Musica | Concorso Busoni

Il ritorno di Yifan Wu

Ritorno a Bolzano per Yifan Wu, vincitore del Concorso Busoni 2025: tra recital illuminanti, improvvisazioni e il convegno “The Artist of the Future”.
Applausi per il pianista cinese vincitore del Busoni 2025 : Immagine: Lucia Rose Buffa

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 È il vincitore che nelle ultime edizioni del Busoni ha probabilmente più fatto discutere: il pianista cinese Yifan Wu, ventun anni, lo scorso anno sconcertò il pubblico con una Finale solistica che accanto all’originalità delle esecuzioni scardinava la ritualità della performance con improvvisazioni estemporanee e in Finalissima si impose con un Beethoven vivo e vivacissimo, a dispetto di qualche imperfezione. Trovò una Giuria in sintonia con la sua creatività e a distanza di un anno è tornato a Bolzano: prima la mini tournée con l’orchestra Haydn, con cui ha suonato in giro per la regione il Secondo Concerto per pianoforte di Shostakovich, poi il recital in Auditorium a Bolzano, ospite del Busoni Festival. 

 Peter Paul Kainrath probabilmente non aspettava altro.

La direzione artistica del Busoni in quest’anno non è rimasto a guardare, anzi ha fatto tesoro della ventata di originalità portata da Yifan Wu e ha colto al balzo l’occasione. Peter Paul Kainrath probabilmente non aspettava altro: con la sua voglia di essere innovativo e fare del Busoni non un semplice concorso ma un catalizzatore e promotore di novità (anni fa in un’intervista mi disse che il Busoni era “un sismografo del mondo pianistico”) ha pensato bene che non era il caso di contare sul poco prevedibile favore della giuria (Yifan Wu è stato premiato, ma altri pianisti altrettanto anticonformisti in passato sono stati esclusi dalle fasi finali) e ha fatto cambiare il regolamento per mettere nero su bianco la possibilità di inserire improvvisazioni nelle proprie esecuzioni. Vedremo l’anno prossimo se questo nuovo approccio avrà la meglio sulla tendenza a quel pianismo “neutro” e impeccabile che molti giovani (e i loro maestri) considerano la strada migliore verso il successo.

L’ingresso dell’Auditorium di Bolzano durante il Busoni Festival: Lucia Rose Buffa

Intanto Yifan Wu, come a completare un cerchio durato dodici mesi e una trentina di concerti, è tornato a Bolzano: all’Auditorium ha suonato a lungo (compresi tre bis che hanno costituito una terza parte di concerto), alternando pagine dal sapore molto diverso tra loro, in un affresco musicalmente stimolante. Un Preludio e Fuga di Mendelssohn (preceduto dalla consueta improvvisazione) apriva la serata con misura e ordine, e il successivo avvio della schumanniana Kreisleriana era nel segno di uno slancio più estroso: l’esecuzione era tuttavia dominata da una dimensione più introspettiva, in cui Yifan Wu privilegiava le mezze tinte, e tra i repentini cambi di umore che percorrono la partitura, spiccavano alcuni momenti di oscurità quasi disperata. 

 Quindi gran lavoro sull’attacco del tasto, con suoni ben affondati, anche rotondi pur nelle veloci sgranature.

Maggiore libertà e creatività nella seconda parte del concerto, con uno Scarlatti dal suono luminoso, tra il giocoso e il sognante. La Sonata di Soler, autore ben poco eseguito dai pianisti, continuava questa esplorazione di sonorità ispirate al clavicembalo ma vestite di pianoforte: quindi gran lavoro sull’attacco del tasto, con suoni ben affondati, anche rotondi pur nelle veloci sgranature. Tutt’altra atmosfera con Für Aline di Alvo Pärt: pagina statica e rarefatta, delicatissima e algida, per contrasto portava, attraverso un’improvvisazione, all’amorevole tema da Dichterliebe di Schumann, trascritto per pianoforte dallo stesso Wu, e infine alla travolgente Sonata n. 1 di Schumann. Qua si ritrovava l’energia e l’anticonformismo che avevano tanto colpito il pubblico un anno fa, in un’esecuzione impetuosa, originale negli stacchi di tempo e nella pedalizzazione, che scavava nelle pieghe più dolorose della partitura. 

Il pianista Yifan Wu durante il suo recital al Busoni Festival: Lucia Rose Buffa

 Per i bis Wu non si è fatto troppo pregare: sfoderato un tablet, ha eseguito il primo movimento della Sonata K 330 di Mozart, lettura certo non da puristi ma brillante, coloratissima, sorprendentemente espressiva. Si è poi seduto di nuovo al pianoforte, annunciando il primo tempo della Sonata in Sol maggiore, e specificando che sarebbe durato 20 minuti – è seguito poi il secondo movimento, e qualcuno si è defilato velocemente, temendo che sarebbero arrivati anche gli ultimi due. 

Yifan Wu è a Bolzano anche in questi giorni, protagonista di alcuni momenti del convegno “The Artist of the Future”: ha parlato questa mattina sul tema “Winning a Competition: What Does it Mean?”, con Josu de Solaun (che sedeva in Giuria lo scorso anno) e il giornalista musicale Andrea Penna. Domani alle 9.30 (Palazzo Mercantile) parteciperà alla chiusura del convegno confrontandosi con Martin Cullingford, caporedattore di Gramophone, i pianisti Nikolas Meeuwsen e Josu de Solaun, la giornalista Serena Bortone ed il Direttore Artistico Peter Paul Kainrath.