“No alle case in zona industriale”
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No al Quartiere Ponte Roma. Ad intervenire nel dibattito in merito allo sfruttamento abitativo della zona produttiva del capoluogo è intervenuta la SGBCISL, ribadendo la propria contrarietà all’ipotesi di insediamenti abitativi in zona. Secondo il sindacato la Provincia autonoma ha bisogno dell’industria e non può permettersi di indebolire la propria base produttiva. “Turismo e agricoltura sono settori importanti, ma non sufficienti a garantire da soli competitività e occupazione stabile nel lungo periodo”, si legge in una nota di SGBCISL.
“Quartiere Ponte Roma” è il progetto residenziale del gruppo Hager-Tosolini-Pichler con cui, in un’area dismessa di 6,5 ettari, si vorrebbe realizzare circa 1.000 alloggi. Recentemente il sindaco Claudio Corrarati ha frenato l’idea, mentre il vicesindaco Stephan Konder (SVP) spinge per costruirci alloggi, riprendendo una posizione che la Volkspartei aveva già sostenuto con il predecessore Walcher: costruire in zona industriale per salvare il verde agricolo. La SVP sembra intenzionata a farne un tema politico, forte del suo ruolo di partner indispensabile in Giunta, una carta già giocata anche con la precedente amministrazione di centrosinistra. Ma Corrarati prova a mediare invocando il piano urbanistico in corso e aprendo solo ad alloggi di servizio legati alle imprese della zona produttiva, non a un quartiere residenziale vero e proprio.
Insediamenti privi di adeguata viabilità, infrastrutture e qualità ambientale non risolvono il problema.
Ma il progetto si scontra con un altro problema: le Acciaierie Valbruna, con i loro 650 posti di lavoro, hanno già chiarito che abitazioni a poche centinaia di metri dagli altiforni sono incompatibili con la loro permanenza in città. “La presenza delle Acciaierie Valbruna va tutelata per garantire sviluppo della nostra provincia e quanto fonte di occupazione qualificata e stabile per centinaia di lavoratori e lavoratrici del nostro territorio. Qualsiasi trasformazione urbanistica che ne comprometta l’operatività o ne acceleri il ridimensionamento è per noi inaccettabile” affermano i segretari SGBCISL Donatella Califano e Georg Plaickner. E aggiungono “Il lavoro industriale non è una variabile secondaria nei ragionamenti sulla città ma una priorità. Sul piano normativo e ambientale, va garantita l’invarianza delle classi di destinazione acustica attualmente previste”.
Sul piano urbanistico, il fabbisogno abitativo è reale e urgente, ma non giustifica soluzioni approssimative. Insediamenti privi di adeguata viabilità, infrastrutture e qualità ambientale non risolvono il problema: lo spostano, producendo contesti residenziali scadenti e privi di servizi. La risposta va cercata nel recupero di aree già disponibili e in una pianificazione seria di nuove zone di espansione.
Per questo la SGBCISL chiede alle istituzioni provinciali di affrontare la questione con la necessaria visione d’insieme, distinguendo gli interessi di parte dall’interesse generale del territorio, a partire da quello di chi in questo territorio lavora.
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“Un atto di irresponsabilità senza precedenti”
Per Cornelia Brugger, consigliera comunale dei Verdi in Consiglio comunale di Bolzano, le recenti affermazioni del vicesindaco in favore del quartiere Ponte Roma sono “un’uscita a gamba tesa” e un “atto di irresponsabilità politica senza precedenti”. In una nota, Brugger accusa la SVP di buttare benzina sul fuoco. “Il sospetto forte è di essere di fronte all’ennesimo, malcelato tentativo di ribadire il proprio ‘fastidio’ per la presenza industriale a Bolzano”, scrive, accusando il partito di strizzare l’occhio “ai grandi costruttori privati (la cordata Hager-Tosolini-Pichler) e calpestando il destino di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie”.
“A Ponte Roma non c'è spazio per le speculazioni edilizie”.
Proprio durante le trattative con la famiglia Amenduni, continua, le affermazioni di Konder rischiano di far saltare il “delicatissimo equilibrio economico e occupazionale: pensare di infilare 1.000 alloggi a ridosso di un’industria pesante strategica nazionale, che dà lavoro a 580 persone, è pura follia”.
Brugger chiede di puntare su un piano pubblico di edilizia sociale che utilizzi le reali aree di espansione già individuate e pianificate a livello comunale e provinciale. “Il patrimonio immobiliare va gestito con una visione pubblica e sostenibile, non sacrificando i terreni produttivi ed economici della Zona,” conclude. -
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