“Funivie, l’ipotesi di un sistema”
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Abbonati ora a S+L’inchiesta della Procura di Verbania sulla Graffer e sull’Agenzia nazionale Ansfisa ruota ormai apertamente attorno alla possibile esistenza di un “sistema” nel mondo degli impianti a fune italiani. Un’ipotesi investigativa ancora tutta da verificare, naturalmente, ma che oggi compare nero su bianco nelle ricostruzioni giornalistiche delle indagini piemontesi e venete. Le voci sull’esistenza di una rete molto stretta di rapporti tra imprese, organismi di vigilanza, progettisti e procedure accelerate circolavano già dall’estate del 2025, subito dopo le assegnazioni dirette delle cabinovie olimpiche di Cortina e Bormio alla società bresciana Graffer. Oltre a quelli locali, anche diversi media nazionali, a partire dalla trasmissione Report, e SALTO avevano cercato di avere dai protagonisti alcune risposte al riguardo.
Oggi però quelle domande si intrecciano con un quadro investigativo reale. Secondo quanto emerso nelle ultime ore (ne ha scritto il Corriere delle Alpi), tra gli indagati dell’inchiesta piemontese ci sarebbero proprio Pietro Marturano, Sergio Lima e due ex dirigenti della società Vigezzo&Friends. L’ipotesi più grave è quella di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Nell’inchiesta si parla però anche di falso ideologico, concorso di persone nel reato e, secondo quanto dichiarato dal procuratore di Verbania Alessandro Pepè, gli investigatori stanno valutando se possa essere contestato anche l’attentato alla sicurezza dei trasporti.
Come sono state ottenute alcune proroghe e autorizzazioni che avrebbero permesso di mantenere in esercizio impianti arrivati a fine vita tecnica?
Il punto non è secondario. Perché qui non si discute soltanto dell’affidamento di un lavoro, o di un rapporto finito male tra una società di gestione e un’impresa. La domanda che i magistrati piemontesi sembrano porsi è più ampia: come sono state ottenute alcune proroghe e autorizzazioni che avrebbero permesso di mantenere in esercizio impianti arrivati a fine vita tecnica o comunque bisognosi di revisione generale?
L’indagine riguarda in particolare la telecabina Prestinone-Piana di Vigezzo e la seggiovia del Trubbio, nel periodo 2021-2024. Vigezzo&Friends, concessionaria degli impianti per conto dell’Unione montana della Valle Vigezzo (Piemonte), aveva l’obbligo di procedere alla revisione ventennale della cabinovia e alla sostituzione della seggiovia. Secondo la ricostruzione emersa finora, però, sarebbero state ottenute proroghe al funzionamento degli impianti fino al 2027. E proprio sulle modalità di quelle proroghe si concentrano ora gli accertamenti.
Nei giorni scorsi la polizia giudiziaria ha eseguito perquisizioni e sequestri negli uffici romani di Ansfisa, nella sede bresciana di Graffer, nella sede operativa di Vigezzo&Friends e nello studio del direttore di esercizio. Sono stati acquisiti documenti, computer e telefoni. L’obiettivo è capire se il mantenimento in esercizio provvisorio di impianti da revisionare o sostituire sia stato agevolato da condotte illecite.
Il Corriere delle Alpi ha scritto che la Procura di Verbania sta lavorando insieme alla Procura di Belluno per verificare se quanto accaduto in Val Vigezzo sia un episodio isolato oppure il segnale di un sistema più ampio, capace di toccare anche Cortina. È un passaggio delicato, da maneggiare con cautela: non esiste oggi alcun accertamento definitivo sull’esistenza di un “sistema”. Ma l’ipotesi investigativa è ormai sul tavolo. E riguarda un settore piccolo, molto tecnico, dove imprese, progettisti, gestori, organismi di vigilanza e stazioni appaltanti si muovono spesso in uno spazio ristretto.
Il primo fronte aperto è quello di Cortina. La Procura di Belluno indaga sull’affidamento della cabinovia Apollonio-Socrepes, opera da realizzare in vista dei Giochi olimpici. L’ipotesi è turbativa d’asta. Sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina. Gli indagati sono Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di governo e amministratore delegato di Simico, Valeria Cepi, ingegnere della stessa società, e Angelo Redaelli, amministratore delegato di Graffer.
Secondo l’impostazione della Procura di Belluno, l’appalto sarebbe stato affidato a Graffer attraverso modalità che avrebbero alterato la libera concorrenza. La difesa respinge con forza ogni accusa. I legali di Saldini hanno parlato di piena correttezza dell’operato del commissario. I legali di Graffer hanno ricordato che la società è già uscita assolta da altri procedimenti per turbativa d’asta e invitano alla prudenza.
Ma l’inchiesta penale non è l’unico problema. Sulla cabinovia Socrepes si è mossa anche la Corte dei Conti del Veneto, che ha aperto un fascicolo per valutare un eventuale danno erariale. Il tema, qui, sono soprattutto gli extracosti. Il preavviso di aggiudicazione del luglio 2025 indicava un valore dell’offerta Graffer intorno ai 22 milioni di euro. Il quadro economico dell’opera, nel Piano delle opere di Simico, è poi arrivato a sfiorare i 35 milioni. L’aumento è stato spiegato con nuove prescrizioni, opere di mitigazione, indagini integrative sul suolo e monitoraggi necessari per garantire la sicurezza dell’impianto. Ma resta il dato: l’opera affidata per fare presto e arrivare ai Giochi è diventata più costosa e più complessa e non è ancora in funzione a tre mesi dalla fine delle Olimpiadi.
C’è poi il nodo dei tempi. Il contratto prevedeva 287 giorni naturali e consecutivi per completare l’appalto, di cui 224 per arrivare alla messa in esercizio entro l’inizio dei Giochi. Secondo quanto riportato a suo tempo anche da SALTO, quei termini sarebbero ormai scaduti. E nel contratto sono previste penali per ogni giorno di ritardo. Anche qui, naturalmente, eventuali problemi tecnici, geologici o autorizzativi potranno essere valutati per giustificare gli slittamenti. Ma il cortocircuito politico e amministrativo resta evidente: l’urgenza olimpica è stata la ragione dell’affidamento diretto, ma l’urgenza non sembra aver prodotto la velocità promessa.
L’opera affidata per fare presto e arrivare ai Giochi è diventata più costosa e più complessa e non è ancora in funzione a tre mesi dalla fine delle Olimpiadi.
Il secondo fronte olimpico è Bormio. Anche qui Simico aveva affidato direttamente a Graffer la realizzazione degli impianti dello “Stelvio Alpine Centre”: una cabinovia a dieci posti e una seggiovia esaposto, destinate a sostituire vecchi impianti. La motivazione ufficiale era ancora una volta l’estrema urgenza, dopo una procedura andata deserta. Almeno uno dei due impianti avrebbe dovuto essere realizzato entro l’inizio dei Giochi. Ma i lavori, secondo quanto emerso, non sono mai partiti. E tra gli impiantisti lombardi cresce la preoccupazione: se Graffer dovesse bloccarsi per effetto delle inchieste, anche Bormio rischierebbe di essere trascinata nello stesso ingorgo. Di Bormio avevamo scritto qui.
Il terzo fronte è appunto la Val Vigezzo. Qui Graffer era stata scelta per la revisione della cabinovia Prestinone-Piana. Secondo quanto ricostruito, inizialmente era stata coinvolta Leitner, poi la scelta sarebbe caduta su Graffer perché considerata più conveniente. I lavori però sarebbero iniziati e si sarebbero interrotti quasi subito. Vigezzo&Friends avrebbe rifiutato di pagare un saldo da circa 100 mila euro per un avanzamento lavori ritenuto non eseguito. Graffer e V&F sono oggi contrapposte anche in una causa civile davanti al tribunale di Brescia. Nel frattempo la revisione della telecabina è stata riaffidata a Leitner.
Fin qui, già abbastanza per parlare di una vicenda intricata. Ma l’ingresso di Ansfisa nelle indagini cambia il perimetro del caso. Perché Ansfisa non è un soggetto qualunque: è l’autorità pubblica chiamata a vigilare sulla sicurezza degli impianti. Pietro Marturano è uomo di fiducia del ministro Salvini, nei suoi social non nasconde la sua appartenenza politica. E non bisogna scordare che in una intervista comparsa l’estate scorsa sui giornali del gruppo Nem (Nord Est Multimedia), il Ministro dello Sport Andrea Abodi aveva parlato di “sostanziale duopolio” riferendosi ai giganti del settore Leitner e Doppelmayr, dicendo di “guardare alla scelta del più piccolo (Graffer, ndr) con grande favore” in quanto porta a un’apertura del mercato “nell’interesse di tutti”. Il ministro aveva definito pure “efficiente ed agile” la Graffer di Sergio Lima. Se, quindi, l’esistenza di un “sistema” dovesse essere confermata si può dedurre che questo abbia goduto del pieno appoggio delle forze politiche che sono al governo.
Per ora siamo alle ipotesi d’indagine. Gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Ma il quadro che emerge è ormai nazionale: Cortina, Bormio, Val Vigezzo, Ansfisa, Simico, Graffer, affidamenti diretti, proroghe, extracosti e autorizzazioni. Pezzi di un puzzle che si va componendo di giorno in giorno.
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