L'Autonomia si rigenera nei Comuni
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Oltre la delega: l’Autonomia si rigenera nei Comuni.
L’Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol non è un reperto archeologico da conservare sotto teca, né un semplice ufficio di ragioneria per la gestione delle competenze delegate. È, per sua natura, un organismo vivo che respira attraverso la partecipazione: se smette di coinvolgere, chiudendosi a riccio nei palazzi, rischia di inaridirsi e di essere percepita come un apparato distante. Tuttavia, come ogni meccanismo democratico, anche la partecipazione ha bisogno di regole, equilibrio e confini chiari. Senza di essi, rischia di trasformarsi da risorsa in fattore di paralisi decisionale.
È in questo solco che si inseriscono i due disegni di legge depositati in Consiglio regionale: il DDL 30 (Modificazioni del Codice degli enti locali in materia di istanze, petizioni e partecipazione popolare) e il DDL 31 (Disposizioni in materia di referendum confermativo amministrativo). Non sono semplici tecnicismi, ma il segnale di una stagione che può riaffermare il ruolo del Trentino come laboratorio politico d’avanguardia.
Il DDL 30 punta alla semplificazione. Istanze e petizioni si sono troppo spesso scontrate con iter farraginosi che scoraggiano anche il cittadino più volenteroso. Riformare il Codice significa abbattere il muro tra chi amministra e chi è amministrato, trasmettendo un messaggio chiaro: la voce della comunità è il carburante del sistema, non un inciampo burocratico. La sfida sarà evitare che questi strumenti diventino meri moltiplicatori di richieste frammentarie o, peggio, occasioni di pressione organizzata che soffochino il confronto pluralista.
Parallelamente, il DDL 31 affronta il tema del referendum confermativo amministrativo, toccando il cuore della responsabilità condivisa. Dare ai cittadini la possibilità di esprimersi su scelte di grande impatto non significa esautorare la politica, ma metterla alla prova di un consenso più ampio. Qui serve però una distinzione netta tra ascolto e codecisione: ascoltare rafforza la democrazia rappresentativa; trasferire sistematicamente la responsabilità delle scelte rischia invece di indebolirla, rendendo opaca la catena della responsabilità pubblica.
Siamo figli di una terra che ha fatto dell’autogoverno la propria bandiera. Ma l’autogoverno oggi non può limitarsi alla gestione delle risorse finanziarie; deve riguardare la qualità del dialogo civico. In un’Europa che guarda con interesse ai modelli deliberativi, la nostra Regione può riprendersi il ruolo di avanguardia, a patto di ricordare che ogni strumento partecipativo porta con sé il rischio di scorciatoie populiste o decisioni guidate dall’emotività anziché dalla complessità dei problemi.
Queste riforme rappresentano una sfida culturale. Chiedono alla politica di essere meno autoreferenziale, ma esigono cittadini più responsabili e informati. Se sapremo cogliere questa opportunità con maturità istituzionale, l’autonomia del Trentino diventerà più solida perché fondata su una cittadinanza che partecipa senza sostituirsi, controlla senza bloccare, contribuisce senza deresponsabilizzare. La partecipazione non è un disturbo alla manovra, ma neppure un pilota automatico: è un motore che funziona solo se istituzioni e cittadini accettano di condividere non solo la voce, ma anche il peso delle decisioni.
Nicola Fioretti
già Sindaco di Aldeno (TN)
Grazie per il contributo, la…
Grazie per il contributo, la politica deve tornare vicina ai cittadini e le comunità.
La democrazia non è un bene statico. Bensì un processo continuo che si nutre della partecipazione dei cittadini.
In bocca al lupo!