Ok di Vienna, ma Epp si dimette
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Abbonati ora a S+Nessuna sorpresa. Come scontato, l’Svp incassa il via libera di Vienna alla riforma elettorale. La “potenza tutrice”, attraverso uno scambio di note tra i ministri degli Esteri Beate Meinl-Reisinger e Antonio Tajani, ha espresso il proprio “benevolo assenso” al nuovo sistema che riduce il collegio senatoriale di Bolzano alle sole Bolzano e Laives, e cioè a quello che tutti chiamano per quello che è, il “collegio degli italiani”. “Abbiamo avuto un incontro costruttivo”, si limita a dire a SALTO il presidente della Provincia Arno Kompatscher dopo la riunione di lunedì sera con la SVP della Bassa Atesina. Ma la riunione non è bastata a ricomporre la frattura. Secondo quanto riferisce il quotidiano Dolomiten, il sindaco SVP di Trodena Michael Epp ha deciso di dimettersi dal direttivo comprensoriale del partito. “Voglio essere coerente”, ha spiegato.
Lo scambio di note era diventato nelle ultime settimane uno degli elementi sui quali la Volkspartei aveva costruito la difesa del compromesso raggiunto a Roma. L’Obmann Dieter Steger lo aveva definito parte di un vero e proprio “pacchetto di tutela per l’Alto Adige”, mentre Kompatscher aveva parlato di un “grande successo”: per la prima volta, aveva sostenuto la SVP, anche la rappresentanza sudtirolese alla Camera verrebbe inserita nell’intesa bilaterale con l’Austria.
Solo che il “benevolo assenso” di Vienna era probabilmente la parte meno in dubbio dell’intera vicenda. Il meccanismo politico dei rapporti tra SVP e Austria sul Pacchetto ha funzionato finora in modo piuttosto lineare: quando la Volkspartei riteneva minacciata una garanzia della minoranza tedesca, chiedeva a Vienna di intervenire; quando invece considerava soddisfacente il compromesso raggiunto con Roma, lo comunicava manifestando il proprio gradimento. Per quale ragione Vienna avrebbe dovuto mettersi di traverso ora?
“Non servirebbe a nessuno se tutti si dimettessero.”
E infatti, sempre secondo quanto riporta il Dolomiten, Meinl-Reisinger considera la nuova disciplina “in linea con l’obiettivo di favorire la partecipazione dei gruppi linguistici tedesco e italiano in rapporto alla loro consistenza numerica”. Tradotto nella geografia elettorale uscita dal Senato: Bolzano e Laives formano il collegio a larghissima maggioranza italiana, mentre Bassa Atesina e Oltradige confluiscono nel collegio Merano-Val Venosta.
In sostanza, il risultato che oggi riceve il timbro di Vienna non è quello per il quale la SVP della Bassa Atesina si era battuta all’inizio della vicenda. Il vecchio collegio Bolzano-Bassa Atesina non esiste più. È stato però raggiunto l’altro obiettivo, diventato nel frattempo irrinunciabile: evitare lo smembramento dell’Unterland.
Ma ora è comunque arrivato il momento della resa dei conti interna alla SVP. A metà agosto il direttivo comprensoriale dell’Unterland aveva deciso all’unanimità che, se non fosse stato mantenuto il vecchio collegio, la Volkspartei avrebbe dovuto votare contro la riforma. La minaccia era stata accompagnata dall’annuncio delle dimissioni dell’intero vertice comprensoriale. Allora il Bezirksobmann Norbert Mayr assicurava: “Io me ne vado sicuramente”.
Epp si dimette, Mayr ci ripensa
Per ora a tenere fede all’annuncio delle dimissioni è Michael Epp. Il sindaco di Trodena, scrive il Dolomiten, lascia il direttivo comprensoriale ma non la SVP. “Ognuno deve decidere da sé chi è coerente. Io sono tra quelli che se ne vanno”, dice. Epp riconosce che la divisione della Bassa Atesina è stata evitata, ma ricorda che la decisione presa in agosto era un’altra: votare contro la legge se non fosse stato salvato lo status quo. E quello status quo non è stato salvato.
Epp esclude anche un passaggio alla Süd-Tiroler Freiheit, nonostante ammetta di avere ricevuto qualche avance dal partito di Sven Knoll. Rimane nella SVP e dice di continuare a riconoscersi nei principi del partito, ma lascia il direttivo. Resta da capire se sarà il solo. Norbert Mayr, sempre secondo il Dolomiten, sembra avere già ammorbidito la posizione: “Non servirebbe a nessuno se tutti si dimettessero”. Lunedì il direttivo comprensoriale deciderà se dare comunque un segnale di protesta.
È forse questo il dato politicamente più interessante del “benevolo assenso” arrivato da Vienna. La partita con l’Austria sembra essersi chiusa esattamente come la SVP auspicava. Quella dentro la SVP della Bassa Atesina, invece, non ancora.
La decisione definitiva sulla legge, intanto, passa nuovamente dalla Camera. Mercoledì inizierà l’esame e il voto finale è previsto per l'8 ottobre. A differenza di quanto avvenuto al Senato, il voto finale alla Camera sarà segreto: sulla carta, quindi, eventuali franchi tiratori potrebbero ancora affossare la riforma. Una bocciatura potrebbe aprire anche lo scenario delle elezioni anticipate. Steger lo considera però improbabile: secondo l’Obmann la legge passerà e il governo Meloni resterà con ogni probabilità in carica fino all’autunno del 2027.
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Uno scambio di note che, se…
Uno scambio di note che, se qualche rilevanza gli si vuole riconoscere, sta nella blindatura delle due circoscrizioni per l`elezione della camera. Ma le due circoscrizioni, per la verita`, non erano mai in dicussione. In sostanza: molto fumo, poco arrosto.
Der Regierung in Wien ist ja…
Der Regierung in Wien ist ja nichts anderes übriggeblieben als dem faulen Kompromiss zuzustimmen, nachdem die SVP darum gebeten hat. Wenn es einmal wirklich Hilfe aus Wien brauchen würde, hütet sich die SVP, darum anzufragen, weil sie ja ihre rechtsextremen italienischen Freunde nicht verärgern will.
Michael Epp hat recht…
Michael Epp hat recht.
Bürger- und Autonomieausschaltung als Beruf in einer autoritären, nationalistischen Demokratur funktioniert offenbar auf allen Ebenen. Auch bei SVP - der ältesten Staatspartei Italiens.
Dies gilt es zurückzuweisen — nicht zu schweigen!
Was wäre unser Land ohne seine legitimen Zeichen eines lebendigen Souveräns?
Es ist Zeit.