Politica | Industria

Acciaierie, conto da 4 milioni l’anno

La Giunta autorizza la convenzione con la Valbruna: trent’anni più trenta. Il canone è di 1,74 milioni, ma sull’azienda pesa anche la manutenzione. E sui capannoni degli anni Trenta parte una procedura di tutela della Soprintendenza.
Immagine: Seehauserfoto

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Via libera alla stipula della convenzione per la concessione d’uso delle aree delle Acciaierie di Bolzano. Durata trent’anni, prorogabili di altri trenta salvo gravi inadempimenti. La proprietà resta pubblica, la produzione resta alla famiglia Amenduni, che gestisce lo stabilimento di via Volta dal 1995. È il penultimo passaggio: la avverrà nelle prossime settimane sicuramente dopo il tavolo che il Mimit di Adolfo Urso ha convocato per il primo del mese.

Il canone fissato dalla Provincia è di 1,74 milioni di euro l’anno, soggetto a rivalutazione annuale sull’inflazione. Ma il costo per l’azienda non finisce lì. La bozza d’accordo prevede circa 2,4 milioni l’anno di manutenzione ordinaria e straordinaria, interamente a carico del concessionario. Sommate le due voci, la spesa media supera i quattro milioni l’anno. La cifra sulla manutenzione, precisa la Provincia, è una stima forfettaria e non un obbligo di spesa rigido: il complesso comprende una trentina di immobili, per una media indicativa di 85mila euro a fabbricato, con la possibilità di modulare gli importi anno per anno secondo i cicli produttivi.

È qui il nodo dell’operazione. Addossare tutta la manutenzione straordinaria al concessionario ha permesso alla Provincia di tenere relativamente basso il canone. “Questa formula è stata utilizzata per garantire che le manutenzioni straordinarie siano fatte in modo regolare a seconda delle esigenze dell’azienda”, spiega l’assessore al Patrimonio Christian Bianchi

Nella convenzione sono fissate altre condizioni. Prosecuzione della produzione siderurgica e mantenimento dei livelli occupazionali, pena la revoca. Una capacità produttiva media di 300mila tonnellate l’anno. La produzione di acciai inossidabili e superleghe, lavorati anche con cicli non convenzionali. Sono i vincoli che reggono l’intera impalcatura: lo stabilimento è stato riconosciuto dal governo strategico per la sicurezza nazionale, con materiali destinati a difesa e armamenti, aerospazio, energia, navale, farmaceutico, automotive. È la stessa rilevanza — Golden Power — su cui a fine maggio l’Avvocatura dello Stato ha riconosciuto, a determinate condizioni, la percorribilità della trattativa diretta, dopo che la gara pubblica era andata deserta.

C’è poi un fronte nuovo. La Soprintendenza ha avviato la procedura di accertamento dell’interesse storico-artistico su parti dello stabilimento: i due compendi di via Volta e via Torricelli — “Sede” ed “Erre” — costruiti tra il 1936 e il 1938 in stile razionalista. L’obiettivo non è vincolare l’intera produzione, ma proteggere gli elementi architettonici più rilevanti, facciate, finestre, pavimenti, arredi d’epoca, probabilmente individuando un singolo edificio come testimonianza di archeologia industriale.

Si attende il parere dei sindacati. A luglio, davanti a Palais Widmann, Fim, Fiom e Uilm chiedevano “un pezzo di carta su cui confrontarci” e lamentavano che da febbraio nessuno li aveva convocati ufficialmente. Ora il documento c’è. E torna la parola su cui a luglio Riccardo Conte, della Fim, aveva messo il dito: “Non è una vertenza di mancanza di lavoro, è una questione di terreni che fanno gola a tanti”. (fg)