Dal primo al 7 settembre 1946
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Abbonati ora a S+Se questa vicenda storico politica fosse un’opera teatrale saremmo arrivati alla scena madre. Le bottigliette con l’inchiostro sono già state riempite e tutto è pronto, o quasi per la firma dell’accordo. Il mese di agosto è vissuto su due teatri lontani i e vicini al tempo stesso. C’è Parigi dove si dipana il dialogo tra Austria e Italia per dare un contenuto all’ipotesi di inserire gli impegno italiani per la tutela dei sudtirolesi nel Trattato di pace. C’è Bolzano dove la seconda estate postbellica riflette ancora l’affanno per una ricostruzione appena iniziata e per una povertà che trova poche consolazioni.
1 settembre. Bolzano. Ancora echi della guerra. Sul Renon finisce nelle mani dei carabinieri, Walter Segna, nativo di Mezzolombardo, funzionario di spicco della polizia nazista dopo l'8 settembre del 1943. Viene consegnato alle autorità alleate.
1 settembre. Bolzano. Lettera dell’Obmann SVP Amonn al ministro inglese Bevin. Amonn definisce la situazione dei sudtirolesi insopportabile e insiste perché vengano dichiarati nulli in tutti i loro effetti gli accordi Hitler Mussolini del 1939 con la cancellazione delle opzioni di cittadinanza.
2 settembre. Sella di Valsugana. De Gasperi, rientrato per un breve periodi di riposo, affronta i taccuini dei giornalisti. Intervista con Tullio Armani direttore dell’Alto Adige e con un cronista del Dolomiten. De Gasperi difende il progetto autonomistico in fase di elaborazione ma non scende troppo nei particolari riguardo ai possibili agganci internazionali delle intese in fase di discussione con l’Austria.
2 settembre. Brunico. Tornano sui campi in terra rossa i tennisti altoatesini. La squadra di Bolzano sale in Pusteria e batte per 8 a 3 quella di Brunico. Durante la guerra molti campi, compresi quelli di Gries a Bolzano, erano stati occupati per scopi bellici. Ora si ritorna a fare sport.
2 settembre, Parigi. Ore 17. Carandini affida ad un appunto scritto gli avvenimenti della giornata:
“Appena rientrato da Roma avevo consegnato (sabato 31 agosto) al ministro Schmid la controproposta De Gasperi per l’emendamento all’art. 102. Gruber l’ha studiata attentamente e si dichiara d’accordo in linea generale, salvo alcune rettifiche che rivestono una certa importanza ma sulle quali afferma subito di essere disposto a trattare con quello spirito di buona volontà da cui dipende il reale contenuto di ogni accordo scritto.
In sostanza chiede:
l) Che si fissi il termine di un anno per la messa in pratica dell’accordo.
Gli faccio osservare che siamo quanto lui interessati ad accelerare al possibile la soluzione dei vari problemi e specialmente di quello delle ”opzioni“ dal quale dipende la possibilità di dar corso alle elezioni amministrative. Non vedo quindi difficoltà alla specificazione di un termine.
2) Chiede che le provvidenze di autonomia siano estese ai tre comuni di lingua ”ladina“ della provincia di Belluno.
Gli rispondo di no.
3) Circa la scuola chiede si aggiunga il riconoscimento dei titoli di studi medi e universitari ottenuti in Austria.
Rispondo che non ritengo vi siano gravi difficoltà al riguardo e che la cosa è quindi suscettibile di discussione.
4) Circa la equiparazione per la assunzione nei pubblici impieghi, chiede che la proporzione di impiegati italiani e tedeschi corrisponda al rapporto esistente fra le due popolazioni.
Gli rispondo che provvedimenti intesi a facilitare l’assunzione di impiegati di lingua tedesca (anche nelle ferrovie che sono un servizio generale dello Stato) sono già stati adottati e che la piena equiparazione di diritto e di opportunità sarà realizzata. Non posso pronunciarmi circa la garanzia di un preciso rapporto che ritengo intanto incontrerebbe gravi difficoltà di attuazione e che appare troppo rigidamente vincolativo. Comunque anche questo argomento può essere discusso.
5) Circa la consultazione degli elementi locali di lingua tedesca per la preparazione del progetto di autonomia, vorrebbe sostituire alla nostra dizione ” ... in accordance with provisions to be drafted in consultation with local German speaking element“, la dizione: ”in accordance with provisions to which the representatives of the region have freely agreed“.
Gli faccio osservare che trattandosi di una concessione dipendente dal libero esercizio della nostra sovranità noi non possiamo andare oltre il criterio della consultazione con gli elementi locali e che la formula da lui proposta non è accettabile perché troppo impegnativa. Mi dice che è disposto a rivedere la formula.
6) Chiede l’abolizione dell’inciso: ”even in case of an eventual enlargement of the administrative boundaries“ insistendo sui noti motivi che lo fanno avverso all’idea di una unione amministrativa delle province di Bolzano e Trento.
Gli faccio osservare che la sua preoccupazione di veder sommerse le minoranze di lingua tedesca nel vasto comprensorio della ”Regione Trentina“ corrisponde alla nostra preoccupazione di veder sommerse le minoranze di lingua italiana nel ristretto ambito della provincia di Bolzano e vicini comuni mistilingui. Conseguentemente occorre trovare una formula di compromesso la quale è felicemente realizzata nel progetto Innocenti il quale prevede la unificazione amministrativa delle due provincie in una sola regione, ma contemporaneamente prevede una duplice articolazione (in sede tanto legislativa che esecutiva) la quale garantisce alla zona di lingua tedesca tutte le tutele necessarie al suo autonomo procedere in materie interessanti particolarmente i gruppi etnici tedeschi. Il ”Comitato delle minoranze“ in sede legislativa e la differenziazione ”in due sezioni della Giunta“ in sede esecutiva, rappresentano il meccanismo di una sufficiente emancipazione degli elementi tedeschi dai vincoli della unificazione amministrativa rispondente ad altre esigenze di carattere generale. Gruber aveva visto il ”Progetto Innocenti“ ma non mi pare avesse una idea chiara del valore pratico di questo sdoppiamento in seno alla unità amministrativa delle due provincie. Ha compreso l’argomento e mi ha detto che non prendeva una definitiva posizione in materia.
Gli ho ancora fatto osservare che mi risultava di preciso che i pareri erano divisi anche in seno al Volkspartei e che la nostra formula accennava solo ad una eventualità di allargamento territoriale lasciando la porta aperta alla migliore soluzione risultante da una ulteriore considerazione del caso.
Gli ho aggiunto che se lui doveva cercare una formulazione dell’art. 10 che fosse accettabile dal suo Parlamento, noi dovevamo cercarne una accettabile per la nostra Costituente la quale non era certo preparata ad un così vasto ordine di concessioni.
Gruber ha concluso che lui voleva lasciare la questione onestamente impregiudicata.
Non chiedeva nessuna formula da cui risultasse implicita la limitazione territoriale alla provincia di Bolzano e ci pregava di fare altrettanto da parte nostra evitando allusioni dirette alla unificazione delle due provincie.
7) Circa le opzioni vorrebbe aggiunta la formula ”in order to restore the optants as much as possible the rights they lost through the 1939 agreement“.
Gli rispondo che questa formula non è per noi accettabile. Nel nostro testo abbiamo espressamente limitato il riacquisto dei diritti al fatto della cittadinanza, nel preciso proposito di respingere qualsiasi rivendicazione di altro genere e soprattutto economico. Questo gli dico perché non sorgano nella sua mente possibili equivoci circa le nostre reali intenzioni. Mi dice che si rende conto del nostro punto di vista che trova giustificato. Egli ha espressamente aggiunto le parole ”as much as possible“ per dare carattere elastico e non per noi impegnativo alla formula. Insisto sulla non modificabilità del nostro testo. Mi dice che anche su questo punto è pronto a discutere.
8) Circa le facilitazioni ferroviarie chiede che si parli di ”free traffic“.
Gli osservo che le facilitazioni previste dal progetto che abbiamo inviato a Vienna corrispondono esattamente al ”free traffic“ non esigendosi né esibizione di passaporti, né formalità di dogana, soggetto il tutto alla piombatura dei vagoni passeggeri e merci da confine a confine. Resta la questione più delicata del traffico stradale al quale non si può applicare il criterio di ”free transit“.
9) All’ultimo capoverso relativo alla presa in considerazione dei suggerimenti austriaci su tutte le questioni contenute nell’art. 10, vorrebbe che il concetto fosse integrato dalla seguente aggiunta: ”in recognition of the ethnical ties between Austria and German speaking South Tyrol“.
Gli faccio osservare che questa aggiunta darebbe a tutto l’art. 10 un carattere vincolativo direttamente risalente ad un diritto austriaco a intervenire nei fatti di cittadini italiani di lingua tedesca, che non è per noi accettabile.
A questo proposito ho voluto specificargli chiaramente, ad evitare ogni possibile equivoco, che nel nostro testo avevamo voluto distinguere nettamente due ordini.
di materie:
a) quelle di carattere internazionale (ferrovie e opzioni) sulle quali accettavamo di trattare col Governo austriaco;
b) quelle dipendenti dall’esercizio della nostra sovranità e soggette quindi a nostra libera concessione (come l’autonomia) sulle quali ci disponevamo unicamente a prendere nella migliore considerazione eventuali suggerimenti del Governo austriaco intesi a raggiungere nel reciproco interesse la migliore soluzione.
Gruber mi ha dichiarato di aver compreso perfettamente e di essere d’accordo.
Ha voluto concludere ribadendo il concetto che un pezzo di carta non ha mai garantito alcun diritto se non è accompagnato dalla effettiva buona volontà e lealtà delle parti contraenti. Sapeva che eravamo reciprocamente mossi da un eguale spirito di comprensione e di benvolere e questa era la migliore garanzia a cui si affidava.
L’ho assicurato che domani sarebbe arrivato il presidente De Gasperi e che lo avrei subito informato delle sue osservazioni. Gli avrei poi riportate le controsservazioni del nostro primo ministro. Quando, come speravo, si fosse giunti ad una intesa di massima avrei considerato esaurito il mio compito ed il presidente De Gasperi lo avrebbe incontrato per la stesura del testo definitivo e per lo scambio di lettere impegnative.”
3 settembre. Parigi. Carandini riassume i termini dell’incontro serale con De Gasperi, nella sede dell’ambasciata Italiana. Sul tavolo ancora il testo degli emendamenti da proporre all’articolo 10 del Trattato di Pace.
“Dalle 17 alle ore 20 a colloquio con De Gasperi in ambasciata per la revisione del testo di proposto emendamento all’art. 10. De Gasperi, reduce da un breve soggiorno in Trentino, è stato avvicinato da esponenti di lingua tedesca (intervista al giornale Alto Adige) e da delegazioni di italiani spaventati dalla nuova condizione che verrebbe loro fatta dal regime autonomo.
De Gasperi è sempre più contrario all’area ristretta. È inquieto per quanto si è già concesso e rivede minutamente tutto il testo del draft, respingendo in blocco tutte le modifiche richieste da Gruber 1 e rielaborando anche il testo delle nostre precedenti proposte. Bisogna dire che conosce questo problema a fondo per averlo vissuto dalle due parti. Ammiro la acutezza con cui studia le formule (in realtà cerca di svuotarle al possibile), prevede gli effetti, i pericoli e le opposizioni. Vuole anche eliminare l’ultimo capoverso in cui si era concesso che su tutto l’art. 10 il Governo italiano porgesse un orecchio ad eventuali suggerimenti che il Governo austriaco pensasse di avanzare ai fini della migliore attuazione. Come si fa a tornare indietro su quanto già è stato concesso? Incomincia per me il previsto spinaio. Comunque con De Gasperi si può sempre stare sul buon filo della ragione. Si impegna in ultimo a mettere il testo dell’ultimo capoverso in una lettera che dirigerebbe a Gruber contemporaneamente alla firma dell’accordo sul testo dell’emendamento.
Farò domani del mio meglio per persuadere gli austriaci delle difficoltà crescenti che De Gasperi incontra in politica interna, per far loro accettare il nuovo testo quale è venuto fuori in questo minuzioso sforzo di soddisfare una parte e l’altra, prevenendoli che questo è il massimo che noi possiamo fare. Temo veramente che se tardiamo ancora qualche giorno anche la formula oggi concordata laboriosamente con De Gasperi richiederà nuove revisioni restrittive.”
4 settembre Bolzano. Un articolo dell'Alto Adige che potrebbe essere stato scritto ieri: “Piazza Erbe si presenta in condizioni deplorevoli. Essa ha perso la sua tradizionale caratteristica per l’orrenda manutenzione dei banchi che sono di tutte le misure o con tendaggi di ogni sorta e colore. I proprietari dei banchi se ne infischiano del bello; a loro interessa soltanto dì vendere e guadagnare il più possibile. Assoluti padroni dello spazio, accatastano le merci davanti e dietro i banchi ostruendo perfino il passaggio e, durante la mattinata, quando l’afflusso delle massaie è intenso, si incontrano carretti di ogni foggia e misura i cui conducenti schiamazzano, fischiano con le dita in bocca per farsi strada e non fanno troppi complimenti per i garretti dei cittadini”.
4 settembre. Parigi. Carandini prepara il nuovo testo dell’emendamento italiano all’articolo 10 del trattato di pace: Ecco il testo:
Ai cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano e dei contigui comuni della provincia di Trento viene garantita una completa parità di diritti coi cittadini di lingua italiana. In conformità a provvedimenti già presi o in corso di attuazione gli stessi godranno in particolare:
a) l’insegnamento [l’istruzione] elementare e secondario nella lingua materna (limiti)
b) la parificazione linguistica negli uffici ed atti pubblici
c) idem il diritto di
d) parità di diritto nell’accesso ai pubblici uffici.
2. Alle popolazioni delle sopradette zone verrà accordato l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo: sulla struttura e sulla circoscrizione di tale ordinamento autonomo verranno consultati anche gli esponenti locali di lingua tedesca.
Entro un anno. Allo scopo di stabilire rapporti di buon vicinato fra l’Austria e l’Italia il Governo italiano, previa consultazione col Governo austriaco, s’impegna:
I. a rivedere con spirito di equità e larghezza la questione della cittadinanza nata dagli accordi Hitler-Mussolini
II. a esaminare la possibilità di accordi per il reciproco riconoscimento di titoli di studio e di diplomi universitari
III. a concludere una convenzione per il libero passaggio ...
IV. e facilitazioni per gli scambi commerciali.
E Carandini annota:
“Ieri sera ho preparato il nuovo testo dell’emendamento all’art. 10. Stamattina se ne è fatta la traduzione in inglese pesando parola per parola.
Circa le facilitazioni ferroviarie mi consulto con Di Nola il quale suggerisce una formula che mi pare buona. La inserisco. Faccio vedere il tutto ancora a De Gasperi (che è più che mai preoccupato dell’avviamento delle cose in Italia dopo le dimissioni di Corbino e certi accenni, che mi confida, ad una offensiva contro di lui considerato come compromesso dallo scacco di Parigi e troppo affaticato. Lo zampino è sempre lo stesso).
De Gasperi mi dà il benestare definitivo al testo.
Alle 14,30 sono alla legazione austriaca. Spiego ampiamente a Schmid le ragioni del nuovo testo. Lo ripassiamo parola per parola”.
4 settembre. Parigi Ore 19. Carandini riassume l’esito degli incontri pomeridiani presso la legazione austriaca:
“Gruber ha visto il testo modificato che ho rilasciato oggi alle 14,30 a Schmid. In linea generale è d’accordo salvo sui seguenti punti:
Circa le modalità per accordare la scuola nella lingua materna a gruppi di allievi sufficientemente numerosi, è contrario a includerlo nel testo e disposto invece ad uno scambio di lettere che considerino questa nostra riserva.
Per la assunzione ai pubblici uffici insiste perché si accenni ad un rapporto col numero della popolazione. Propongo una formula intermedia ”with a view to reach a better proportion of employment between the two ethnical groups“ dichiarando che è il massimo che possiamo fare. Accetta questa formula.
Prega di modificare la frase ” The structure an d circumscription ... “ perché troppo precisa e tale da esporlo ad attacchi difficili da superare. È d’accordo perché la questione della circoscrizione territoriale resti aperta ma vorrebbe una frase più generica e velata. Accetta poi la dicitura ”The frame within which the said provisions of authonomy ... “.
Vorrebbe tolta la parola ”also“ fra ”consultation“ e ”with the !ocal... “. Faccio osservare che non possiamo rinunciarci poiché è evidente che prima dovrà essere consultata l’Assemblea costituente, i gruppi di lingua italiana e ”also“ gli esponenti dei gruppi di lingua tedesca. Accetta.
Circa la traduzione inglese della espressione ”esponenti“ (che non vuoi dire rappresentanti ufficiali e non deve dirlo secondo noi) si conviene la formula ” ...will be drafted in consultation also with !oca! representative (aggettivo) German-speaking elements“.
Per i titoli di studio accetta il criterio di reciprocità (mutuai). Per le facilitazioni ai trasporti stradali accetta l’aggiunta delle parole ”to the greatest possible extent“ (nostra cautela). Chiede sia aggiunto un riferimento ad un ”enlarged frontier traffic“. Accetto.
Comprende le ragioni che ci vietano di includere nell’accordo la nostra disposizione a prendere in considerazione i suggerimenti del Governo austriaco su tutti gli argomenti compresi nell’accordo ed accetta che ciò faccia oggetto di una lettera a parte da scambiarsi fra lui e De Gasperi.
Riafferma la sua buona volontà di giungere ad una leale stesura dell’accordo e ad una altrettanto leale applicazione. Gli faccio osservare che noi diamo la massima prova di fiducia rinunciando, per ovvie ragioni che lo riguardano, ad esigere un espresso riferimento alla rinuncia di fatto che l’Austria compie nei riguardi delle sue originarie richieste territoriali. Gruber mi conferma che quando la questione dell’autonomia sarà regolata, la soddisfazione della minoranza di lingua tedesca dell’Alto Adige sarà condivisa dall’Austria. In una prima fase è evidente che, dalle due parti, è necessario un reciproco riguardo ed una reciproca discrezione. Il valore del nostro accordo, aggiunge, non sta nella carta scritta ma nella reciproca buona volontà di giungere ad una soluzione lealmente concepita ed attuata.
Ci lasciamo con una stretta di mano conclusiva e con la sensazione che nuove solide fondazioni sono messe per una pacificazione ed intesa itala-austriaca la cui realizzazione è riservata al grado di buona volontà che manifesteremo nel prossimo avvenire. Altri sviluppi verranno per i quali non ci possiamo scambiare ora che una testimonianza di volenterosa intenzione”.
4 settembre. Roma. Anche se De Gasperi e Carandini conducono la trattativa con l’Austria nel più rigoroso riserbo qualcosa trapela e ai piani alti del Ministero degli Esteri la cosa piace poco. Il Direttore Generale Zoppi scrive al Segretario della commissione confini presso la Delegazione di Parigi: “Non so se hai visto (e te ne allego copia) il progetto che fu redatto qua fra il presidente, il conte Carandini, il prefetto Innocenti (e di cui quest’ultimo mi diede poi copia) relativamente all’Austria. Si tratta a quanto pare di un progetto di emendamento all’art. 10 che secondo l’idea del conte Carandini si dovrebbe presentare insieme noi e gli austriaci. Io non conosco la esatta situazione costì relativamente alla questione del confine italo-austriaco. Parmi però, specie dopo le decisioni dei Quattro Grandi di rimanere solidali nella difesa della redazione del trattato da loro fatto, che sarebbe un vero errore l’andare noi stessi ad aggravare la nostra situazione inserendo nel trattato questo emendamento il quale sebbene contenga nulla più di quanto abbiamo già concesso, trasforma tuttavia le nostre concessioni unilaterali in impegni internazionali consentendo nell’avvenire al Governo di Vienna di ficcare continuamente il naso nelle faccende interne nostre, il che in ultima analisi si risolverebbe poi in un permanente stato di attrito fra Roma e Vienna a semplice motivo magari di qualche guardia campestre o di qualche segretario comunale rimosso dal suo incarico. Come ripeto non conosco la situazione: se vi è pericolo indubbiamente l’emendamento può apparir buono, se non vi è pericolo sarebbe da fessi andarlo a proporre. Te ne ho scritto quindi per semplice segnalazione di un mio pensiero sull’argomento; vedi tu di accennarne a Soragna o a Quaroni se eventualmente lo ritieni e se questa non è stata già, come assai probabile, preoccupazione anche vostra.
4 settembre. Parigi. Friedl Volgger, a Parigi assieme a Otto von Guggenberg per rappresentare la SVP, ricorda nelle sue memorie: ”Il pomeriggio del 4 settembre Gruber si fece chiamare. Con espressione seria ci lesse il testo dell’accordo che il giorno dopo avrebbe dovuto firmare. Noi trovammo diverse cose che si sarebbero dovute cambiare, ma il ministro escluse che fosse ancora possibile apportare qualche correzione. Si trattava di un aut aut. Se non avessimo deciso subito, avremmo perduto l’occasione di inserire l’accordo nel trattato di pace con l’Italia. Certo – ammise Gruber - alcuni punti dell’accordo potevano essere carenti, ma era più importante che l’accordo fosse garantito sul piano internazionale. In tal modo l’Austria avrebbe acquisito il titolo giuridico di Stato Garante per il Sud Tirolo e avrebbe potuto, in futuro, sollevare sul piano internazionale tutte le questioni vitali per i sudtirolesi. […] Le argomentazioni del ministro ci convinsero. Erano quelle di un diplomatico intelligente e di uno statista avveduto. Demmo la nostra approvazione per la firma. Gruber si aveva assicurato che, senza il nostro placet, l’accordo non si sarebbe concluso.“
5 settembre. Vienna. Il Cancelliere Leopold Figl informa il Governo in base alle comunicazioni ricevute da Gruber a Parigi. Si parla di una trattativa ancora in corso.
5 settembre. Bolzano. Calmiere anche sui prezzi dei generi non razionati. La Prefettura assicura la massima sorveglianza per assicurare il rispetto dei prezzi ed evitare l’imboscamento e l’accaparramento delle merci.
5 settembre. Parigi. Ore 10. Ancora Carandini: ”Porto a Gruber testo definitivo approvato da De Gasperi e il draft delle lettere da scambiarsi. Firma nel pomeriggio4. Discutiamo della procedura per la presentazione del testo al Segretariato della Conferenza ed ai Quattro Grandi. Noi prepareremo i testi in francese ed in russo. Circa la lettera di accompagno e le modalità comunico che gli inglesi vogliono consigliarci e che li vedrò alle ore 19. Combiniamo che anche Wimmer verrà con me per accordarci insieme. Faccio notare che mentre l’Austria ha tutto l’interesse a vedere l’accordo embodied nel trattato, noi favoriremo questa inclusione, ma non abbiamo alcun interesse ad essa perché per noi la firma di Gruber è più che sufficiente. L’ipotesi che la nuova proposta che dovrà essere presentata dai belgi e dagli olandesi non sia accolta dalla Commissione non ci inquieta perché siamo decisi a dar corso all’accordo come patto bilaterale fra noi e l’Austria.
Ed ecco il testo definitivo:
L'Accordo di Parigi
German-speaking inhabitants of the Bolzano Province and of the neighbouring bilingual townships of the Trento Province will be assured a complete equality of rights with the Italian-speaking inhabitants, within the framework of special provisions to safeguard the ethnical character and the cultura! and economie development of the German-speaking element.
In accordance with legislation already enacted or awaiting enactment the said German-speaking citizens will be granted in particular:
a) elementary and secondary teaching in the mother-tongue;
b) parification of the German and ltalian Ianguages in public offices and official documents, as well as in bilingual topographic naming;
c) the right to re-establish German family names which were italianized in recent years;
d) equality of rights as regards the entering upon public offices, with a view to reaching a more appropriate proportion of employment between the two ethnical groups.
2 - The populations of the above mentioned zones will be granted the exercise of an autonomous legislative and executive regional power. The frame within which the said provisions of autonomy will apply, will be drafted in consultation also with !oca! representative German-speaking elements.
3 - The Italian Government, with the aim of establishing good neighbourhood relations between Austria and Italy, pledges itself, in consultation with the Austrian Government an d within o ne year from the signing of the present Treaty:
a) to revise in a spirit of equity and brod-mindedness the question of the options for citizenship resulting from the 1939 Hitler-Mussolini agreements;
b) to find an agreement for the mutuai recognition of the validity of certain degrees and University diplomas;
c) to draw up a convention for the free passengers and goods transit between Northern and Eastern Tyrol both by rail and, to the greatest possible extent, by road;
d) to reach special agreements aimed at facilitating enlarged frontier traffic and !oca! exchanges of certain quantities of characteristic products and goods between Austria and Italy.
5 settembre. Parigi. Al testo dell’Accordo seguono alcune comunicazioni tra i due ministri:
De Gasperi a Gruber: A conferma delle nostre intese le assicuro che il Governo italiano sarà sempre disposto a prestare benevola attenzione a quei suggerimenti che il Governo austriaco desiderasse far presente circa la migliore soluzione sulla materia dell’art. 10.
Gruber a De Gasperi: Egregio Primo Ministro, Lei ha avuto la gentilezza di inviarmi oggi la seguente lettera, datata 5 settembre 1946: “A seguito del nostro accordo verbale, desidero confermare che il Governo italiano sarà disposto a valutare attentamente qualsiasi suggerimento che il Governo austriaco desideri formulare in merito alla migliore soluzione da adottare per le questioni trattate dall’Articolo 10, nella formulazione da noi concordata”. Nel confermare la ricezione della suddetta lettera, desidero aggiungere che il fatto che i Governi italiano e austriaco siano stati in grado di presentare alla Conferenza una proposta congiunta di emendamento dell’Articolo 10 è da noi accolto con grande soddisfazione. Ci auguriamo vivamente che il nostro accordo costituisca il punto di partenza per un proficuo sviluppo delle relazioni austro-italiane nello spirito di buon vicinato e di cooperazione internazionale. Sono rimasto profondamente colpito dallo spirito di imparzialità e franchezza che avete dimostrato nel trattare queste questioni e che, confido, è di buon auspicio per i futuri rapporti di fiducia tra il Governo austriaco e quello italiano. La prego, caro Primo Ministro, di accettare l’espressione della mia più alta considerazione.
5 settembre. Parigi. Sull’agenda di quel giorno Nicolò Carandini ha annotato questi appuntamenti: “Ore 10: Gruber,Schmid; ore 14,45: Schmid; ore 16,45: Schmid; ore 17: Gruber in ambasciata (firma); ore 20: McNeil,Harvey, Hoyer-Millar, Jebb, Wimmer (al George V)”.
C’è però anche il tempo per una tempestosa riunione della Delegazione italiana. Contro De Gasperi, Carandini e l’Accordo montano le polemiche che dureranno decenni:
"De Gasperi: Informa che farà una comunicazione di carattere confidenziale.
Nel corso delle ultime settimane si sono svolte conversazioni da parte italiana alla presenza del Governo austriaco per definire i problemi connessi con il problema dell’Alto Adige. Le conversazioni hanno avuto un buon risultato e questa sera stessa è stata firmata una convenzione confidenziale che verrà comunicata ai Quattro e che successivamente potrà diventare di ragione pubblica. Le trattative sono state difficili e da parte italiana sono state condotte ispirandosi al principio moderno di una tal quale limitazione della sovranità totale per ammettere la protezione internazionale delle minoranze etniche. Ciò che noi facciamo in favore di una minoranza esistente in Italia saremmo ben felici di vederlo applicare in favore di una minoranza italiana esistente in altri Stati. Si tratta di inserire nell’art. 10 del draft un paragrafo che fissi gli impegni che l’Italia assume nei confronti delle minoranze tedesche in Italia. Questi impegni sono stati formulati riassumendo le precise direttive del Governo in materia e cioè la concessione della parità linguistica nelle insegne e negli uffici e la concessione della autonomia.
De Gasperi espone successivamente in dettaglio il contenuto della proposta concordata fra il Governo italiano e il Governo austriaco e il suo carattere giuridico.
Invita l’ambasciatore Carandini, il quale si è largamente adoperato nello svolgimento delle trattative, a dare lettura del documento. L’ambasciatore Carandini ne dà lettura.
Reale: Chiede spiegazioni in merito alla parte relativa alla concessione di autonomia.
De Gasperi: Dichiara che in realtà le concessioni fatte dall’Italia non aggiungonoelementi nuovi. Le leggi per la bilinguità e i progetti relativi alla revisione delle opzioni sono già stati approvati dal Governo il quale non ha fatto concessioni particolari.
Non vi è dubbio che i tedeschi in Italia ottengono notevoli garanzie dal fatto che la convenzione italo-austriaca verrà inserita in un trattato internazionale. Questo è il contributo che l’Italia apporta alla soluzione del problema delle minoranze e pertanto è opportuno valorizzarlo formulando la speranza che il nostro esempio venga seguito.
Reale: Chiede perché sembri necessario legare l’accordo italo-austriaco al trattato permettendo che delle minoranze note come particolarmente turbolente ed anti-italiane godano di una situazione di particolare favore che permette in pratica l’intervento di terzi negli affari interni italiani.
Carandini: Dichiara che ciò rappresenta la contropartita data allo scopo di ottenere che la questione della cessione all’Austria dell’Alto Adige dovesse risorgere.
Il ministro Gruber aveva apertamente dichiarato che intendeva infatti portare il problema ad un più alto consesso internazionale. La questione restava quindi pericolosamente aperta. Oggi gli austriaci hanno rinunziato a sollevare di nuovo il problema.
Reale: Riafferma di non scorgere la pratica contropartita alle concessioni da noi fatte e chiede ulteriori precisazioni.
De Gasperi: In seguito a richiesta di precisazione da parte dell’ambasciatore Reale, spiega che nel trattato di pace potrebbero essere incluse sia la prima che la seconda parte del testo dell’accordo. Espone Io scopo cui mira l’intesa: occorre far cessare le agitazioni degli alto-atesini, ciò è possibile soltanto ottenendo che l’Austria faccia cadere il postulato irredentistico. Egli ritiene che - pur non nascondendosi il pericolo che nel futuro la questione possa ugualmente essere risollevata- tuttavia l’accordo porta un notevole contributo a questo scopo di pacificazione. Parla degli errori e delle colpe commesse dal fascismo nel vano perseguimento della politica di annientare la minoranza alto-atesina; cita degli esempi. Egli ritiene che le obiezioni dell’ambasciatore Reale non siano fondamentali.
Reale: Chiarisce che egli teme che l’accordo possa fomentare anziché calmare le agitazioni irredentistiche, in quanto risolleva il problema. Critica in specie il paragrafo relativo alle opzioni che risuscita speranze ed irrequietismi.
De Gasperi: Chiarisce il punto delle opzioni dimostrando come esso sia poco impegnativo. Cita l’esempio di 50 mila optanti che erano stati trasferiti nei Sudeti ed ora si trovano in Austria da dove muovono una viva agitazione per rientrare in Alto Adige. Occorre obbiettivamente ammettere che i nazisti d’accordo con i fascisti esercitarono delle pressioni molto forti per obbligare ad optare in favore della Germania.
Martini: Rileva l’importanza dell’accordo che è un primo riuscito tentativo di diretta composizione di una grave questione internazionale fra due Paesi. Anch’egli però condivide il punto di vista dell’ambasciatore Reale circa il pericolo costituito dal fatto di includerne il testo nel trattato. Osserva come la politica tradizionale italiana nei tentativi di soluzione della questione romana fu sempre quella di escludere garanzie internazionali. Fa quindi anch’egli delle riserve per quanto riguarda il punto specifico dell’inclusione del testo nel trattato di pace.
De Gasperi: Osserva in primo luogo che non si possono fare paragoni con la questione romana che è di tutt’altra natura; in secondo luogo molti uomini politici italiani non erano contrari a garanzie di carattere internazionale per la soluzione di quel problema; in terzo luogo osserva che il punto centrale del problema è il seguente: se fossimo certi di impedire agitazioni o irredentismi, l’accordo sarebbe superfluo; ma così non è. L’Alto Adige è una regione conosciuta in tutto il mondo; una agitazione avrebbe subito risonanze internazionali. L’opposizione russa può impedire oggi che la questione dell’Alto Adige prenda alla Conferenza una piega cattiva; ma non può impedire né l’irredentismo né un eventuale ripresentarsi del problema nel futuro.
Reale: Conviene che l’opposizione russa ha soltanto un valore immediato; ritiene però che l’irredentismo ci sarà ugualmente con o senza il presente accordo.
De Gasperi: Osserva che la nostra posizione ne esce rinforzata anche per quanto riguarda le altre nostre minoranze italiane. Nel 1918 egli personalmente si è dichiarato contro l’annessione dell’Alto Adige; conosce per esperienza personale il travaglio delle minoranze; bisogna alleviarlo considerando anche la cosa da un punto di vista morale. Spera che l’accordo possa eliminare in gran parte il pericolo di dover ricorrere a misure di costrizione; spera anzi di riuscire così a seppellire la questione alto-atesina.
Bonomi: Osserva che occorre scindere il problema: una prima parte riguarda le autonomie che si danno agli alto-atesini e tutti sono d’accordo su questo punto; una seconda parte riguarda la garanzia internazionale derivante dall’inclusione del testo nel trattato. Riconosce che anche egli inizialmente ebbe qualche perplessità circa quest’ultimo punto. Un esame obiettivo dei vantaggi pratici che derivano dalla intesa dimostra la sua utilità: essa tronca infatti la possibilità di fare risorgere il problema e lo risolve una volta per tutte in un momento in cui passa un poco sotto ombra. Riconosce che rimane sempre la minaccia territoriale, ma essa è assai meno grave se c’è un accordo.
De Gasperi: Legge i punti essenziali del testo concordato, dimostrando come essi siano poco impegnativi anche dove sembra che concediamo qualcosa. Riafferma la sua fiducia che l’accordo contribuirà alla pacificazione e porterà i suoi frutti. Chiarisce come esso sia già stato firmato da Gruber e da lui; vi è inoltre uno scambio di lettere aggiuntivo. Informa in fine di seduta che, a causa delle dimissioni di Corbino, la situazione economica si è aggravata in Italia e la lira ha subito un tracollo. Ha gravemente influito la conoscenza delle domande di riparazioni presentate dalle varie Nazioni. Occorre subito far conoscere questa situazione alla stampa e alle varie delegazioni. Pensa di tornare a Roma non prima di lunedì; mercoledì vi sarà la riunione dell’Assemblea costituente ed egli dovrà fare una dichiarazione del Governo che certamente non potrà limitarsi soltanto alle questioni economiche.
6 settembre. Bolzano. L’inchiostro delle firme di De Gasperi e Gruber sul testo dell’Accordo è ormai asciutto ma a Bolzano nessuno ne sa ancora nulla. Il 6 settembre il Dolomiten che pure dedica amplissimo spazio alle notizie riguardanti la Conferenza di Parigi, riporta solo il testo di una notizia dell’Agenzia Ansa su un incontro tra i due esponenti politici. Solo il giorno successivo, 7 settembre, sulla prima pagina del giornale compaiono riferimenti ad alcune fonti di stampa italiane sulla conclusione dell’Accordo
7 settembre. Parigi. De Gasperi convoca una conferenza stampa nella sede dell’Ambasciata italiana. Vuole precisare i dettagli dell’Accordo anche per rettificare alcune imprecisioni contenute in una notizia di agenzia uscita il giorno precedente. Nel corso dell’incontro con i giornalisti il Premier dedica alcune considerazioni alle caratteristiche della futura autonomia citando tra l’altro il progetto Innocenti e rimandando molte decisioni alla Costituente. Sull’ambito territoriale dell’autonomia stessa De Gasperi afferma testualmente: “Giova notare qui che la questione se la Regione debba comprendere il solo Alto Adige o tutta la Venezia Tridentina rimane aperta. Il Governo si impegna solo a consultare in argomento anche i fiduciari della popolazione tedesca e ad assicurare comunque alle popolazioni un potere legislativo ed esecutivo autonomo.”
7 settembre. Parigi. Immediata la furibonda presa di posizione della delegazione sudtirolese (Volgger e Guggenberg) sulle dichiarazioni di De Gasperi. In una nota i due esponenti affermano che la frase sui confini territoriali dell’autonomia è la riprova della mancanza di lealtà da parte italiana e rende privo di valore per i sudtirolesi l’intero accordo.
Molto interessante! Grazie…
Molto interessante! Grazie Maurizio Ferrandi e grazie a Salto.