Cronaca | L'inchiesta

Benko, 14 milioni in lingotti d'oro

In Liechtenstein gli inquirenti hanno trovato una parte del patrimonio nascosto nella Ingbe Stiftung. C'erano anche 2 milioni in contanti nella fondazione dell'ex tycoon.
Goldbarren
Foto: Pixabay
  • Nelle casse della galassia Benko il denaro torna a farsi materia. Materia preziosa. In Liechtenstein, nei meandri amministrativi e contabili della Ingbe Stiftung, sono stati trovati lingotti d’oro per circa 14 milioni di euro, insieme a oltre due milioni tra dollari e franchi svizzeri in contanti, custoditi in due cassette di sicurezza. 

    Un ritrovamento che, alla luce dei documenti già analizzati nei mesi scorsi, appare in parte “annunciato”: l’oro compariva come strumento di accumulo e trasformazione del valore nelle fondazioni liechtensteinesi.

     Come abbiamo visto un paio di mesi fa, dagli statuti della INGBE Stiftung consultati da SALTO, risulta che nel Beirat – l’organo di controllo e co-decisione sulle modifiche statutarie – sedesse, almeno fino al 2023, il commercialista immobiliarista Heinz Peter Hager. Il suo nome compare nelle versioni degli Statuten già nel 2014 e viene ribadito nella versione modificata nel dicembre 2022. Oltre quella data non si hanno notizie, e lo stesso Hager, contattato due mesi fa tramite il suo avvocato, ha deciso di non rispondere. 

    I lingotti trovati — migliaia di pezzi in tagli da 10, 50 e 100 grammi, per un valore complessivo di circa 14 milioni di euro — non sono l’unica sorpresa emersa dalle cassette dell’Ingbe. Accanto ai metalli preziosi c’erano anche un milione di dollari e un milione di franchi svizzeri in contanti. Somme che, da sole, direbbero poco. Ma nel contesto di una fondazione che tra il 2017 e il 2023 avrebbe assorbito circa 100 milioni di euro da società del gruppo Signa — in parte come dividendi, in parte attraverso acquisti azionari — acquisiscono un peso specifico diverso. Il curatore fallimentare Andreas Grabenweger ha informato sia il tribunale fallimentare sia i tutori dei creditori.

    Già all’inizio di dicembre 2025, Grabenweger aveva presentato in Liechtenstein una causa di 93 pagine, redatta assieme a una Kanzlei del Principato, con un obiettivo preciso: rendere accessibile ai creditori del gruppo Signa il patrimonio della fondazione Ingbe, che includerebbe “Villen am Gardasee” ma anche contanti e lingotti d’oro. Il Tribunale del Principato, stando alle informazioni circolate allora, avrebbe emesso una misura cautelare che limita temporaneamente la capacità operativa degli organi della fondazione e congela beni per circa 50 milioni di euro. Con l’apertura delle cassette, quella misura cautelare trova ora una sua concretezza documentale.

     

    Chi sono i “beneficiari”?

     

    La domanda che il ritrovamento rimette al centro non è quanto vale l’oro, ma chi sono i “beneficiari”?  L’Ingbe Stiftung è stata fondata nel 2014 da Ingeborg Benko, madre del tycoon, e dallo stesso René Benko. Stifterin principale e prima beneficiaria è Ingeborg. 

    Dal settembre 2023, risulta beneficiaria anche la moglie Nathalie Benko, inserita in un Beistatut — un atto aggiuntivo non pubblico — di cui le ricerche congiunte di News e Krone avevano ottenuto copia. 

    Ufficialmente, René Benko non è beneficiario. Di fatto, come scrivono i giornali austriaci da mesi, gli inquirenti dell’Ufficio per la lotta alle frodi stanno cercando di stabilire se la fondazione fosse “faktisch unter der Kontrolle ihres Stifters René Benko” — di fatto sotto il controllo del suo fondatore. Se questa impostazione si affermasse in tribunale, il patrimonio dell’Ingbe potrebbe essere direttamente attribuito a Benko e quindi aggredito dai creditori. Per lui vale come per tutti, è necessario ribadirlo, la presunzione di innocenza.