Musica | Haydn

“L’anima ha bisogno di essere nutrita”

Il violinista Giuseppe Gibboni interpreterà il Concerto in re maggiore di Beethoven a Bolzano. Un'intervista sulla grandezza spirituale e sulla ricerca della perfezione artistica.
Giuseppe Gibboni, premio paganini
Foto: Andrej Grilc

  • SALTO: Maestro Gibboni, essere oggi un affermato violinista è la realizzazione dei suoi sogni di bambino?

    Giuseppe Gibboni: Sicuramente essere riconosciuti e ricevere apprezzamento fa piacere. Ma, fin da bambino, il mio desiderio più grande non è mai stato il successo in sé: volevo semplicemente riuscire a suonare bene, nel modo più vero e profondo possibile. Se avessi avuto altre ambizioni, probabilmente avrei scelto una carriera diversa. Il mio unico vero sogno era — ed è ancora oggi — quello di suonare il violino sempre meglio. E ci sto ancora lavorando. 

    A Bolzano interpreterà il Concerto in re maggiore di Beethoven. Ci descrive questa musica con quattro aggettivi - o come preferisce?

    Purtroppo mi viene in mente un solo termine, ma credo racchiuda in sé moltissimi significati: “umano”.  È un concerto di una grandezza d’animo immensa, di una spiritualità trascendentale. Studiarlo davvero significa entrare in contatto con le zone più profonde dell’animo umano.

     

    “Tenerne due Stradivari soltanto per me, per puro spirito possessivo, non mi sembrava corretto.”


     
    Nelle note di presentazione leggiamo che ha a disposizione due Stradivari — lo “Jupiter” del 1722 e il “Lam” del 1734 — oltre a uno strumento moderno di Luiz Amorim, copia del Guarneri del Gesù “Stauffer” del 1734. Per il Concerto di Beethoven quale sceglierà?

    Attualmente suono lo Stradivari “Lam” del 1734 e la copia del Guarneri del Gesù “Stauffer” costruita dal liutaio Luiz Amorim. Fino a gennaio di quest’anno ho avuto anche lo Stradivari “Jupiter”, che però ho deciso di restituire. Suonare strumenti del genere comporta una responsabilità immensa sotto ogni punto di vista; inoltre viaggiare con due strumenti così importanti è estremamente complesso. Ma la motivazione principale è stata anche un’altra: sentivo fosse giusto dare la possibilità ad altri musicisti di poter vivere l’esperienza di suonare uno strumento simile. Tenerne due soltanto per me, per puro spirito possessivo, non mi sembrava corretto. Spero quindi che questo violino possa trovare un artista capace di dedicargli tutta l’attenzione e la vita che merita — cosa che io, avendo già un altro strumento straordinario, sentivo di non poter fare fino in fondo.

    Non ho ancora deciso quale dei miei strumenti porterò a Bolzano. Lascio agli ascoltatori il piacere del dubbio… e magari la possibilità di scoprirlo semplicemente ascoltandone il suono.

  • Giuseppe Gibboni: Al Concorso Paganini ha conquistato il primo premio, il premio del pubblico e il premio speciale per le migliori interpretazioni dei Capricci di Niccolò Paganini e del Concerto per violino. Foto: Andrej Grilc
  • I primi cinque titoli della sua playlist per violino solo?

    * Bach — Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore
    * Ysaÿe — Sonata n. 6 
    * Paganini — Capriccio n. 21
    * Bartók — Sonata per violino solo
    * Bach — Andante dalla sonata n 2

     

    “La vera bellezza che può salvare il mondo è quella che dobbiamo imparare a cercare dentro di noi.”



    Nel corso di un concerto le è mai capitato un episodio buffo — o tragicamente comico — di cui ancora oggi sorride?

    Ricordo con simpatia una sera a Genova, quando suonavo il “Cannone” di Paganini. In quei giorni c’erano state alcune lievi scosse di terremoto: nulla di grave, semplici assestamenti, ma un po' di tensione nell’aria si percepiva. Durante il concerto, mentre eseguivo il Primo Concerto di Paganini, ebbi improvvisamente la sensazione che stesse arrivando una nuova scossa. E ricordo perfettamente l’angoscia di pensare: “Potrei essere il violinista che rischia di distruggere il violino di Paganini”. Immaginate la scena: il panico generale, il pubblico che fugge, e io con il “Cannone” stretto in mano… 

    Alla fine del concerto, la prima cosa che chiesi dietro le quinte fu: “Avete sentito anche voi il terremoto?”. Tutti mi guardarono stupiti: non era successo assolutamente nulla. Probabilmente avevo semplicemente percepito le vibrazioni del tram che passa vicino al Teatro Carlo Felice.
    Però, lo ammetto, il dubbio mi è rimasto per tutta la sera.

    Pensa, con Dostoevskij, che “la bellezza salverà il mondo”?

    È una frase meravigliosa, famosissima, e viene naturale essere d’accordo — soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo, in cui abbiamo bisogno di bellezza più che mai.
    Ma credo anche che la bellezza, da sola, non basti. O meglio: bisognerebbe prima chiedersi che cosa intendiamo davvero per “bellezza”.
    Siamo già circondati dalla bellezza, eppure troppo spesso non abbiamo gli occhi per vederla. La vera bellezza che può salvare il mondo è quella che dobbiamo imparare a cercare dentro di noi: quella che ci permette poi di guardare il mondo con occhi diversi.
    Ogni giorno siamo immersi in cose meravigliose che ignoriamo. 

    Come cantava Modugno: “Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto: ti hanno inventato il mare…
    È un’immagine bellissima, perché racchiude perfettamente ciò che provo a dire: ciascuno di noi ha già intorno a sé tutto ciò che serve per nutrirsi di bellezza. Ma per riconoscerla bisogna cambiare qualcosa dentro di sé, nel modo in cui ci si rapporta al mondo.
    Per questo credo che la vera bellezza da coltivare sia quella interiore, da nutrire con consapevolezza. Non basta frequentare concerti o definirsi persone “di cultura”: bisogna avere l’umiltà di capire che l’anima ha bisogno di essere nutrita.
    E credo che non esista nutrimento più profondo della musica.

  • Martedì 09.06.2026 alle 20.00 

    Stagione sinfonica Orchestra Haydn

    Michele Mariotti, direttore

    Giuseppe Gibboni, violino

    musiche di Brahms, Beethoven e Schostakowitsch

    Bolzano, Auditorium