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Giovannetti is the new Lampis

L’ex viceprefetto e già consigliere comunale della lista Zanin, “figlio acquisito” di Alessandro Urzì, è il nuovo direttore del Dipartimento Cultura italiana e Sviluppo economico. La storia del successore di Antonio Lampis.
Immagine: Gabriele Giovannetti/Facebook

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Fumata bianca dalla Giunta provinciale. Il nuovo Direttore del Dipartimento Cultura italiana e Sviluppo economico chiamato a raccogliere l’eredità di Antonio Lampis sarà l’avvocato bolzanino classe 1991 Gabriele Giovannetti Melchiorri, già consigliere comunale del centrodestra a Bolzano ed ex viceprefetto aggiunto a Brescia. L’assessore provinciale a scuola e cultura italiana Marco Galateo aveva individuato in Giovannetti il proprio direttore di dipartimento fin dall’avvio della legislatura, puntando sulla “chiamata dall’esterno” prevista dalla nuova legge sui dirigenti provinciali. Ed è (anche) in quest’ottica che andrebbero lette le dimissioni di due anni fa dal Consiglio comunale di Giovannetti, eletto nella scorsa legislatura con la lista civica di centrodestra di Roberto Zanin. Dimissioni rassegnate nei tempi utili a rimuovere l’incompatibilità di legge tra mandato politico e incarico dirigenziale in Provincia.

Figlio d'arte

L’incarico decorrerà dal 7 settembre e avrà durata fino al termine dell’attuale legislatura, il 15 gennaio 2029. Giovannetti Melchiorri subentra a Vincenzo Gullotta, che aveva assunto il 1° maggio la direzione ad interim del Dipartimento Istruzione e Cultura italiana e Sviluppo economico e della Ripartizione Cultura Italiana sostituendo Lampis, che aveva raggiunto la pensione. “Con questa nomina rafforziamo la struttura del Dipartimento e poniamo le condizioni per dare continuità e ulteriore impulso al lavoro che stiamo portando avanti”, sottolinea il vicepresidente della Provincia e assessore alla cultura ed economia Marco Galateo (Fratelli d’Italia). “Gabriele Giovannetti Melchiorri porta con sé solide competenze manageriali, capacità di programmazione e una visione orientata ai risultati. Cultura e sviluppo economico sono due ambiti strategici che possono e devono dialogare sempre di più: innovazione, creatività, attrattività del territorio e sostegno al tessuto economico rappresentano parti di una stessa visione di crescita. Sono certo che saprà interpretare questo incarico con competenza, responsabilità e capacità di fare squadra”, ha sottolineato Galateo.

Il deputato Alessandro Urzì e l’assessore Marco Galateo: padrini politici di Giovannetti. Seehauserfoto

La madre Susanna Melchiorri fu consigliera comunale dei Democratici di Sinistra e ha sposato in seconde nozze il deputato e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, storico esponente della destra. È stato lo stesso Urzì a raccontare il rapporto con il figlio di sua moglie – e di come il neo dirigente abbia fatto irruzione nella sua vita quando aveva appena sette anni. “Siamo cresciuti assieme”, scriveva nel 2023 il deputato meloniano. A sua volta prefetto era Mario Urzì, padre di Alessandro e nonno acquisito di Giovannetti: fu il Commissario del Governo di Bolzano che guidò la macchina dei soccorsi durante la tragedia di Stava, nel luglio 1985, attuando la cornice d’intervento della neonata protezione civile ideata da Zamberletti. All’epoca Antonio Lampis, ovvero l’uomo di cui Giovannetti raccoglie oggi l’eredità, era segretario di gabinetto proprio del prefetto Urzì al Commissariato del Governo dell’Alto Adige.

Il liberista securitario

Nel 2015 Giovannetti fu eletto per la prima volta in Consiglio comunale con la lista di centrodestra “Alto Adige nel cuore” fondata e guidata da Alessandro Urzì. Nel 2020 si ricandidò da capolista di “Oltre”, la creatura civica di Roberto Zanin. Quando nel marzo 2022 “Oltre” si trasformò nella Civica per Bolzano, fu Giovannetti da capogruppo in Consiglio a essere indicato come motore operativo del progetto politico in vista delle comunali. In un’intervista a SALTO rivendicava l’ambizione del ballottaggio come traguardo storico, liquidando i partiti nazionali come “distratti”. Nel 2025, senza più Giovannetti, la lista Zanin si trasformò nella Civica a sostegno della candidatura a primo cittadino di Claudio Corrarati, poi eletto primo sindaco espressione del centrodestra nel capoluogo altoatesino.

Un incontro dell’Istituto Friedman: Gabriele Giovannetti (terzo da sx) con Alessandro Bertoldi (quinto) e i deputati di FdI Alessia Ambrosi (quarta) e Alessandro Urzì (secondo). Facebook

Il lascito più significativo di Giovannetti a Bolzano è sulla sicurezza, un suo pallino sin dalla prima elezione in Comune: nella consiliatura 2020-2025 aiutò la maggioranza del sindaco Renzo Caramaschi nella riforma del Regolamento di polizia urbana che inasprì ed estese le misure securitarie, a partire dal Daspo urbano. Ironia della sorte, la prima dei non eletti della lista Zanin – destinata a subentrargli – era Francesca Fiori, allora presidente del quartiere Don Bosco, che fu a sua volta colpita da un Daspo per un litigio allo stadio Druso. Fuori dall’aula, Giovannetti ha coltivato un profilo da “intellettuale” liberale. Al momento delle dimissioni era segretario dell'Istituto Friedman, una sorta di think tank liberista guidato dall’ex forzista e ora lobbista Alessandro Bertoldi, sostenitore di Israele e vicino alla destra internazionale – Javier Milei in testa. Giovannetti ha firmato come curatore il volume “La parola a Friedman, edito da Mimesis.

Da prefetto a dirigente

Come detto, nel febbraio 2024 Giovannetti rassegnò le dimissioni dal Consiglio comunale di Bolzano dopo aver vinto il concorso per la carriera prefettizia, chiudendo 14 anni “al servizio delle istituzioni”, prima come consigliere di quartiere e poi come consigliere comunale. Nel 2025, Giovannetti Melchiorri presterà poi giuramento di fedeltà alla Repubblica insieme agli altri due viceprefetti aggiunti entrati in servizio alla Prefettura di Brescia nell’aprile precedente. Alla Prefettura diresse l’Area III, quella del sistema sanzionatorio amministrativo, del contenzioso e della rappresentanza in giudizio, oltre all’Area II dedicata agli enti locali e alle consultazioni elettorali. Dopo le dimissioni di sette consiglieri comunali nel comune di Mura, il prefetto di Brescia Andrea Polichetti affidò la gestione temporanea del Comune a Giovannetti, nominandolo commissario prefettizio con il compito di garantire la continuità amministrativa.

La nuova legge provinciale che ha trasformato i direttori di dipartimento nei più alti funzionari dell’amministrazione provinciale, sovra-ordinati ai direttori di ripartizione, fissa per le chiamate dall’esterno un’asticella precisa: una qualificazione professionale “particolare e comprovata”, non reperibile tra il personale già in servizio, da motivare espressamente. Un requisito su cui attorno al nome del giovane avvocato circolavano dubbi anche all’interno dell’amministrazione stessa.

L’ex dirigente Antonio Lampis: ha raggiunto la pensione dopo 29 anni di servizio nell'amministrazione provinciale.

Per regolare la successione di Lampis, a marzo scorso è uscito un primo interpello (andato a vuoto) riservato agli iscritti all’elenco provinciale dei dirigenti (Giovannetti, non figurando nell’elenco, non poteva comunque partecipare). Ad aprile, alla prima chiamata esterna, si presentarono il dirigente del Comune di Bolzano Carlo Alberto Librera e la direttrice dell’Agenzia delle Dogane Sabina Galletti. Giovannetti si ritirò quando i nomi furono rivelati dal quotidiano Alto Adige e Galateo revocò il bando. A luglio la terza (e ultima) pubblicazione, per poi arrivare alla nomina di oggi, su proposta dell’assessora provinciale al personale Magdalena Amhof.