Ha sempre fatto caldo
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l'opinione personale dell'autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
Dati e fatti climatici non sono opinioni
Negare la diagnosi del proprio medico si può, ma quasi nessuno si azzarda.
Negare la diagnosi del cambiamento climatico, l’origine e la causa diretta che scatena reazioni anche molto distanti e controintuitive, si può pure, ma perché insistere?
Una generazione è cresciuta senza saper fare rinunce, forse per questo? Sarebbe da chiedere alla consigliera provinciale Scarafoni, la quale ha negato la diagnosi di 110 anni e più di climatologia, come fosse chiacchiera da mentecatti.
In Danimarca sta per esser approvato il reato di negazionismo scientifico: non è censura, è tutela della categoria più onorabile di una libera società democratica, lo scienziato.
Che sia medicina, botanica, geologia o biologia marina: la diagnosi sul riscaldamento globale è nota, negarla accanendosi su narrative filtrate dalla propria Weltanschauung ottimista o da una forma mentis o un’educazione imprenditoriali fondate su una cieca propositività verso il domani, ormai è giustamente paragonabile al negare la diagnosi del proprio medico.
Allora valga l’invito per la redazione del quotidiano locale Alto Adige, che sembra abbia timore di fidarsi di 110 anni di ricerca climatologica non viziata né corrotta da alcuna multinazionale del petrolio e sembra preferire la narrativa consolante del “clima che è sempre cambiato” e del “siam davvero sicuri che sia colpa della Panda del nonno”?
Siamo fermi alle multinazionali del tabacco che negli anni ‘50 negli USA avevano persuaso l’opinione pubblica, e comprato i medici, per convincer tutti che fumare facesse bene.
La Exxon nel 1981 ha fatto quel che la redazione dell’Alto Adige insegue tuttora, assieme ad alcune testate giornalistiche locali e nazionali italiane, che vantano lo spregevole primato europeo d’esser le portavoce del negazionismo climatico in area UE.
Persino quegli esagitati della Bild han dato un taglio ai toni scettici e spesso poco rispettosi.
Noi abbiamo Libero, La Verità, il Giornale e qualche testata locale fra cui la nostra, non quando c’era Faustini.
Il gruppo Athesia degli Ebner però adotta una politica interessante: mentre sul Dolomiten il riscaldamento globale è trattato con attenzione, sarà che il Bauernbund gestisce un’agroindustria -e non solo industria- che parla tirolese e tiene in piedi i versanti con una gestione territoriale capillare, sul quotidiano Alto Adige i lettori ormai sono in via d’estinzione (parallelamente al gruppo linguistico italiano?) e poco ricettivi al tema.
Sono 45 anni che il problema del riscaldamento globale d’origine dalle fonti fossili bruciate è stato ridotto ad opinione e dibattito: il metodo scientifico muore qui.
E con lui questo modello di civiltà e società di massa basata sui consumi: il caffè non viene più raccolto da 2 anni, il cacao è ai minimi; i raccolti di grano, riso e mais sono in netto calo dal 2021 e quest’anno segnano un minimo preoccupante.
Alperia ha incaricato Eurac per modellizzare le estati future in vista dei limiti infrastrutturali di produzione idroelettrica raggiunti questa estate 2026, qui nelle Alpi, non in Basilicata.
Erano scenari proposti per il 2040-2045 nel rapporto IPCC sui cambiamenti climatici.
Purtroppo pure i manager Alperia si fermano ad una strategia di cura e non prevenzione: la proiezione che interessa loro è a medio raggio al massimo.
Per alcuni ingegneri energetici e ricercatori in ambito estati future, il nostro business-as-usual, la nostra quotidianità, il nostro illuderci di poter continuare a fingere di tirare avanti questa baracca, non ha più di 7/8 anni.
Dopodiché, specialmente in estate quando l’infrastruttura energetica è sotto maggior stress, assisteremo a più collassi contemporaneamente: blackout a zone, razionamenti d’acqua potabile in casa, scaffali nei supermercati vuoti. E si vedrà se il tessuto sociale reggerà, ma già oggi le aree urbane presentano gli ingredienti per situazioni d’anarchia estesa, figurarsi con estati a 43° con 8h di blackout e 6h senza acqua e con metà dei mestieri in cassa-integrazione: potrebbe esser venuto il momento per Palantir, ed i colossi cattivi del digitale, per sorvegliarci e punirci tutti.
Oppure potrebbe tornare presto il momento X della storia, con tanti Luigi Mangione sparsi per il globo terracqueo, pronti a far giustizia, quella vera, cristianissima ed in difesa del Creato, sospendendo dopo 90 anni dai lager l’inviolabilità del corpo umano. Su Charlie Hebdo ne parlavano recentemente. E c’è un perché. Fa fatica infatti in quest’epoca di estrema iniquità conservare la fiducia in un’intera classe dirigente, una generazione ed un sistema di leggi, da 10 anni a questa parte e dalla pandemia in particolare.
Il riscaldamento globale era, è e sarà la nostra unica priorità globale: politica, economica, sociale. Non è un tema ambientale più, è un conto alla rovescia verso l’estate 2033 o 2034.
Rifiuto di smussare o riscrivere certi appelli e certe esternazioni: sono trent’anni che si smussano gli appelli all’abbandono del petrolio ed al passaggio a fonti d’energia più pulite, nucleare compreso.
Giovedì prossimo, 1. ottobre Giulio Betti, meteorologo toscano e climatologo CNR ci esporrà tutto questo e ci spiegherà la diagnosi, l’anamnesi e la cura. La biblioteca civica di via Museo 47 è pubblica ed ospita ed accoglie tutte le opinioni.
Chi ha un’opinione sul clima, e non un’idea, stia ben lontano da: internet e social media, conferenze sul cambiamento climatico, ghiacciai, Caraibi durante gli uragani e ghiacci ai Poli.
Concludo con: Franco Battaglia, opinionista mediocre e corrotto, assieme a Franco Prodi sono i due alfieri del negazionismo del riscaldamento globale in Italia. Uno è un gretto giornalista conservatore, l’altro un geologo vecchia scuola, fratello dell’ex premier Romano.
Vannacci, Salvini ed ignoranti vari neanche si considerano, sebbene siano una fetta di società civile (?) cui resta poco da godersi. E con un po’ di schiettezza: finalmente!
L’invito vale pure per la redazione dell’Alto Adige, di Salto, del Dolomiten e de La Verità.
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