Politica | Bolzano

“Il problema della casa colpisce tutti”

Chiusi i centri emergenza freddo: fino a 300 persone senza alloggio. Bozen Solidale denuncia crisi abitativa e chiede accoglienza diffusa e riuso degli immobili sfitti.
Manifestazione senzatetto
Foto: EM/SALTO
  • Da ieri, lunedì 27 aprile, tutti i cosiddetti “centri emergenza freddo” del Sudtirolo saranno chiusi, ad eccezione di Bressanone. L’effetto, già riscontrabile su Bolzano, sono le persone che vivono in strada. Secondo Bozen Solidale al momento sono tra le 200 e le 300. Il numero è destinato ad aumentare anche per via degli invii da Austria e Germania. “Con la chiusura dei centri fuori Bolzano, le persone si stanno riversando qui, perché i servizi di base – mensa, centro diurno, lavatrice, bagno – esistono solo in città”, spiegano gli attivisti di Bozen Solidale, che stanno distribuendo fino a 10-15 tende al giorno. “Parliamo ormai di circa 300 persone per strada, quando prima erano 70-100”. Per questo oggi diversi collettivi, associazioni e partiti cittadini sono scesi in Piazza Municipio a Bolzano per chiedere al Comune e alla Provincia risposte concrete. Si tratta del quinto presidio consecutivo  

  • Manifestazione: “Non si tratta più solo di persone di passaggio, ma di persone che vivono qui, lavorano e non riescono comunque a trovare casa.” Foto: EM/SALTO
  • La questione abitativa, un problema trasversale

    “All’inizio ci siamo mossi sulla situazione delle persone senza fissa dimora, soprattutto lavoratori e soggetti vulnerabili che venivano buttati fuori dai centri emergenza freddo”, spiegano gli organizzatori di Bozen Solidale. “Il contesto migratorio oggi cambiato: non si tratta più solo di persone di passaggio, ma di persone che vivono qui, lavorano e non riescono comunque a trovare casa”. La questione migratoria si intreccia con quella abitativa generale: ci sono persone che dormono all’aperto da mesi, a volte anni, e molte lavorano, spesso in nero perché hanno problemi con i documenti. Ma, spiegano gli attivisti, ci sono anche lavoratori con contratti regolari e stipendi alti che restano per strada. “Il problema della mancanza di case tocca tutti, ma specialmente questi lavoratori che, per via di una  profilazione raziale da parte di chi affitta continuano a rimanere per strada”. 

    Le richieste del gruppo sono all’amministrazione pubblica sono chiare: l’immediata apertura di strutture per lavoratori costretti a dormire per strada, l’avvio di progetti SAI (ex SPRAR, ossia interventi di accoglienza integrata) in tutta la Provincia, capoluogo compreso e la pianificazione immediata di misure abitative per rimettere a disposizione delle persone gli immobili sfitti, sia pubblici che privati. “Continuare ad utilizzare strategie in emergenza crea sacche di estrema marginalità e di disagio sociale che vanno ad alimentare politiche sempre più repressive e securitarie, le stesse che i governi di destra in Comune e Provincia dicono di voler combattere, senza mai farlo davvero”, aggiungo gli attivisti. 

    E‘ in cantiere, non senza difficoltà e polemiche, il progetto  siglato da Provincia e Comune: da giugno le famiglie ospitate dagli alberghi del capoluogo verranno smistate su tutto il territorio altoatesino in 96 Comuni della Provincia, una per ciascun Comune, secondo il modello dell’accoglienza diffusa. “Può essere una soluzione, ma da solo non basta. Senza un sistema diffuso anche nei quartieri e nelle città, il problema resterà. E comunque, al momento, sembra più un annuncio che qualcosa di realmente attuato”, aggiunge Bozen Solidale. 

  • Ma ormai la crisi abitativa riguarda tutti, non solo chi ha un background migratorio. A Bolzano un affitto può mangiarsi uno stipendio intero. “Servono interventi strutturali: un’agenzia pubblica che faccia da garante tra proprietari e inquilini, l’utilizzo delle case sfitte e una tassazione più alta per chi lascia gli immobili vuoti. È assurdo che ci siano centinaia di appartamenti inutilizzati mentre le persone dormono per strada”, aggiungono gli attivisti. Il caso più eclatante del cortocircuito, sottolineano, è quello degli appartamenti a Waltherpark: “110 case vuote da mesi, mentre fuori c'è gente che vive nelle tende e magari la mattina si alza e va a lavorare dentro il centro commerciale. Non è accettabile”. 

    Per questo Bozen Solidale e le altre realtà del territorio hanno deciso di continuare a mobilitarsi. Il prossimo appuntamento sarà martedì 5 maggio con un’assemblea pubblica in piazza Municipop, per discutere apertamente della crisi abitativa in città.