Vite cancellate
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Nella stagione dei premi ha fatto incetta di nomination di cui diverse trasformate – il Prix de la mise en scène al 78º Festival di Cannes e il Golden Globe per il miglior film straniero, tra gli altri – O Agente Secreto (L’Agente Segreto) è la missione compiutissima di Kleber Mendonça Filho, sceneggiatore e regista del film. Poi c‘è Wagner Moura che ha il ruolo del protagonista ed è così in parte che santo cielo.
Cos’è
La storia si svolge in Brasile nel 1977, nel pieno della dittatura militare fascista. Armando (Wagner Moura) — che si fa chiamare Marcelo — è un uomo apparentemente ordinario, in fuga dal proprio passato e dalla persecuzione politica. Si sta recando a Recife durante la settimana del Carnevale per riabbracciare il figlio, deciso a ricominciare una nuova vita. Il suo ingresso in città è filtrato dallo sguardo di Doña Sebastiana (Tânia Maria), carismatica proprietaria della pensione che lo accoglie e inscrive nel tessuto della sua comunità di “rifugiati”.
Marcelo, che vive sotto traccia lontano da incarichi ufficiali e da qualsiasi forma di potere, entra in contatto con Elza (Maria Fernanda Cândido), leader di un movimento di resistenza che offre aiuto e protezione agli esuli politici. La sua lotta per la sopravvivenza si complica a causa della presenza minacciosa di Ghirotti (Luciano Chirolli), un ricco e influente industriale apparentemente rispettabile ma profondamente connesso ai meccanismi repressivi del regime.
La narrazione procede per accumulo, costruendo situazioni in cui il pericolo è più evocato che mostrato fino al momento in cui la copertura di Marcelo salta e con essa esplodono tutte le conseguenze della sua doppia vita.
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(c) MUBI
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Com'è
A dispetto del titolo, nel film di spionaggio se ne vede davvero poco, ma in compenso compare tantissima altra roba. Vi basti sapere che a un certo punto c‘è una sequenza in cui una gamba amputata da uno squalo si aggira in un parco pubblico assalendo coppie di scambisti.
O Agente Secreto è un film sorprendente sotto ogni aspetto: arguto, divertente, cruento, strutturalmente densissimo, recitato da Dio, audace (la gamba di cui sopra), non etichettabile e abile nel muoversi tra registri differenti anche a costo di alienare lo spettatore. Fa un po’ quello che faceva Ainda estou aqui (Io sono ancora qui, Oscar 2025 per il miglior film internazionale) di Walter Salles: richiama la stessa storia e le stesse atmosfere, la facilità con cui a quel tempo intere vite venivano cancellate, solo che nel caso della pellicola di Mendonça Filho la scrittura è più ricca e molto meno banale.
O Agente Secreto è un film sorprendente sotto ogni aspetto [...], abile nel muoversi tra registri differenti anche a costo di alienare lo spettatore
La messa in scena cattura perfettamente il clima degli anni ‘70 brasiliani con dettagli d’epoca impeccabili, il tutto enfatizzato da una palette di colori vibrante. Il film restituisce il caos e l’orrore della storia del Paese attraverso una tensione latente ma sempre in agguato, dialogando in modo potente con la questione politica pur mantenendola subtestuale e facendola affiorare in superficie solo occasionalmente.
Per la prima metà del film raccapezzarsi nel racconto può risultare faticoso, quasi frustrante finché non si comprende dove voglia andare a parare: il ritmo è lento, seguiamo diversi personaggi senza sapere perché e le trame appaiono disparate per intersecarsi in modo fluido quando il quadro completo del film prende forma diventando avvincente. Mendonça Filho è un regista che sa esattamente cosa sta facendo. La sua è una lettera d’amore per il Brasile, per il suo popolo – dimenticato dal tempo, annientato da una dittatura opprimente – e anche per il cinema stesso. Quello che resta è la sensazione tipica di quando guardi un classico e pensi: “Cavolo, perché non ne fanno più di film così?”. Poi però spunta fuori questo e ti rendi conto che sì – c’è ancora tantissima speranza.
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