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Foto: SALTO
Politica | Brennerblockade

(Solo) questa protesta non s'ha da fare!

Protestare non serve a nulla, dicono politici e imprenditori. Ma cosa devono fare i cittadini inascoltati? L'opinione di chi, con la protesta, qualcosa ha ottenuto.
  • Dal momento dell’annuncio della protesta con il blocco del traffico a Nord del Brennero la reazione immediata dei politici che governano in Sudtirolo è stata più o meno la stessa, ovvero: mostrare comprensione con i motivi della protesta (traffico, rumore, inquinamento), aggiungendo però immediatamente un “ma la protesta non porta nulla/non serve/fa danni”, e ripetendo quindi promesse di fare cose che si devono fare da 30 anni e che, magicamente, ora arriveranno. Suvvia, un po' di pazienza! Da ultima, la sorpresa di giovedì: Bayern, Südtirol e Trentino annunciano uno studio di fattibilità su un pedaggio variabile per i TIR nelle ore di punta o nei giorni ad alto traffico; peccato che il Tirolo, partner strategico naturale, non fosse al tavolo. C’era l’assessore alla mobilità Daniel Alfreider che poche ore prima aveva assicurato a SALTO comprensione “assoluta” per i manifestanti ma che, ça va sans dire,  “una protesta da sola non risolve il problema”. Per il Landeshauptmann Arno Kompatscher i manifestanti rischiano un grandioso autogol, anche se, ovviamente!, può capire le loro motivazioni.  

    Il traffico, il rumore, l’inquinamento che affliggono chi abita lungo l’asse del Brennero (e non solo) sembrano meritare sì la comprensione della SVP e degli altri partiti di giunta (cui si sono aggiunte in coro le voci dell’economia, dal turismo all’industria), ma non lo sdegno: quello è riservato per chi organizza, e annuncia con grande anticipo, una manifestazione a tutela della propria salute e del bene pubblico che è la qualità dell’aria. A22 bloccata ormai quotidianamente a causa del traffico: tutto normale. Un giorno di blocco contro il traffico: la fine del mondo. Perché la protesta non serve a nulla!  Ma lo scopo di una protesta è quello di “risolvere un problema”?

  • “Protest bringt's doch!”

    Lo abbiamo chiesto a una persona che ha passato gli ultimi nove mesi a organizzare azioni di protesta - organizzandosi dalla Val Venosta in tutto il Land, convincendo colleghe e colleghi, calmando genitori ansiosi e presidi sfiniti, incontrando giornalisti, comunicando sui social media. 

    “La protesta naturalmente non risolve i problemi!”, dice l’inssegnante Andrea Perger, una delle organizzatrici della Protest-Initiativgruppe Qualitätsmarke Bildung Südtirol che, insieme ad altri gruppi ha avviato la grande azione di protesta nelle scuole sudtirolesi, bloccando ogni attività extrascolastica per tutto l’anno. “Non è nemmeno questo il suo compito. La protesta deve rendere visibile ciò su cui si segnala da tempo senza che nulla si muova. Deve creare attenzione, innescare discussioni, generare pressione. Un grido d’aiuto, insomma.”

     

    “Zuhören wäre sinnvoller als bloßes Abwehren. Oder anders gesagt: Teil der Lösung sein, statt Teil des Problems. Herr Alfreider, Proteste können sehr wirksam sein!” 

     

    La protesta è stata avviata dopo che erano stati fatti molti altri tentativi di ottenere qualcosa. “Abbiamo protestato dopo che l’inflazione ci ha eroso gli stipendi per anni. Dopo colloqui, lettere, richieste, lettere ai giornali e scioperi, alla fine non restava altro che la protesta pubblica. Non perché volessimo il caos, ma perché tutto il resto era rimasto senza effetto.”

    La protesta stessa, continua Perger, non ha risolto i problemi ma “ha creato visibilità pubblica perché all’improvviso se ne è discusso, al bar, sui media, in politica”. 

  • Le proteste possono essere molto efficaci: Si protesta anche per dare un segnale. Lo sanno bene anche Kompatscher che con altri leader SVP lo scorso 28 febbraio è scesa in piazza a Bolzano contro il l'estrema destra. Foto: SALTO/Val
  • Ed è questo l’aspetto fondamentale. Lo sanno bene anche Alfreider, Kompatscher e tutta la SVP, o almeno quella parte che lo scorso 28 febbraio è scesa in piazza a Bolzano. Quella protesta non ha ‘risolto’ il problema della remigrazione o della destra estrema, ma ha creato visibilità e ha generato pressione. Ha lanciato un grido d’allarme, insomma. Come direbbe Andrea Perger.