria. Di queste nostre assicurazioni egli si era valso con Gruber. Vedeva personalmente con favore una simile soluzione convenendo con me che essa, assicurando un saldo nesso economico fra i due Paesi, sarebbe valsa, ben più che ogni aggiustamento territoriale, a riequilibrare l’Austria ed a consentirle una fisiologica possibilità di vita.
28 giugno. Bolzano. Il duecentocinquantesimo anniversario della dedicazione del Tirolo al Sacro Cuore di Gesù (1796), nel pieno della rivolta hoferiana contro l’occupazione franco-bavarese diviene l’occasione per una manifestazione il cui carattere religioso non nasconde per nulla l’anelito alla riunificazione del Tirolo storico. Il quotidiano Dolomiten dedica gran parte dei suoi spazi all’avvenimento, alle prese di posizione e agli interventi dei religiosi, tra cui spicca ovviamente quello del Vescovo di Bressanone Geisler, noto sostenitore della causa dell’autodeterminazione per i sudtirolesi.
28 giugno. Innsbruck. Il Landtag tirolese prende atto con rammarico delle decisioni adottate dai Ministri degli Esteri a Parigi e torna a chiedere con toni decisi la concessione dell’autodecisione ai sudtirolesi. Il giorno successivo analoga posizione viene assunta in un discorso pubblico a Vienna dal Cancelliere Leopold Figl.
29 giugno, Bolzano. Cessa l’obbligo di dipingere di bianco i parafanghi delle biciclette. Era entrato in vigore nell’ambito delle misure sull’oscuramento notturno per i bombardamenti.
30 giugno. Vienna. L’ambasciatore Coppini registra gli umori nella capitale austriaca dopo la decisione di Parigi:
Come accennavo in miei telegrammi 149 e 1502, decisione Parigi circa Valle Pusteria giunta qui inaspettata ed ha provocato forte malumore contro Gruber che, tornato Vienna, si sarebbe espresso generalmente con ottimismo circa accettazione richieste austriache, forse in seguito agli affidamenti ricevuti in ambienti alleati Parigi e Londra. Notizia deve aver sorpreso anche ambienti alleati Vienna, che attendevano diversa decisione, come si rileva da dichiarazioni fattemi da questo ministro di Francia, di cui mio telegramma. […] In seguito scacco diplomatico subito, posizione Gruber è stata messa in discussione, ma circoli alleati e partito popolare sono contrari sua sostituzione, anche perché quale suo probabile successore prospettasi noto socialista Deutsch, di recente tornato da Stati Uniti. Gruber però dovrà aderire a politica di nuova intransigenza su questione Alto Adige, che evidentemente esclude, almeno in primo tempo, qualsiasi conversazione diretta con noi.
Valutazioni analoghe a Londra anche da parte del rappresentante inglese a Vienna William Henry Mack che parla di una profonda depressione da parte di Gruber e insiste per un intervento sull’Italia perché adotti misure di tutela della minoranza sudtirolese, magari anche attraverso un dialogo con la controparte austriaca.
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