Cronaca | Incidente

Morta in bici una donna a Bolzano

Anila Kurcani, di 46 anni, è stata travolta da un camion in transito in via Vittorio Veneto. I soccorsi tempestivi si sono rivelati inutili. Ramoser: “Aumenteremo i divieti ai mezzi pesanti”. Bertolotto (Presidente Fiab): “La rete ciclabile cittadina è debole”
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Foto: Privat
  • Anila Kurçani, di 46 anni, è morta stamattina in via Vittorio Veneto a Bolzano dopo essere stata travolta da un camion in transito mentre guidava la bicicletta. La vittima, di origini albanesi e residente a Bolzano,  è deceduta poco dopo lo scontro, nonostante il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco e della Croce bianca. La donna lavorava come aiuto cuoca, lascia una figlia. La Polizia municipale sta facendo accertamenti tecnici sulla dinamica dell’incidente, ancora non chiara, per poi passare gli atti alla Procura di Bolzano. In particolare, deve essere ancora chiarito se nel punto in cui è iniziato l’incidente sia o meno presente la pista ciclabile, che si interrompe in un tratto della strada non troppo distante. Dopo tre ore di stop, attorno alle 11:15 è ripresa la normale circolazione nella zona. 

  • I precedenti incidenti mortali in città

    Nel capoluogo sono diversi gli scontri mortali che hanno avuto come vittime le persone che si spostano in bici. Nel giugno 2025 un pensionato di 87 anni morì dopo lo scontro in viale Druso con un’auto dei Carabinieri. Nel novembre 2022 Margherita Giordano, insegnante di 34 anni, rimase uccisa in piazza Mazzini: una betoniera che stava svoltando in Corso Libertà la travolse. Nel 2018 una 40enne fu travolta e uccisa da un camion in piazza Vittoria ed un ex ferroviere 85enne morì per le ferite riportate in uno scontro con una moto in via Einstein.

  • “Vogliamo aumentare i divieti di transito per i mezzi pesanti”

    Neli incidenti mortali in città sono molto spesso coinvolti mezzi pesanti. “Abbiamo fissato un incontro martedì prossimo con le associazioni di categoria per ampliare i divieti ai mezzi pesanti in alcune zone della città”, commenta l’assessora alla mobilità del Comune di Bolzano Johanna Ramoser. La precedente consigliatura aveva già approvato alcuni divieti di transito per i grossi articolati in determinate fasce orarie su Via Fago, Via San Maurizio, Via Resia, Via Weggenstein. L’idea, spiega Ramoser, è di ampliare la lista di zone off limits per i mezzi pesanti, soprattutto negli orari di entrata ed uscita dal lavoro. 

  • L'assessora alla mobilità Johanna Ramoser. Foto: SALTO
  • Ramoser ha recentemente portato in Giunta il primo “pacchetto di sicurezza”, un piano per mettere in sicurezza via Cadorna, Corso Libertà, Corso Italia, Via Roma. “Inseriremo dei lampeggianti a ridosso degli attraversamenti pedonali. Anche in Piazza Mazzini, che al momento è una zona molto pericolosa, interverremo venendo incontro ai ciclisti con alcuni interventi già nel mese di maggio”. Recentemente sono state inserite delle chicane (una variante o una serie di curve strette e ravvicinate, solitamente a S, inserite in un rettilineo per rallentare i veicoli) nella zona di Ponte Resia e l’amministrazione comunale punta ad introdurle anche su Piazza Verdi e via Rovigo. Sulla possibilità di rendere Bolzano una “città 30”, ossia di prevedere un limite massimo di 30 chilometri orari in tutta l’area urbana, Ramoser di dice possibilista: “Dobbiamo studiare bene la rete della città, ma non lo escludo”. 

    La soluzione al problema potrebbe essere risolta dalla galleria di Monte Tondo, che devierebbe gran parte del traffico di mezzi provenienti da Sarentino. “Siamo in attesa che la Provincia porti avanti il progetto e gli studi sul possibile tunnel sotto il Talvera o quello del Guncina, ma per il momento dobbiamo arrangiarci. Stiamo studiando assieme all’ufficio mobilità la casistica degli incidenti e sappiamo che dobbiamo intervenire su molte zone”, conclude l’assessora. 

  • “Ci sono ancora mancanze nella rete ciclabile di Bolzano”

    “Incidenti come questo evidenziano ancora una volta le mancanze nella rete ciclabile di Bolzano, che, per quanto all’avanguardia rispetto ad altre realtà italiane, ha molti punti critici e pericolosi in cui gli incidenti mortali sono ancora una realtà”, commenta Lorenzo Bertolotto, presidente di FIAB Alto Adige (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta). 

    Secondo Bertolotto, la rete ciclabile è intermittente, ci sono punti critici e incroci poco o non risolti; inoltre la progettazione della viabilità è pensata dando priorità sempre al traffico motorizzato, senza tener conto della realtà delle biciclette. “I punti più rischiosi sono quelli in cui un alto flusso di bici si incontra con un traffico veicolare intenso e l’incrocio tra i due non è risolto. Per dare esempi: via Vittorio Veneto, dove è avvenuto l’incidente di oggi, dove la ciclabile termina senza risoluzione. Via Fago, dove 3 istituti scolastici attirano molti studenti in bici, ma manca una qualsiasi misura per la mobilità ciclistica, Viale Druso, tra Corso Italia e il ponte. E Via Palermo, una delle poche direttrici verso la zona industriale, ma completamente sprovvista di una valida alternativa per le bici. Esistono poi tanti punti pericolosi, come via Piani di Bolzano, dove  però il pericolo è talmente alto che le persone preferiscono o scegliere altri percorsi, oppure usare l’auto”. C'è poi la questione dei mezzi pesanti in città, che circolano su strade anche molto strette: “Basti pensare alla parte finale di via Vittorio Veneto, poco prima dell’ingresso su Piazza Gries, che ha un profilo stradale di meno di 5 metri”. 

    “Al di là di questo evento luttuoso, per il quale esprimiamo condoglianze alla famiglia, come FIAB Alto Adige cercheremo di impegnarci per fare in modo che tragedie come questa diventino cronaca del passato. Bolzano è una città in cui il 20% delle persone usano la bici tutti i giorni e l’infrastruttura che abbiamo non è all’altezza. Più aumenteranno i ciclisti, più rischiamo di avere problemi seri e sappiamo che sulla strada a pagare gli errori è sempre l’utente più debole”, conclude Bertolotto.