Il modello "irrisolto" di Bolzano
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Abbonati ora a S+Il 19 giugno scorso, a Siena si è tenuta la presentazione ufficiale del documento “The Siena Recommendations on Contested Histories and National Minorities”, elaborato dall'Alto Commissario per le Minoranze Nazionali dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Si tratta di un insieme di raccomandazioni rivolte agli Stati membri, su come gestire le memorie storiche controverse, soprattutto quando coinvolgono minoranze nazionali, identità collettive e relazioni tra Stati.
Il caso di Bolzano è stato richiamato due volte nel percorso che ha portato all’elaborazione delle Raccomandazioni di Siena: dapprima come caso di studio durante il seminario preparatorio del 2024, poi come esempio di buona pratica nella presentazione ufficiale del documento. In entrambe le occasioni ho avuto modo di illustrarne l’esperienza.
Da molti anni non si ritrova più il tema dei monumenti fascisti come un leitmotiv costante del dibattito pubblico e politico.
È un riconoscimento significativo, che arriva dopo che recentemente alcune voci locali, per la verità piuttosto isolate, hanno sostenuto che il Monumento alla Vittoria continuerebbe a rappresentare un problema non risolto per la città di Bolzano. Prima dell’intervento, il monumento era stato oggetto di preoccupanti manifestazioni e contromanifestazioni, dagli Schützen a Casa Pound, che avevano alzato non poco la tensione in città. Da molti anni, ciò non avviene più, così come non si ritrova più il tema dei monumenti fascisti come un leitmotiv costante del dibattito pubblico e politico. L’intervento di storicizzazione ha certamente contribuito in modo significativo a questo mutamento. Si può sempre fare di più e meglio e forse la lettura delle nuove Raccomandazioni OSCE può fornire spunti di riflessione per ulteriori interventi.
Cosa dice il documento
Ma cosa dice il documento in questione? Affronta diversi temi, ma in sostanza raccomanda le società democratiche di gestire con prudenza ed equilibrio le memorie storiche, riconoscendo le diversità delle esperienze e delle valutazioni, evitando di imporre una lettura unica del passato, creando invece spazi in cui memorie diverse possano essere riconosciute, discusse e negoziate in modo inclusivo e rispettoso. Questo soprattutto laddove vivono differenti comunità per lingua, cultura, religione, nazionalità. L’obiettivo deve essere quello di gestire i disaccordi storici senza trasformarli in conflitti politici, etnici o internazionali, facendo della pluralità delle memorie una risorsa per la convivenza democratica.
Ciò ha delle ricadute in diversi ambiti, tra cui l’insegnamento della storia a scuola, i monumenti controversi, i musei storici, l’odonomastica. Riguardo ai monumenti, l’indicazione è di considerarne la rimozione solo come ultima opzione. Qualora esista una controversia, si invitano le autorità a intervenire allo scopo di calmare le tensioni, avviando consultazioni pubbliche e ascoltando tutte le parti coinvolte. Da preferire sarebbero interventi di contestualizzazione, con pannelli esplicativi, di risignificazione, attraverso interventi museali e/o artistici, come potrebbe essere la realizzazione di un contro-monumento in grado di trasmettere un messaggio alternativo.
Non è un caso che proprio l’esperienza bolzanina sia stata richiamata a Siena. Le Raccomandazioni individuano infatti nella contestualizzazione, nella risignificazione e nell’intervento artistico alcune delle principali alternative alla semplice conservazione o rimozione dei monumenti controversi: esattamente la strada seguita a Bolzano. Ne sono esempi il percorso espositivo nei sotterranei del Monumento alla Vittoria, l’anello sulla colonna, le “controcitazioni” di Hannah Arendt, Bertolt Brecht e Thomas Paine che nella cripta inneggiano al pensiero critico, alla disubbidienza civile, alla democrazia, contrapponendosi alle grandi iscrizioni latine che evocano i temi dell’eroismo e del sacrifico per la patria. Lo stesso vale per la citazione, ancora di Hannah Arendt, “Nessuno ha il diritto di obbedire”, che si sovrappone al mussoliniano “credere obbedire combattere”.
E adesso?
Detto questo, a dodici anni di distanza dall’intervento al monumento piacentiniano e alla luce di quanto suggerito dal documento dell’OSCE, credo sia utile qualche riflessione. Le Raccomandazioni invitano a risolvere le tensioni attorno ai monumenti controversi partendo da un ampio coinvolgimento della cittadinanza, trovando le formule più adatte per sentire le diverse posizioni, dar modo a tutte le parti coinvolte di esprimere le proprie opinioni. Le soluzioni concrete dovrebbero basarsi su questo processo partecipativo, dal basso. A Bolzano tutto ciò non è avvenuto, il processo decisionale è stato fortemente verticistico, sulla base di un accordo istituzionale tra Stato, Provincia e Comune che ha delegato un’apposita commissione di esperti a trovare una soluzione concreta.
A Bolzano il processo decisionale è stato fortemente verticistico, sulla base di un accordo istituzionale che ha delegato un’apposita commissione di esperti.
Ritengo ancora oggi che quella scelta abbia prodotto un buon risultato, ma ciò non toglie che inevitabilmente da qualcuno sia stato visto come qualcosa di imposto, di non concordato, di sordo verso le opinioni provenienti dalla cittadinanza. Il metodo seguito non coincide con quello oggi indicato dalle Raccomandazioni di Siena, che insistono molto di più sulla costruzione partecipata delle soluzioni. Paradossalmente, il carattere verticistico della decisione può aver creato le condizioni perché oggi sia possibile immaginare quella partecipazione pubblica che allora sarebbe stata difficilmente praticabile. È vero che su temi delicati e che si prestano a strumentalizzazioni etniche, può essere rischioso dare avvio a lunghi confronti pubblici nei quali forze organizzate e non sempre interessate alla diminuzione delle tensioni possono agire più per accrescere che per risolvere le contrapposizioni. Ciò non toglie che oggi, muovendo da ciò che abbiamo raggiunto, si potrebbe immaginare di dare avvio a una fase nuova, che porti magari a piccoli interventi che si affianchino a quello più grande già realizzato e che nascano proprio da momenti di discussione pubblica, dal coinvolgimento di diversi attori sociali, di giovani, di artisti, ecc.
Il secondo motivo di riflessione muove da un'insoddisfazione personale, ma non isolata. Il Monumento alla Vittoria non può essere soltanto un museo. Dovrebbe diventare un luogo stabile di confronto e di approfondimento, capace di far tornare più volte chi lo ha già visitato, per seguire un dibattito, la presentazione di un libro, assistere a uno spettacolo o altro ancora. Andrebbe trasformato in uno spazio pubblico permanente di confronto democratico e di riflessione su temi di rilevanza pubblica, storica e politica. Soltanto ciò lo trasformerebbe nell’esatto contrario di quello che è stato durante il fascismo. Ad oggi ciò non è avvenuto. Mi auguro che la prossima fase amministrativa, anche alla luce dei previsti cambi di responsabilità nella gestione del monumento, possa imprimere una svolta.
Il Monumento alla Vittoria non può essere soltanto un museo, trasformato in un oggetto “risolto”. Lo si trasformi in uno spazio aperto di discussione democratica.
Se il Monumento alla Vittoria riuscisse a diventare un luogo permanente di confronto pubblico, allora il processo di risignificazione non potrebbe mai dirsi definitivamente concluso. Sarebbe probabilmente questo il modo più fedele di applicare lo spirito delle Raccomandazioni di Siena: non trasformare il monumento in un oggetto “risolto”, ma in uno spazio aperto di discussione democratica.
Ich kann mich noch sehr gut…
Ich kann mich noch sehr gut an ein FOTO in der ff erinnern, bei dem „ein sehr hoher VER-TRETER der ...??? GLOR-reichen Südtiroler -M S - DYNASTIE- im SIEGES ...?-DENKMAL, vor dem “mit Tauben-Dreck-verschmierten ALTAR,„ mit erstarrter-eisener-Miene “dem GEDENK-TAG (... ich kann mich leider nicht erinnern, welchen ...?) die -g e b o t e n e ...???- E H R E- ab-geleistet hat ...?!"